Pastorale
Vocazionale e Giovanile

Anche oggi Gesù continua a dire ai giovani: “Avrete
forza dallo Spirito e mi sarete testimoni fino agli estremi confini
della terra!”. Naturalmente i tempi cambiano, le modalità e i linguaggi
subiscono modificazioni, le situazioni della vita nelle quali annunciare
il Vangelo di salvezza, che Cristo ci ha lasciato in dono, non sono mai
uguali. Perciò la Chiesa per essere fedele al comando ricevuto da Gesù
di “annunciare il Vangelo ad ogni creatura” ripensa continuamente la sua
missione a servizio del mondo in cui vive.
La Chiesa ogni giorno scopre nell’annuncio del Vangelo
e nel servizio all’uomo, a partire dai più poveri, il motivo per cui
Cristo l’ha voluta e continua ad essere presente in essa “fino alla fine
dei giorni”, attraverso l’azione dello Spirito Santo.
Tutto questo si chiama “Pastorale”: in altre parole, la “Pastorale”
della Chiesa è leggere i fatti e le situazioni col Vangelo in mano;
questa lettura è sempre frutto di un discernimento comunitario in vista
di un impegno concreto per “annunciare ai poveri un lieto messaggio e
predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19). Quando la
missione della Chiesa riguarda in particolare i giovani si chiama
“Pastorale giovanile” (in breve: PG).
La Pastorale giovanile è PER i giovani che sono i suoi
destinatari. Ma essa è anche fatta DAI giovani per gli altri giovani: è
quindi la pastorale DEI giovani PER i giovani; essi quindi ne sono i
destinatari e i soggetti attivi insieme.
Mettendo al centro i giovani è fondamentale non dimenticare la
prospettiva educativa della Pastorale giovanile, che è perciò educazione
alla fede e vede coinvolti anche gli adulti e i pastori, TUTTA la
Comunità.
Ci piace ricordare cosa dicevano i padri conciliari al
n°12 del decreto sull’apostolato dei laici, Apostolicam Actuositatem: «I giovani esercitano un influsso di somma importanza
nella società odierna». Le circostanze della loro vita, la mentalità
e gli stessi rapporti con la propria famiglia sono grandemente mutati.
Essi passano spesso troppo rapidamente ad una nuova condizione sociale
ed economica. Mentre cresce sempre più la loro importanza sociale ed
anche politica, appaiono quasi impari ad affrontare adeguatamente i loro
nuovi compiti.
L'accresciuto loro peso nella società esige da essi
una corrispondente attività apostolica; del resto lo stesso carattere
naturale li dispone a questo. Col maturare della coscienza della propria
personalità, spinti dall'ardore della vita e dalla loro esuberanza,
assumono le proprie responsabilità e desiderano prendere il loro posto
nella vita sociale e culturale: zelo questo che, se è impregnato dallo
spirito di Cristo e animato da obbedienza ed amore verso i pastori della
Chiesa, fa sperare abbondantissimi frutti. I giovani debbono divenire i
primi e immediati apostoli dei giovani, esercitando da loro stessi
l'apostolato fra di loro, tenendo conto dell'ambiente sociale in cui
vivono.
Gli adulti procurino d'instaurare con i giovani un
dialogo amichevole passando sopra la distanza dell'età, di conoscersi
reciprocamente e di comunicarsi reciprocamente le proprie ricchezze
interiori. Stimolino i giovani all'apostolato anzitutto con l'esempio,
e, all’ occasione, con un prudente consiglio e con un valido aiuto. I
giovani nutrano rispetto e fiducia verso gli adulti; quantunque siano
inclinati naturalmente alle novità, apprezzino come meritano le buone
tradizioni.
Anche i fanciulli hanno la loro attività apostolica. Secondo le proprie
forze sono veri testimoni viventi di Cristo tra i compagni.»
Alle comunità, alle associazioni e ai movimenti è
chiesto di non guardare alla PG come ad un impegno in più. Pur nella
diversità che li caratterizza, i gruppi, le associazioni e i movimenti
sono dono dello Spirito Santo, che ha ispirato sensibilità diverse per
arricchire la Chiesa (la diversità arricchisce e non divide). Essi
perciò sono protagonisti nella PG.
La mobilità del mondo giovanile, una certa omogeneità
dei suoi problemi, gli ambienti stessi che i giovani frequentano, le
trame di relazioni e di confronto ci chiedono di lavorare insieme se
davvero vogliamo raggiungere tutti.
Uno potrebbe chiedere: “oltre a tutti gli incontri e
gli impegni che ho devo anche partecipare alle iniziative della PG?”. La
domanda merita il massimo rispetto perché spesso la disponibilità data è
tantissima. Però questa domanda ha lo stesso senso di uno che chiede:
“Dopo che ho lavorato, studiato tutto il giorno, la sera devo anche
andare a cena a casa con la mia famiglia?”. Se uno inizia a mancare
spesso o sempre da casa non si accorge che la propria sorella è
fidanzata, la mamma è sola o il papà ha perso il lavoro. Cioè pur
facendo benissimo il proprio dovere di studente e/o di lavoratore non è
più parte della famiglia. Pur facendo un ottimo servizio, se restiamo
assenti dai progetti e dalle iniziative della PG ci perdiamo il senso di
un importante valore, per il quale Cristo è morto in Croce: l’Unità.
Ognuno scelga e agisca come il cuore gli detta.
Il nodo più duro da sciogliere resta l’atteggiamento
diffuso di presentarsi alle iniziative della Pastorale giovanile come ad
un distributore di benzina, dove fare rifornimento, ma continuare sulla
propria strada, senza confronto su obiettivi e iniziative.
Così vanno in fumo le tante energie e iniziative per i giovani che si
portano avanti in diocesi.
Anche per la Chiesa di Capua, dunque, la grande sfida
resta quella di un’ Unità da rendere visibile e per la quale spendersi.
Un’unità che significherà fare un’iniziativa in meno da soli e una in
più insieme. Per riconoscersi come Chiesa con la “C” maiuscola attorno
al nostro Pastore. Per non cadere nell’inganno di non sentire il bisogno
degli altri semplicemente perché… “non incontrandosi, non si conoscono;
non conoscendosi, non si stimano; non stimandosi non credono di dover
insieme collaborare”.
A partire da questo importante aspetto, che dà
l’impronta a tutto l’operare della PG, a livello diocesano si ha cura di
proporre vari momenti significativi a livello di preghiera, formazione,
festa, e servizio/carità, perché non ci si conformi alla mentalità del
nostro secolo e ci si avventuri in quella cultura del dare, unica a
riempire di senso la propria vita.
Di particolare attenzione rivestono gli interventi in
aiuto alle comunità giovanili piccolo e che più faticano nel divenire
protagonisti nella comunità e nella società. Per questo periodicamente
la PG va volentieri in visita alle comunità parrocchiali o partecipa ai
laboratori indetti dalle aggregazioni laicali ecclesiali per conoscere
sia le ricchezze presenti sul territorio, sia le povertà, che richiedono
una presenza.