Testimonianza
missionaria di Sr. Gabriella della Missione Manapisoa in Madagascar a cui è
gemellata la Parrocchia di S. Erasmo.
Questa
testimonianza è stata resa il giorno 30 gennaio 2000 alle ore 11.30 nella
Parrocchia di S. Erasmo.
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Buongiorno a tutti. Sono
contenta di rivedere tanti volti, che ho visto ieri sera e con i quali ho
pregato molto volentieri, partecipando alla bella celebrazione del movimento Catecumenale.
Là, in Madagascar, comincia ad esserci e, sono sicura che un po' alla volta
crescerà forte e rigoglioso come lo siete già voi; e così darà i suoi
frutti. I frutti però ci sono già, perché un sacerdote malgascio è già
stato ordinato nell'america latina; è ancora là per studi e poi ritornerà tra
noi a suscitare nuove vocazioni a questo movimento che sarà la speranza
dell'avvenire, insieme ai Carismatici ecc. |
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| Il Gruppo Missionaria della Parrocchia di S. Erasmo insieme con Suor Grabiella | |
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Quindi vi ringrazio e
vi invito a pregare innanzitutto; vedo che pregate molto il Rosario, Adorazione,
il Mercatino, le messe, ben partecipate e celebrate; e questi sono i frutti
della convinzione personale ed interiore che la preghiera. Essa è la forza di
tutti, di ciascuna vocazione. Difatti senza preghiera non si può stare in
piedi, e voi, con la vostra generosità, che collaborate con il vostro paesino a
quello di Manapsoa, con il quale siete in stretta collaborazione, ed io
faccio da intermediaria, perché s'intende, essendo italiana, e voi italiani,
traduco le lettere, vi trasmetto i loro sentimenti di riconoscenza, perché
anche il popolo malgascio è molto riconoscente, molto. |
Per esempio, nella
costruzione di Manapsoa voi avete mandato tanti soldi, e sono bastati per
la costruzione di sei aule in muratura, belle, forti, ed il popolo ha
partecipato con il lavoro, perché non ha soldi, con il trasporto della sabbia,
dei mattoni, dei pali per le impalcature, e con partecipazione di giornate di
lavoro gratuite, in modo da poter terminare i lavori, infatti è già stata
inaugurata il 26 dicembre scorso, giorno di S. Stefano. Vi sono
attualmente 210 alunni, suddivisi in sei classi dalla materna alla quinta
elementare. La media è di 35 alunni, per adesso, perché è il primo anno che
la costruzione è completa, però altrove, come nel grosso centro di Tosi,
la Chiesa madre, dove risiedono i padri carmelitani, e dove risiediamo anche
noi, e da dove ciascuna di noi, ogni mattina, parte per la sua direzione
missionaria.
Chi è incaricata
della visita e dei controlli a queste piccole scuole che sono lontane da 4 a 8
chilometri, da percorrere sovente a piedi, perché le strade non sono ancora
asfaltate, e non sempre si ha a disposizione un mezzo di trasporto. Qualcuna va
in bicicletta, oppure in motorino, altre a piedi. Quindi dico che è fonte di
gioia per noi sapere che voi collaborate, generosamente, e vi ringrazio, perché
anche il popolo malgascio manifesta la sua sincera riconoscenza, a noi
che facciamo da intermediarie. Voglio raccontarvi qualche piccola cosa, che può
dare un'idea.
Il primo giorno
dell'anno, vige la bella usanza di venire personalmente, possibilmente con tutta
la famiglia, ad augurare buon anno. S'intende che non vengono a mani vuote,
portano quello che hanno. Frutto del loro lavoro, del loro giardino, del loro
pollaio, e tanti anni fa avevano più possibilità, mentre adesso va sempre
diminuendo la possibilità di dare qualcosa. Ci trovavamo il pollaio riempito di
tante galline, oche, anitre. Pensate che un piccolo villaggio ci riforniva tutto
quanto necessario per l'anno in corso. E lì, augurare buon anno dura tutto
l'anno. Quando ti vedono per la prima volta, anche se si è a giugno-luglio,
loro ti augurano ancora buon anno, perché è la prima volta che ti incontrano
in quell'anno. Una bella abitudine. I bambini sono veramente simpatici, belli,
sempre sorridenti, e si accontentano di poco, o di niente. I loro giocattoli,
sono giocattoli che vi faranno ridere, perché i veri giocattoli come li avete
qui, non ci sono. Ci sono se li volete comperare, ma chi va a spendere soldi per
dei giocattoli? Quando non ve ne sono né
per il vitto né per l'alloggio, tanto meno per i vestiti? Loro allora trovano
scatole, rifiuti con cui giocare, grazie alla fantasia una scatola diventa un
camion o quant’altro passa per la testa di un bimbo.
