Pastorale Vocazionale e GiovanileSulla devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo la
riflessione di Benedetto XVI domenica prima dell’Angelus. Al termine il
Papa ha ricordato la strage di Viareggio e l’attentato compiuto a
Cotabato nelle Filippine (ne parliamo in un’altra parte del giornale).
Tra i pellegrini italiani il Pontefice si è rivolto in particolare ai
membri dell’associazione « Insieme per la vita Devoti di san Padre Pio»
di Mineo. Di seguito le parole del Papa prima della preghiera mariana
dell’Angelus.
Cari fratelli e sorelle! In passato la prima domenica di luglio si
caratterizzava per la devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo.
Alcuni miei venerati predecessori nel secolo scorso la confermarono, e
il beato Giovanni XXIII, con la Lettera Apostolica Inde a primis (30
giugno 1960), ne spiegò il significato e ne approvò le Litanie. Il tema
del sangue, legato a quello dell’Agnello pasquale, è di primaria
importanza nella Sacra Scrittura. L’aspersione col sangue degli animali
sacrificati rappresentava e stabiliva, nell’Antico Testamento,
l’alleanza tra Dio e il popolo, come si legge nel libro dell’Esodo :
«Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo dicendo: Ecco il
sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di
tutte queste parole!».
A questa formula si rifà esplicitamente Gesù nell’Ultima Cena, quando,
offrendo il calice ai discepoli, dice: «Questo è il mio sangue
dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati » ( Mt
26,28). Ed effettivamente, a partire dalla flagellazione, fino alla
trafittura del costato dopo la morte di croce, Cristo ha versato tutto
il suo sangue, quale vero Agnello immolato per la redenzione universale.
Il valore salvifico del suo sangue è affermato espressamente in molti
passi del Nuovo Testamento. Basti citare, in questo Anno Sacerdotale, la
bella espressione della Lettera agli Ebrei: «Cristo… entrò una volta per
sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma
in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una
giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano
purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale,
mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio –
purificherà la nostra coscienza dalla opere di morte, perché serviamo al
Dio vivente? ».
Cari fratelli, sta scritto nella Genesi che il sangue di Abele, ucciso
dal fratello Caino, grida a Dio dalla terra (cfr 4,10). E purtroppo,
oggi come ieri, questo grido non cessa, perché continua a scorrere
sangue umano a causa della violenza, dell’’ingiustizia e dell’odio.
Quando impareranno gli uomini che la vita è sacra e appartiene a Dio
solo? Quando comprenderanno che siamo tutti fratelli? Al grido per il
sangue versato, che si eleva da tante parti della terra, Dio risponde
con il sangue del suo Figlio, che ha donato la vita per noi. Cristo non
ha risposto al male con il male, ma con il bene, con il suo amore
infinito. Il sangue di Cristo è il pegno dell’amore fedele di Dio per
l’umanità. Fissando le piaghe del Crocifisso, ogni uomo, anche in
condizioni di estrema miseria morale, può dire: Dio non mi ha
abbandonato, mi ama, ha dato la vita per me; e così ritrovare speranza.
La Vergine Maria, che sotto la croce, insieme con l’apostolo Giovanni,
raccolse il testamento del sangue di Gesù, ci aiuti a riscoprire
l’inestimabile ricchezza di questa grazia, e a sentirne intima e perenne
gratitudine.
Benedetto XVI