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Regina Carmeli |
S. Giovanni della Croce sacerdote e dottore della Chiesa
S.Teresa di Gesù lo chiamava il suo
«piccolo Seneca», scherzava amabilmente sulla sua esile figura definendolo mezzo uomo», ma non esitava a considerarlo il padre della sua anima,
affermando anche che non era possibile discorrere con lui di Dio senza
vederlo rapito in estasi. Più giovane di Teresa di ventisette anni (era
nato verso il 1542 a Fontiveros), Giovanni di Yepes è una delle figure più
sconcertanti e al tempo stesso più trasparenti della mistica
moderna.
Vero maestro di vita spirituale, compendiava il nuovo ideale
di vita monastica in brevi aforismi: «Non far cosa, né dir parola
importante, tale che Cristo non farebbe e non direbbe, se si trovasse
nello stato in cui sei tu, e avesse l'età e la salute che tu hai »; «Non
chiedere altro che la croce, e precisamente senza consolazione, perché
questo è, perfetto»; «Rinnega i tuoi desideri e troverai ciò che il tuo
cuore desidera».
Entrato nell'ordine carmelitano a ventun'anni, dopo
aver dato prova della sua imperizia nei vari mestieri ai quali la
famiglia, molto povera, tentò di avviarlo, fu preda di una grave delusione
per l'incuria della vita monastica in cui versavano i conventi
carmelitani. Volle porvi rimedio passando dai carmelitani ai certosini, le
cui severe regole sembravano più corrispondenti al suo zelo ascetico. Ma a
questo punto avvenne il suo incontro con Teresa di Gesù, la riformatrice
delle carmelitane.
La santa « fundadora » aveva in mente di estendere
la riforma anche ai conventi maschili dell'ordine carmelitano, e il suo
finissimo fiuto le fece intravedere in quel giovane frate, piccolo,
estremamente serio, fisicamente insignificante, ma ricco interiormente, il
socio ideale per portare avanti il suo coraggioso progetto. E di gran
coraggio diede subito prova il venticinquenne frate, che da quel giorno
modificò il suo nome, chiamandosi Giovanni della Croce, e diede subito
mano alla riforma, fondando a Durvelo il primo convento dei carmelitani
scalzi. Ma il ripristino della mistica religiosità del deserto costò al
santo fondatore maltrattamenti fisici e diffamazioni: nel 1577 fu persino
rinchiuso per otto mesi nel carcere di Toledo. Ma fu in quelle tenebre
esteriori che si accese la grande fiamma della sua poesia spirituale. «
Patire e poi morire » era il motto preferito dell'autore della Notte
oscura dell'anima, di Salíta al Monte Carmelo, di Cantico spirituale e di
Fiamma d'amor viva. Morì nel convento di Ubeda, a quarantanove anni, il 14
dicembre 1591. Canonizzato nel 1726, due secoli dopo Pio XI gli conferì il
titolo di dottore della Chiesa.