INDICE

5) Criteri ed indicazioni curricolari

INDICE

 

a) Scelte pedagogico-didattiche

La modalità privilegiata per costruire un percorso formativo il più possibile individualizzato e personalizzato è la modularità, la quale consente che il curricolo sia diviso in sezioni unitarie ed omogenee: la costituzione di nuclei tematici essenziali (in riferimento ai “campi di esperienza”  previsti  per le scuole materne dagli “Ordinamenti del 1991”) ottimizzerà i processi di formazione/sviluppo e darà agli allievi la possibilità di vivere esperienze stimolanti e motivanti. Questi grandi temi consentono di raccordare le due forme di saperi: quelli irrinunciabili e quelli – sempre essenziali – che si caratterizzano come funzionali all’attivazione di percorsi didattici di tipo trasversale.

Nell’ottica della “nuova scuola” grande rilievo acquistano i “Laboratori” attraverso i quali è possibile attivare modalità di comunicazione che promuovono  integrazione, ricerca – azione e raccordano le due forme di saperi attraverso grandi temi; per il prossimo anno scolastico tutto l’iter didattico/educativo verrà enucleato intorno all’ intercultura.

Il laboratorio sarà di tipo funzionale, tale da consentire l’ampliamento dell’offerta formativa.

Tutto ciò richiede la flessibilità dell’unità classe e dello schema orario. Alcuni insegnamenti ( i fondamentali) si svolgeranno in assetto classe, gli altri richiederanno l’aggregazione degli alunni per interessi, per l’appartenenza al gruppo di spinta, per la necessità di colmare o ridurre il gap di partenza.

La composizione dei gruppi verrà effettuata dalle docenti che, all’inizio dell’anno scolastico, rileveranno capacità e attitudini mediante prove oggettive.

A questo percorso educativo così dinamico fa da sfondo integratore la flessibilità dell’orario scolastico che si sperimenta, nel corrente anno scolastico, secondo lo schema allegato. 

Detta flessibilità fa assumere una diversa qualità al tempo e allo spazio:

lo spazio conquista una forte valenza educativa: è spazio psicologico e culturale insieme, ma è soprattutto luogo e strumento di comunicazione perché comunica implicitamente modi di stare, di muoversi, di parlare con gli altri, di assumere abitudini e piccole regole di convivenza.

il tempo: della produzione dove l’attenzione si concentra sulla dimensione socio-operativa; dell’incontro dove la persona si apre all’altro nel pieno sviluppo della dimensione socio-affettiva.

 

 

b) I “campi di esperienza”

Negli “Orientamenti del 1991” si legge che il bambino è: “un soggetto attivo, curioso, interessato a conoscere e a capire, capace di interagire con gli altri e di servirsi della loro mediazione per conoscere e modificare la realtà”. Da ciò nasce la necessità che l’insegnante programmi attentamente efficaci ed efficienti percorsi operativi in relazione a quelli che sono i “campi” cioè gli ambiti “del fare e dell’agire del bambino”. La Commissione, che ha redatto il testo degli Orientamenti, ha individuato i seguenti 6 ambiti:

·                Il corpo e il movimento

·                 Discorsi e parole

·                 Lo spazio, l’ordine e la misura

·                 Le cose, il tempo, la natura

·                 Messaggi, forme, media

·                 Il sé e l’altro

Le nostre scelte educativo-didattiche, pur non escludendo la ricchezza di significati che possono provenire da esperienze occasionali vissute dal bambino, si riferiranno costantemente ai “campi di esperienza” menzionati. Infatti le attività curricolari e quelle laboratoriali sfrutteranno la specificità di ogni settore, anche se ogni intervento educativo sarà finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo principe di ogni azione didattica che è quello della formazione integrale della personalità del bambino.

