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La Regola Carmelitana |
La versione "originaria" della Regola Carmelitana... è una
lettera: scritta, come ogni lettera, con un "prologo" costituito dal saluto al
destinatario e da una parte conclusiva. Al centro, il "corpo" della lettera, che
si snoda senza interruzioni. La divisione in capitoli è stata fatta
successivamente per facilitarne una certa lettura "critica" – ed ora riportata
di nuovo allo "stato" naturale.
La nostra Regola carmelitana è molto breve, sembra una lettera
scritta "di getto", senza che abbia, apparentemente, un suo "filo logico". Ma
non è così, ovviamente. E', infatti, una delle cinque Regole approvate e
riconosciute dalla Chiesa: la Regola di San Basilio, di San Benedetto, di S.
Agostino, di S. Francesco e la Regola Carmelitana.
La nostra "formula di vita", come la chiama il Patriarca di Gerusalemme S.Alberto, che la redasse "dietro richiesta degli eremiti che vivevano sul Monte Carmelo in Terra Santa", risale al periodo che va tra il 1207 e il 1214. Fu poi approvata dalla Santa Sede la prima volta nel 1226 e, nel tempo, divenne gradualmente una Regola propriamente detta, grazie particolarmente all'intervento del Sommo Pontefice Innocenzo IV, che la adattò alle "condizioni di vita" dell'Occidente (1 ottobre 1247).
Il testo-lettera della Regola è uguale per tutta la Famiglia Carmelitana: per il I Ordine (frati e sacerdoti carmelitani), per il II Ordine (monache di vita contemplativa con clausura) e per il III Ordine (suore di vita attiva, istituti secolari, famiglie missionarie, terziari, movimento giovanile carmelitano, ecc...). Ciò che varia, ciascuno "adattandole" secondo il proprio stato, sono le Costituzioni.
Riguardo al Priore, ai "luoghi di abitazione", alle "celle dei fratelli" (la Regola è scritta inizialmente per frati-eremiti), alla "mensa comune", alla "fedeltà attraverso la stabilità", alla "cella del Priore", tutto rimane invariato. Nei monasteri, per quanto riguarda la mensa comune, si è rimasti fedeli anche alla lettura di qualche brano della Sacra Scrittura.
Lo stesso vale per i valori portanti raccomandati dalla Regola, quali l'osservanza della solitudine e la meditazione della Parola, la comunione dei beni e la povertà, il luogo di preghiera da "frequentare" assiduamente e che deve essere situato "al centro" della Comunità, di importanza fondamentale per la vita quotidiana del consacrato o della consacrata, il dialogo e la correzione fraterna.
Una nota particolare merita "l'ascesi corporale" che la Regola carmelitana prescrive e che tanto spaventa. Nella Regola viene prescritto "il digiuno dalla festa dell'Esaltazione della Croce (14 settembre) fino alla Domenica di Risurrezione, escluse le domeniche". Naturalmente non significa che bisogna stare senza mangiare, ma la Regola suggerisce il sapersi "moderare".
Lo stesso vale per l'astinenza. Al Carmelo il mercoledì, il venerdì e il sabato non si mangia carne. Il resto si applica così come è prescritto, alla lettera, e questo vale soprattutto per le "prescrizioni spirituali" che varranno sempre e per tutti: ci riferiamo al capitolo del "combattimento spirituale", a quello del "lavoro" e del "silenzio".
Non sembri così strano che ancora si osservi questa Regola. E' uno stile tutto carmelitano, che grazie a Dio ha dato una fioritura di Santi e Sante nella Chiesa e continua, con il suo stile di vita contemplativo in mezzo al popolo, a costruire una fraternità orante, un valido punto di riferimento per quanti avvicinano il Carmelo".