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Regina Carmeli
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Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso
proclamata Beata il 1 giugno 2008
In
data 17 Dicembre 2007 il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato la
promulgazione del Decreto riguardante un miracolo attribuito all’intercessione
della Ven. Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso.
La Chiesa di Napoli celebra l'elevazione di una
sua figlia agli onori degli altari. Nella cattedrale di Napoli
il Cardinale Crescenzio Sepe a nome del Santo Padre, ha proclamato
Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso - al secolo, Giuseppina Catanea,
conosciuta come Madre Giuseppina dei Ponti Rossi, dal nome del quartiere in cui
si trovava il suo monastero, era amatissima e molto popolare -
monaca dell’ordine delle Carmelitane Scalze, morta 60 anni fa nel capoluogo
campano, dopo una vita di gravi sofferenze fisiche ma anche di grande carità
verso i poveri. Padre Luigi Borriello, il postulatore della Causa
di Beatificazione, traccia un profilo della religiosa:
La vita
- Giuseppina Catanea nacque a Napoli il 18 febbraio 1896 e in famiglia fu sempre
chiamata Pinella. Dopo aver compiuto gli studi commerciali, il 10 marzo 1918
entrò nella Comunità carmelitana di Santa Maria ai Ponti Rossi, che era sorta
per volontà della sorella Antonietta, divenuta suor Maria Teresa, con l’appoggio
del padre Romualdo di Sant’Antonio, dei Carmelitani Scalzi. Piuttosto fragile e
malaticcia, nel 1912 fu colpita da attacchi di angina, poi da turbercolosi alla
spina dorsale con lesioni alle vertebre, paresi completa e da meningismo
spinale. Il 26 giugno (data in cui si è stabilito di celebrare la memoria
liturgica) del 1922 fu miracolosamente guarita dal contatto col braccio si San
Francesco Saverio, che era stato portato a Napoli. Questo miracolo segnò
l'inizio di un apostolato che la "monaca santa", come venne chiamata, portò
avanti per tutta la vita, accogliendo al monastero ammalati e bisognosi di
grazie, sia spirituali che materiali, cui dava il suo conforto e consiglio per
trovare l'amore di Dio, spesso operando prodigi. La sua abnegazione continuò
ininterrottamente, anche quando altre malattie la colpiranno inchiodandola alla
sedia a rotelle e rendendola immagine di una crocifissa con Gesù, per la Chiesa
ed i fratelli. Nel 1932, la Santa Sede riconobbe come monastero del Secondo
Ordine dei Carmelitani Scalzi la Casa dei Ponti Rossi di Napoli e Giuseppina Catanea ricevette l’abito di Santa Teresa in forma ufficiale, con il nuovo nome
di Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso e il 6 agosto dello stesso anno professò
solennemente secondo la Regola che già seguiva dal 1918. Volle essere vittima
per le sofferenze dell'umanità, secondo l'ideale carmelitano di Teresa d'Avila,
ripiena di una sensibilità nuova donatale dallo Spirito Santo: concretamente il
dono del discernimento, della scrutazione dei cuori, del consiglio. Nel 1932, la
Santa Sede riconobbe come monastero del secondo Ordine dei Carmelitani Scalzi la
Casa dei Ponti Rossi di Napoli e Giuseppina Catanea ricevette l'abito di Santa
Teresa in forma ufficiale, con il nome di Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso e
il 6 agosto dello stesso anno professava solennemente secondo la Regola del
Carmelo, che già seguiva dal 1918. Dal 1934, il cardinale Alessio Ascalesi,
arcivescovo di Napoli, la nominò sottopriora, poi vicaria nel 1945 e il 29
settembre di quell'anno, nel primo Capitolo elettivo, venne eletta priora della
Comunità, incarico che tenne fino alla morte. La sua esistenza, fu ripiena di
carismi mistici straordinari, sopportò per lunghi anni dure prove e persecuzioni
in spirito di abbandono alla volontà di Dio. Per ubbidienza e per consiglio del
padre Romualdo, scrisse l’Autobiografia (1894-1932) e il Diario (1925-45),
insieme con lettere ed esortazioni per le religiose. Dal 1943, cominciò a
soffrire di labirintite auricolare, parestesie varie, dolorosa sclerosi a
placche, perdita progressiva della vista e altri disturbi. Convinta che la sua
fosse la "malattia della volontà di Dio", la riteneva per ciò "un dono
magnifico" che la univa maggiormente a Gesù sulla croce: e sorridendo offriva il
suo corpo, quale altare del suo sacrificio per le anime. Madre Maria Giuseppina
morì il 14 marzo 1948 con il cuore rivolto a Dio ed alle anime. Il suo corpo,
pur disfatto dalla malattia, si conservò incorrotto fino al 27 marzo, data della
sepoltura, per dare possibilità di venerarlo alle folle che in continuazione
venivano a dare l’ultimo saluto alla “monaca santa”. Nel dicembre 1948, cioè lo
stesso anno della morte, il cardinale Ascalesi, assiduo frequentatore di suor
Maria Giuseppina, diede avvio al Processo ordinario della Beatificazione. Il 3
gennaio 1987, si ebbe il Decreto sulle virtù. Dopo l'accertazione di un miracolo
ottenuto per intercessione della venerabile a favore del piccolo Francesco
Natale, il 17 dicembre 2007 Benedetto XVI ha emanato il Decreto di
Beatificazione.
