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Cooperativa sociale Mai Soli a r.l. Onlus

 

DALLA STESURA DEL VADEMECUM 2011

A cura di Concetta Papale, responsabile del Progetto Policoro a Capua

Nei giovani del contesto diocesano si registra una forte difficoltà ad aprirsi alle proprie responsabilità di cittadinanza, per allargare lo sguardo sui problemi del mondo e praticare concretamente l’incontro con l’altro, configurandosi quindi come una formidabile esperienza di educazione civica sui temi della pace e della solidarietà.

Oggi emerge la necessità di orientare i giovani, in crescente difficoltà al confronto con la realtà, essendo abituati ad avere tutto e subito, a sperimentare sempre nuove cose, per ritrovarsi spesso a vivere nella noia, ricercando sensazioni forti e adeguandosi a tutto ciò che viene fatto dal gruppo per paura di restare isolati ed essere derisi o considerati deboli, senza polso, insomma non “uomini veri”; come se la “bontà” dell’uomo si misurasse in merito alle bravate fatte e non ai “talenti” unici per ciascun individuo.

È allora importante accompagnare i giovani nella conoscenza di se; è importante che vi siano persone disponibili all’ascolto dei giovani e dei loro bisogni, sia da un punto di vista umano che cristiano.

Una faccia della medaglia per orientare i giovani è soprattutto il lavoro, perché la sicurezza economica crea delle premesse indispensabili per potersi dedicare con più serenità all’altro, e non semplicemente per racimolare pochi spiccioli.

La gioventù diocesana purtroppo soffre di questa mancanza di occupazione e molto spesso i giovani pur di tenersi occupati continuano gli studi ad altissimi livelli sperando poi di trovare un lavoro più gratificante, rimanendo però spesso delusi dalle loro aspettative.

Così si innesca qual meccanismo di fuga dalla propria città per cercare fortuna nei paesi del Nord Italia o all’estero.

In questi ultimi anni quindi stiamo assistendo alla progressiva diminuzione dei giovani e all’aumento di anziani nel territorio diocesano.

Le percentuali stimate (circa del 60/70% di giovani in meno rispetto agli anni scorsi) ci fanno riflettere su come sia forte oggi più che mai questo fenomeno.

Ecco quindi che la Chiesa diocesana con il PROGETTO POLICORO cerca di interrompere o quantomeno di diminuire tale fenomeno.

Le A.d.C. ovviamente non si troveranno da sole in questa impresa, saranno costantemente supportato dall’equipe diocesana ed in particolare dall’Arciivescovo Mons. Bruno Schettino che fortemente ha voluto tale progetto  nell’Arcidiocesi di Capua.

 

 

Il Progetto Policoro, speranza del Sud per il Paese

 

1. Il sogno di don Mario

Il Progetto Policoro è il sogno di don Mario Operti per i giovani disoccupati del Sud. Questo sogno è diventato realtà, germogliando come speranza nei cuori di tanti giovani del Paese.In questi anni, la Chiesa continua a dare ai giovani la stessa risposta data da Pietro allo storpio seduto alla Porta Bella del Tempio di Gerusalemme: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3,6). La Chiesa dona il Vangelo che è Gesù e, sull’esempio del suo Signore, il Buon samaritano della storia, si prende a cuore queste forme, nuove e antiche, di povertà e inventa nuove forme di solidarietà e di condivisione nella certezza che «è l’ora di una nuova fantasia della carità» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 62).

Nella convinzione di «stare dentro la storia con amore» (Con il dono della carità dentro la storia, 6), subito dopo il Convegno ecclesiale nazionale di Palermo, l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale di pastorale giovanile e la Caritas Italiana si incontrano a Policoro (MT) il 14 dicembre del 1995 con i rappresentanti diocesani di Calabria, Basilicata e Puglia per riflettere sulla disoccupazione giovanile nella sicura speranza che «Il Paese non crescerà se non insieme» (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 8). Nasce così il Progetto Policoro, iniziativa ecclesiale fondata sulla presenza ai vari livelli dei tre uffici promotori, che assieme alle associazioni e con l’apporto competente degli animatori di comunità agiscono in sinergia per evangelizzare, educare, esprimere gesti concreti (idee imprenditoriali e reciprocità).

2. La fiducia della Chiesa italiana

La Chiesa italiana ha rinnovato più volte la sua fiducia verso il Progetto Policoro: «Sentiamo così di condividere la speranza con i tanti giovani che sono in ricerca di un lavoro, o con tutti quei lavoratori che faticano a trovare punti di riferimento nella complessità e precarietà del mondo del lavoro» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 2001, 61). «Continua inoltre, ormai da otto anni, l’esperienza del “Progetto Policoro”, spazio di evangelizzazione, formazione e promozione umana dove si mettono alla prova, con la necessaria umiltà, strade nuove e soluzioni inedite intorno al grave problema della disoccupazione. Così le nostre comunità ecclesiali investono sulle capacità dei giovani di promuovere un autentico sviluppo e di dare una testimonianza cristiana caratterizzata dalla solidarietà e dal rispetto della legalità» (Card. Camillo Ruini, Prolusione all’Assemblea Generale, 19 maggio 2003, 5).«è un’iniziativa che presuppone e promuove una cultura nuova fatta di fiducia, di relazioni, di reciprocità, di legalità, di responsabilità» (S.E. Mons. Arrigo Miglio, Progetto Policoro: valutazione e prospettive a dieci anni all’avvio, Assemblea Generale, 14-18 novembre 2005).«Un pensiero particolare va ai Confratelli del nostro Sud che da anni si stanno prodigando attraverso intelligenti azioni di formazione e talora anche di sostegno concreto per garantire ai giovani un futuro nelle loro terre. Tali iniziative – com’è noto − sono sostenute con convinzione dalla nostra Conferenza Episcopale tramite il “Progetto Policoro”. Siamo certi che le devastazioni e le intimidazioni che vengono inflitte dalla malavita locale non ostacoleranno il processo di sviluppo nella legalità, e che non verrà a mancare il sostegno e la solidarietà di tutti» (Card. Angelo Bagnasco, Prolusione all’Assemblea Generale, 21 maggio 2007, 9).«La Chiesa non ha ricette tecniche, ma il Papa ha bene evidenziato un principio, quello della dignità della persona, che deve rimanere centrale. Nell’epoca moderna, poi, lo sforzo della Chiesa è stato proprio quello di operare alla radice della povertà, indicando criteri di intervento e sollecitando tutti alla cooperazione. Talvolta si è adoperata anche per creare occasioni di lavoro. Penso alla promozione delle cooperative e di piccole imprese. Penso al Progetto Policoro della Chiesa italiana, come a tante altre iniziative delle associazioni cattoliche. Magari sono piccoli nu-meri nel complesso dell’occupazione, ma rappresentano risposte concrete e linee di indirizzo, una ricchezza offerta a tutto il Paese» (Card. Angelo Bagnasco, Avvenire, 30 dicembre 2008, p. 3).