Pastorale
Vocazionale e Giovaniledi don Raffaele D’Agosto
Emergenza
educativa o formativa? «I due aspetti sono strettamente connessi. Perché
è difficile essere educatori senza essersi formati a propria volta. E i
nostri animatori ci chiedono insistentemente nuove opportunità per saper
rispondere ai giovani con una preparazione al passo con i tempi, oltre
che con la loro testimonianza di vita. Perché i ragazzi si aspettano
innanzitutto questo: essere ascoltati da qualcuno che viva esperienze
autentiche di fede». Don Nico Dal Molin, direttore del Centro nazionale
vocazioni (Cnv) della Cei, motiva così il XXIV seminario di formazione
sulla direzione spirituale a servizio dell’accompagnamento vocazionale
che ha preso il via ieri pomeriggio a Sassone di Ciampino, vicino Roma,
presso l’Istituto Madonna del Carmine. Filo rosso dei lavori, che si
chiuderanno venerdì prossimo, è un versetto della Lettera ai Galati,
«'Finché sia formato Cristo in voi!'. Guide spirituali alla scuola di
san Paolo». Circa 210 i partecipanti provenienti da tutta Italia, nella
metà dei casi religiose di diverse congregazioni, «ma cresce anche la
presenza dei laici, per lo più educatori e animatori di pastorale
giovanile, che percepiscono l’importanza di guidare spiritualmente i
giovani», riferisce don Dal Molin. Oltre che da momenti di studio
teorico-pratico, preghiera e fraternità, l’appuntamento – organizzato
nell’Anno Paolino – sarà caratterizzato da un pellegrinaggio alle Tre
Fontane, presso la tomba dell’Apostolo delle genti, e da una
celebrazione eucaristica nella basilica di San Paolo fuori le Mura, in
programma domani alle ore 17.45, presieduta dall’abate Edmund Power.
«Abbiamo pensato di proporre una serie di 'input' teologici, pastorali e
psicopedagogici che possano aiutare nel servizio di accompagnamento»,
spiega il direttore del Cnv, evidenziando come «in una società spaesata
e dislocata come quella in cui viviamo, cresce la domanda di senso da
parte dei giovani, che chiedono di essere ascoltati da testimoni
credibili, per non vivere lo smarrimento e il disorientamento nella loro
esistenza». Tra le priorità individuate dagli animatori vocazionali,
infatti, figura proprio il «bisogno di adulti che offrano tempo e
comprensione», fa notare don Dal Molin, snocciolando altre urgenze:
«Anzitutto, dobbiamo crescere nella comunione di un cammino unitario,
mettendo al centro della riflessione e dell’azione pastorale non la
paura del calo di vocazioni, ma la necessità di crescere insieme nella
collaborazione tra parrocchie, gruppi, associazioni e istituti
religiosi. Il mondo della vita consacrata è chiamato a sentirsi sempre
più partecipe della vita ecclesiale». Uscire dalla sfiducia e dalla
rassegnazione, dunque, appare come un imperativo da cui non prescindere
per poter costruire nuovi percorsi da proporre ai giovani: «Dobbiamo
recuperare una gioiosa testimonianza della chiamata: i giovani restano
colpiti da persone contente, non bruciate dalle troppe cose da fare,
talvolta inutili – osserva ancora il direttore del Cnv –. Occorre
approfondire il tema dell’interiorità personale, aiutando i giovani a
viverla non in maniera intimistica o spiritualistica, ma rivitalizzando
energie e motivazioni profonde».