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"Le origini della parrocchia
sono antiche, poiché le circoscrizioni ecclesiastiche risalgono al II-III
secolo; la città, luogo di diffusione del cristianesimo, costituì la prima
"parrocchia". In seguito, quando il cristianesimo prese più vaste proporzioni,
nelle città più grandi sorsero diverse chiese (tituli), ma il vescovo rimase
l'unico superiore di tutta la famiglia cristiana della città. Dal secolo IV,
con la conversione al cristianesimo dell'Impero Romano, fu agevole provvedere
nelle città alle esigenze del servizio religioso con l'aumento di uffici e di
clero alle dipendenze del vescovo, nelle campagne ciò fu impossibile. Si dovette
provvedere alle esigenze delle popolazioni con l'istituzione di pastori stabili,
conferendo ad essi la necessaria giurisdizione per il governo delle anime. Verso
la fine del IV secolo si moltiplicarono le cappelle rurali con sacerdoti
residenziali subordinati al vescovo, ma con propria giurisdizione.
Le chiese parrocchiali
comparvero nelle città verso il secolo XI, la cattedrale continuò, però, ad
essere il centro del culto e della celebrazione dei sacramenti. La chiesa rurale
del Medioevo fa il luogo ove il popolo disperso nei campi, nelle valli, nelle
foreste, si radunava e veniva guidato nella vita religiosa. Per tutto il
Medioevo fino al Concilio di Trento, l'organizzazione parrocchiale fa incerta.
Il Tridentino, dopo aver stabilito nel canone 9 della sessione XIV la divisione
del territorio ecclesiastico in parrocchie, e l'assegnazione d'un proprio
pastore per ogni singola comunità, nel canone 13 della sessione XXIV comandò
esplicitamente ai vescovi di costituire dovunque il regime parrocchiale... La
disciplina di Trento in sostanza è durata fino al Vaticano II e al nuovo Codice
(1983)".
(Dalla Lettera Pastorale:
Quaresima 1988)
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