 

 

c) Connotati metodologici

 Le docenti della Scuola materna impronteranno la loro azione educativa sulle seguenti modalità insegnative:

·               Capacità di valorizzare il gioco come “linguaggio genetico” per la socializzazione/alfabetizzazione del bambino;

·               Capacità di sostituire in più occasioni la lezione frontale con la pratica della ricerca che permette d‘instaurare un rapporto di tipo problematico;

·               Capacità di valorizzare le “attività ricorrenti di vita quotidiana” per permettere al bambino di sviluppare la sua autonomia e potenziare “la sua abilità anche mediante comportamenti usuali ed azioni consuete”

·               Capacità di operare una proficua mediazione didattica per raggiungere una prima organizzazione delle conoscenze

·               Capacità di “brillare in umiltà” (come suggerisce la Madre fondatrice) nella vita di relazione 

·               Capacità di mettere in discussione il proprio operato per valutare ed eventualmente modificare l’iter didattico prefigurato

 

 

d) La programmazione

Dalle docenti, in sede collegiale, sono redatte la programmazione educativa annuale e le programmazioni didattiche periodiche.

Elaborate entro il secondo mese dall’inizio delle lezioni, esse tengono conto delle opportunità offerte dalle risorse della Scuola e dal curricolo progettato, seguono scansioni e modalità stabiliti dalle singole docenti (che esercitano così la libertà dell’insegnamento) sempre in sintonia con le decisioni del modulo didattico e del corpo docente.

La nostra Scuola propende per una progettazione basata sull’utilizzo di mappe concettuali e di grandi aree tematiche.

La programmazione si propone:

*                il perseguimento degli obiettivi stabiliti dai vigenti programmi, predisponendo un’organizzazione didattica adeguata alle effettive capacità ed esigenze di apprendimento/sviluppo dei bambini

*                La verifica e la valutazione dei risultati

*                L’unitarietà dell’insegnamento

*                Il rispetto di un’adeguata ripartizione del tempo scuola.

 

Essa si articola in:

*                Situazione di partenza

*                Definizione di criteri ed obiettivi (generali e specifici)

*                Metodi

*                Mezzi e strumenti

*                Contenuti

*                Verifiche e valutazione

 

 

e) Valutazione: criteri

 La valutazione dei livelli di sviluppo prevede:

 

a

Un momento iniziale, volto a delineare un quadro delle capacità con cui il bambino accede alla scuola materna;

 

a

dei momenti interni alle varie sequenze didattiche, che consentono di aggiustare e di individualizzare le proposte educative ed i percorsi di apprendimento/sviluppo;

 

a

dei bilanci finali per la verifica degli esiti formativi, della qualità dell’attività educativa e didattica e del significato globale dell’esperienza scolastica.

All‘entrata della scuola materna le insegnanti danno particolare valore alla collaborazione dei genitori nell‘elaborazione del profilo iniziale del bambino.

        Durante gli anni di permanenza nella scuola materna elaborano, alla fine di ogni anno, per ogni bambino una scheda valutativa che riporti gli obiettivi raggiunti e non.

 

f) Iniziative di recupero-sostegno

Un discorso a parte meritano le iniziative svolte come recupero e sostegno: esse rappresentano un’opportunità in più offerta agli alunni in difficoltà durante il processo di apprendimento/sviluppo.

Negli Orientamenti del 1991 si ribadisce che per i bambini svantaggiati ( o portatori di handicap) vanno individuati specifici punti di arrivo, itinerari metodologici e indicatori di verifica rapportati alle potenzialità di ciascun soggetto in difficoltà.

Ai soggetti più deboli – secondo il più autentico spirito di carità tutto carmelitano – va la nostra attenzione incondizionata: con bontà e gioia – come suggeriva la Madre Fondatrice –  ci poniamo accanto a loro quali sostegno e guida per aiutarli ad acquisire quella dignità che è propria di ogni creatura da Dio creata, da Dio amata.

Nelle nostre sezioni offriamo accoglienza – senza pretendere alcunché – anche a quei bambini le cui famiglie vivono una situazione di difficoltà economica: nella gioia condividiamo con chi è nella precarietà quello che Dio ci ha donato. 