Il
carisma di suor Giuseppina Catanea
- Più che di carisma - perché essendo Carmelitana visse il carisma di
Teresa d'Avila - si deve parlare del suo modo di interpretare l'ideale
carmelitano-teresiano: dare la propria vita insieme con il Crocifisso per la
Chiesa. E’ difficile da comprendere il senso di questa esistenza umile e
nascosta - spesa nella sofferenza alla scuola del Crocifisso per amore - ma più
facile, o quanto meno avvicinabile, risulta Madre Maria Giuseppina se la si
guarda dal versante della fede. Solo in questa prospettiva si potrà comprendere
che ciò che conta è l'amore assoluto e folle per il Dio di Gesù Cristo, che è
donazione totale di sé, senza riserva alcuna, nelle mani di Dio e attraverso
queste a tutta l'umanità. Il giorno della sua vestizione aveva detto: "Mi sono
offerta a Gesù Crocifisso per essere crocifissa con Lui". Il Signore la prese in
parola, rendendola partecipe del Suo patire, che lei cercò di vivere
silenziosamente e gioiosamente, amalgamandosi al Cuore di Maria Vergine.
Episodi
significativi della sua vita
- Chi avvicinava suor Maria Giuseppina confidava: "Mi comprende a pieno,
mi vuole bene". Un vecchietto, venditore di ceste di paglia, saliva spesso al
monastero. Un giorno aveva con sé mercanzia non venduta. Giuseppina ne provò
compassione: col consenso della Priora, comprò molta della merce e gli fece
preparare un'abbondante colazione. L'uomo restò talmente soddisfatto da dire:
"Se vi fa piacere vedermi, io verrò spesso”. E ogni volta che si recava dalla
buona religiosa riceveva la medesima accoglienza. Un giorno arrivò una povera
donna, colpita da
lupus al volto, tutta in lacrime più per l'orrore che suscitava in sua
figlia che per il dolore che la tormentava. Giuseppina l'abbracciò e la baciò,
sussurrandole: "Questo è il bacio di sua figlia".
Il
messaggio che lascia al mondo d’oggi
- Madre Giuseppina si è consegnata alla storia degli uomini come
madre, amica e sorella, ripresentandoci il sempre nuovo discorso di Paolo sulla
sapienza della croce (1Cor 1,22-25), in chiave personale, senza finzioni o
cedimenti a compromessi. L'amore e l'identificazione al Cristo sofferente la
rende solidale con la sofferenza di molti, soprattutto di Napoli, che in questo
momento storico vive in una grande prostrazione morale, sociale, religiosa. La
sua testimonianza è ancora oggi parola di speranza, proprio perché lei ha fatto
suo il male del mondo. Amo vederla come una mamma, una sorella, un'amica che,
pur restando nella clausura, si pone al fianco di chi soffre o vive un momento
di grande disperazione.
“Una beata tutta napoletana”, la definisce il
Cardinale Sepe
Nell'omelia della celebrazione, il Cardinale Crescenzio Sepe,
Arcivescovo di Napoli, l'ha definita “una beata tutta
napoletana” e ha ricordato che la testimonianza ricevuta in
famiglia fu “la scuola” in cui imparare “a conoscere Gesù e a
innamorarsi di lui”.
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dagli scritti della Beata
Ahi! O mio Gesù, Gesù dolce e caro, io ti consacro tutti
i minuti della mia giornata, tutto quello che penso, che
sento e che spero! Io lo so, è un insieme di miserie
quello che ti offro, ma tu, che tutto puoi, trasforma
tutto in lode a te, che sei l'amore del mio cuore.
Lavora, o mio Gesù, nell'anima mia, lavora e fa' che
possa divenire nelle tue mani uno strumento della tua
gloria.
Io sono debole ma tu, fortezza mia, opera in me con
forza; non tardare e sana presto le infermità dell'anima
mia. |
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