Pastorale
Vocazionale e GiovanileLa
centralità dell’Eucaristia, l’esigenza di coniugare ascolto della
Parola, liturgia e attenzione ai poveri.
di MIMMO MUOLO
Una
pastorale più incisiva passa attraverso la riscoperta dell’Eucaristia
domenicale. Lo diceva già sant’Ignazio d’Antiochia: «I cristiani sono
coloro che vivono secondo la domenica». Lo hanno confermato ieri i
lavori della 59ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale
organizzata dal Cop e incentrata quest’anno sul tema «Comunità cristiana
ed educazione. L’emergenza educativa: problema e provocazione». «Vivere
secondo la domenica – ha ricordato don Domenico Falco, direttore
dell’Ufficio liturgico nazionale – significa vivere nella consapevolezza
della liberazione portata da Cristo e svolgere la propria esistenza come
offerta di se stessi a Dio, perché la sua vittoria si manifesti
pienamente a tutti gli uomini attraverso una condotta intimamente
rinnovata». In altri termini, ha aggiunto il relatore, «da questo giorno
scaturisce il senso cristiano dell’esistenza ed un nuovo modo di vivere
il tempo, le relazioni, il lavoro, la vita e la morte». Altrimenti si è
solo «cristiani a intermittenza». E «l’annuncio senza liturgia diviene
propaganda ». Il segreto per passare dal dire al fare sta nella
«mistagogia», parola più volte risuonata durante i lavori di questi
giorni, che letteralmente significa accompagnamento. In pratica un
percorso formativo che porti il fedele a capire più profondamente
«È importante considerare la profonda unità
tra
In
senso più ampio, ha aggiunto Benzi, «l’unità della pastorale non è
l’esito di un cammino, ma ci precede». Dunque c’è un «collegamento
intimo tra annuncio, celebrazione e testimonianza». Un collegamento, ha
ricordato il sacerdote, che trae origine dalle Scritture «ed è stato
anche recentemente ribadito dal Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio».
«L’annuncio – ha affermato don Benzi – vive all’interno della
celebrazione, e al tempo stesso costituisce testimonianza». A saldare
tra di loro i tre elementi c’è poi la coerenza tra fede e vita, poiché
«non si dà vero annuncio se non si vive fino in fondo la dimensione
eucaristica ». Da qui l’impegno della catechesi, che in questi anni si
concentra particolarmente, ma non esclusivamente, sul primo annuncio.
«Occorre ripensare i percorsi di iniziazione cristiana – ha concluso –
mettendo il primo annuncio in ogni dimensione pastorale».
Anche per don Francesco Savino, parroco e rettore del Santuario dei
Santi Medici di Bitonto, dove si svolge