Ci aiuta in questo la preghiera: sostanzia la nostra missione di educatrici – secondo il carisma carmelitano – e, attraverso la nostra vita che si fa dono per gli altri,  fa sentire i suoi effetti sul territorio in cui Dio ci ha posto per sostenere i suoi figli.

 

g) Continuità

I vigenti Orientamenti offrono una serie di indicazioni preziose relative ai rapporti “fra i livelli immediatamente contigui di scuola, nel rispetto delle reciproche specificità”.

La centralità del bambino con le sue specifiche esigenze e potenzialità di sviluppo è il perno attorno al quale la Scuola organizza il principio della continuità educativa nella sua duplice dimensione orizzontale e verticale.

Per quanto riguarda la continuità educativa orizzontale, la Scuola ritiene che la partecipazione delle famiglie alla vita scolastica debba essere continuativa, attiva e responsabile.

Varie sono le forme di collaborazione da parte dei genitori in atto nella       Scuola:

à                    assemblee di scuola e di sezione;

à                    incontri formativi ed informativi;

à                    colloqui individuali per raccogliere informazioni sul nucleo familiare, sullo stato di salute del bambino, sulle sue abitudini alimentari, sui suoi giochi preferiti, sui suoi comportamenti affettivi ed emotivi per far esprimere ai genitori le aspettative che nutrono nei confronti della scuola e della sua funzione pedagogica e didattica.

Inoltre si pratica la continuità orizzontale tra le diverse sezioni della Scuola al fine di conseguire la massima omogeneità per quanto attiene a contenuti, metodi, modalità d’insegnamento.

La continuità verticale viene attuata attraverso due linee direttrici:

à                 passaggio di informazioni;

à                 realizzazione di esperienze comuni

Ai fini della continuità assume un significato strategico la conoscenza-documentazione del percorso formativo del bambino, per cui le informazioni sul rendimento scolastico e la “documentazione relativa agli accertamenti e alle osservazioni sistematiche dei docenti“, i dati di natura amministrativa saranno raccolti nel fascicolo personale dell’allievo e trasmesso, a conclusione della sua permanenza nella scuola dell’infanzia, al successivo grado dell’istruzione obbligatoria.

 

h) Promozione partecipazione esterna

·                 Le docenti intendono valorizzare i momenti dell’accoglienza e dell’uscita per ottimizzare lo scambio fra il mondo scolastico e quello familiare, serbando  nel cuore le parole della Madre: “Quanta pazienza occorre per mantenere relazione con certi genitori che danno sempre ragione ai figli…“

·                 Nei momenti forti dell’Anno liturgico (Avvento e Quaresima) si prevedono momenti evangelizzanti di riflessione/preghiera 

·                 Non si tralasceranno le occasioni, fornite dalla Parrocchia di appartenenza, per aiutare i genitori a valutare da una prospettiva cristiana le posizioni politiche, sociali, economiche del mondo moderno

·                 Per la discussione di problemi di natura didattico-educativa sono previsti incontri trimestrali con i rappresentanti dei genitori; 

·                 Collegialmente i genitori saranno convocati all’inizio dell’anno scolastico: le insegnanti presenteranno loro il P.O.F. e la programmazione didattica annuale che può essere richiesta in visione;

·                 L’intera platea scolastica è invitata  per il saggio di fine anno (fine maggio)

·                 I rappresentanti dei genitori sono invitati a visionare le bozze dei progetti per dare un contributo fattivo alla definitiva stesura, realizzazione, valutazione;

·                 Le insegnanti ricevono individualmente i genitori ogni trimestre e collettivamente 2 volte l‘anno. Ulteriori incontri straordinari possono essere richiesti sia dalle famiglie che dal personale docente. 

Esperienza importantissima da un punto di vista educativo è la partecipazione dei genitori alle visite guidate e viaggi d’istruzione