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La comunione ecclesiale, pur avendo sempre una dimensione universale, trova la sua espressione più immediata e visibile nella parrocchia: essa è l'ultima localizzazione della chiesa, è in un certo senso la chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie. È necessario che tutti riscopriamo, nella fede, il vero volto della parrocchia, ossia il "mistero" stesso della chiesa presente ed operante in essa: anche se a volte povera di persone e di mezzi, anche se altre volte dispersa su territori quanto mai vasti o quasi introvabili all'interno di popolosi e caotici quartieri moderni, la parrocchia non è principalmente una struttura, un territorio, un edificio, è piuttosto "la famiglia di Dio, come una fraternità animata dallo spirito d'unità", è "una casa di famiglia, fraterna ed accogliente", è la "comunità di fedeli". In definitiva, la parrocchia è fondata su di una realtà teologica, perché essa è una comunità eucaristica. Ciò significa che essa è una comunità idonea a celebrare l'Eucaristia, nella quale stanno la radice viva del suo edificarsi e il vincolo sacramentale del suo essere in piena comunione con tutta la chiesa. Tale idoneità si radica nel fatto che la parrocchia è una comunità di fede e una comunità organica, ossia costituita dai ministri ordinati e dagli altri cristiani, nella quale il parroco - che rappresenta il vescovo diocesano - è il vincolo gerarchico con tutta la chiesa particolare. Anche oggi la parrocchia vive una nuova e promettente stagione. Come diceva Paolo VI, all'inizio del suo pontificato, rivolgendosi al clero romano: "Crediamo semplicemente che questa antica e venerata struttura della parrocchia ha una missione indispensabile e di grande attualità; ad essa spetta creare la prima comunità del popolo cristiano; ad essa iniziare e raccogliere il popolo nella normale espressione della vita liturgica; ad essa conservare e ravvivare la fede nella gente d'oggi; ad essa fornirle la scuola della dottrina salvatrice di Cristo; ad essa praticare nel sentimento e nell'opera l'umile carità delle opere buone e fraterne".....
È necessario ora considerare più da
vicino la comunione e la partecipazione dei fedeli laici alla vita della
parrocchia. In tal senso è da richiamarsi l'attenzione di tutti i fedeli laici,
uomini e donne, su di una parola tanto vera, significativa e stimolante del
Concilio: "All'interno
delle comunità della Chiesa - leggiamo nel Decreto sull'apostolato dei laici -
la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei
pastori non può per lo più raggiungere la sua piena efficacia".
È, questa, un'affermazione radicale, che deve essere evidentemente intesa nella
luce della "ecclesiologia
di comunione": essendo
diversi e complementari, i ministeri e i carismi sono tutti necessari alla
crescita della chiesa, ciascuno secondo la propria modalità.
I fedeli laici devono essere sempre
più convinti del particolare significato che assume l'impegno apostolico nella
loro parrocchia. È ancora il Concilio a rilevarlo autorevolmente:
"La
parrocchia offre un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme
tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole nell'universalità
della Chiesa. Si abituino i laici a lavorare nella parrocchia intimamente uniti
ai loro sacerdoti, ad esporre alla comunità della Chiesa i propri problemi e
quelli del mondo e le questioni che riguardano la salvezza degli uomini, perché
siano esaminati e risolti con il concorso di tutti; a dare, secondo le proprie
possibilità, il loro contributo ad ogni iniziativa apostolica e missionaria
della propria famiglia ecclesiastica".
L'accenno conciliare all'esame
e alla risoluzione dei problemi pastorali
"con il concorso di tutti"
deve trovare il suo adeguato e strutturato sviluppo nella valorizzazione più
convinta, ampia e decisa dei
Consigli pastorali parrocchiali,
sui quali hanno giustamente insistito i Padri sinodali.
Nelle circostante attuali i
fedeli laici possono e devono fare moltissimo per la crescita di un'autentica
comunione ecclesiale
all’interno delle loro
parrocchie e per ridestare lo
slancio
missionario verso i non
credenti e verso gli stessi credenti che hanno abbandonato o affievolito la
pratica della vita cristiana. Se la parrocchia è la Chiesa posta in mezzo alle case degli uomini, essa vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi. Spesso il contesto sociale, soprattutto in certi paesi e ambienti, è violentemente scosso da forze di disgregazione di disumanizzazione: l'uomo è smarrito e disorientato, ma nel cuore gli rimane sempre più il desiderio di poter sperimentare e coltivare rapporti più fraterni e più umani. La risposta a tale desiderio può venire dalla parrocchia, quando questa, con la viva partecipazione dei fedeli laici, rimane coerente alla sua originaria vocazione e missione: essere nel mondo "luogo" della comunione dei credenti e insieme "segno" e "strumento" della vocazione di tutti alla comunione, in una parola, essere la casa aperta a tutti e al servizio di tutti o, come amava dire il Papa Giovanni XXIII, la fontana del villaggio alla quale tutti ricorrono per la loro sete.
(da
Christifìdeles laici)
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