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Regina Carmeli |
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Edith Stein: ebrea, filosofa, carmelitana, martire Articolo pubblicato dall'Osservatore Romano il 13 settembre 1998 |
Ebrea, filosofa, carmelitana, martire, Edith Stein (1891-1942), "che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo" (Giovanni Paolo II, 1 maggio 1985), e che la Chiesa annovera fra i suoi santi, apre cammini di rapporto e di comunione in ambiti e a livelli diversi, ma in punti nodali dell'esperienza umana, cristiana, ecclesiale, interreligiosa.
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Edith Stein vive la fede nell'alleanza, di cui vede il compimento nell'alleanza nuova, rilegge alla sua luce la storia del suo popolo e ne sposa il destino, con una consapevolezza lucida e senza pentimenti: "Sotto la croce ho intuito il destino del popolo di Dio, che fin da allora cominciava a preannunziarsi. Ho pensato che chi capisce che tutto questo è la croce di Cristo, dovrebbe prenderla su di sé in nome di tutti gli altri" (scritto da Edith Stein il 9 dicembre 1938).
Edith si carica della croce del suo popolo eletto, e ne condivide la sorte fino alla morte. Essa riconduce così i cristiani a "comprendere che un mondo senza Israele sarebbe un mondo senza il Dio di Israele" (A. Heschel), che "finché ilgiudaismo resterà estraneo alla nostra storia di salvezza, noi saremo in balìa di riflessi antisemitici" (R. Etchegaray), e soprattutto che "la religione ebraica non ci è estrinseca ma, in un certo qual senso, è intrinseca alla nostra religione"(Giovanni Paolo II).
Edith Stein opera nella sua persona e lascia in eredità a ebrei e cristiani una riconciliazione che la tragedia disumana della Shoah aspetta da tutti. Perché Auschwitz non è solo un fatto storico, ma anche una punta estrema della malvagità umana, che riduce tutti al silenzio e al pentimento.
Se "la Chiesa incoraggia i suoi figli e figlie a purificare i loro cuori, attraverso il pentimento per gli errori e le infedeltà del passato" (E. Cassidy), Edith, morta per il suo popolo, "può rifulgere, come santa cristiana, portatrice dell'origine ebraica" (B. Di Porto, Il tempo e l'Idea, n.9, maggio 1997, p.60), anche ai fratelli ebrei.
Come riconosce uno di loro: "Io, ebreo, credo fermamente al
valore della nostra coesione di popolo, ma non la circondo di cordoni e paletti.
Ammetto, nella libera dinamica dello spirito, la possibilità degli scambi e
delle folgorazioni...
Rispetto la canonizzazione di Edith, martire cristiana,
nata mia sorella ebrea, gassata ad Auschwitz da chi fissava indelebile la sua
fraternità di carne e di sangue con me"(B.Di Porto, op.cit.).
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