Turisti ve ne sono, e
loro avendo più roba, buttano via come qui, di tutto. Bottiglie, scatole vuote
o anche piene, nelle immondizie. La sera, sempre su queste immondizie, si vede
qualche persona anziana, che con il bastone fruga per vedere se c'é qualcosa da
portare a casa, bottiglie anche vuote che adoperano, per esempio, le bottiglie
di plastica, che contengono acqua, ecc. vengono usate per metterci dentro una
candela e fare così luce quando e buio. Perché anche se in città c'é
l'elettricità e l'acqua potabile, per averle nella loro casa bisogna pagare
allora recuperano queste bottiglie, così il vento non può spegnere le candele
e fanno luce per tutta la sera. Queste persone che vanno a prendere i rifiuti,
veramente toccano il cuore di chi passa, perché ci fanno capire che noi qui
abbiamo tutto e anche di più del necessario, molto, molto di più, e non siamo
capaci alle volte, (non dico a voi perché siete generosi) di rinunciare
volontariamente a qualche cosa di superfluo, per dare la possibilità ad altri,
di tirarsi fuori un po' dalla loro miseria. Perché, s'intende, noi diamo sempre
la colpa a loro, alcuni dicono che non sanno lavorare, altri che sono svogliati,
ma vorrei vedere, se noi mangiassimo quello che loro mangiano, quali forze
fisiche avremmo per affrontare un lavoro di una giornata. Le nostre forze
fisiche vengono dal nutrimento, quindi non diamo troppo sovente dei giudizi, per
dire che sono fannulloni, perché non lo sono. Hanno anche da affrontare,
combattere certe malattie che qui non ci sono più, per grazia di Dio, come la
malaria, che incide molto nelle generazioni, io mi accorgo ed è quarant'anni
che sono là, ho visto bambini che adesso sono sposati ed hanno già figli, a
loro volta sposati di nuovo, e sono una generazione più debole, più fiacca,
perché ogni mese si ripetono le crisi di malaria. Mentre prima le crisi
duravano 4-5 giorni di febbre, e dopo tutto passava, adesso diventano otto,
dieci, e poi ci vuole la convalescenza, perché nei giorni di febbre non
mangiano, non ne hanno neanche voglia. Avrebbero bisogno quindi di un vitto
meglio preparato e non ne hanno. Così ne va di mezzo il lavoro, non sono pagati
sufficientemente o addirittura per come dovrebbero essere pagati, per cui tutto
contribuisce a sfiacchire l'organismo.
Oltre la malaria, c'é
anche la lebbra. Scientificamente, la lebbra oggi è stato provato che non è
contagiosa, tanto meno ereditaria, ma dipende solo dalla mancanza di igiene,
dalla mancanza di nutrimento sufficiente. Questo produce e rafforza la lebbra. E
sono tanti ancora ad avere questo problema. Noi abbiamo sette dispensari (sono
una sorta di astanteria, un’infermeria ben attrezzata), di cui tre sono famosi
perché curano anche queste malattie. Le nostre suore, infermiere, hanno sempre
curato i lebbrosi. Quando c'é necessità di interventi chirurgici, più
specifici, li portiamo al lebbrosario.
Anticamente questi
malati erano un po' allontanati, come si legge nel vangelo, erano lontani dai
villaggi, da soli, proprio perché si pensava che questa malattia fosse
contagiosa, mentre ora è stato provato che non lo è, allora questi malati,
dopo le cure, vengono riportati a casa, nelle loro case, e là vivono, e vengono
a fare le medicazioni, perché la lebbra mangia la carne, fa perdere le falangi,
e poi arriva a fare anche dei "buchi" nelle estremità, e sono
profondi, per cui si necessita di attrezzatura specifica per fare bene la
medicazione. Questo per ricordarci che anche noi che non abbiamo qui la lebbra,
la malaria, dobbiamo pensare a queste popolazioni che invece sono ancora in
queste situazioni. Speriamo che si arrivi ad annientarla totalmente. Ora però
bisogna combatterla con l'igiene e l'alimentazione necessaria. Per la malaria,
invece, si sente dire di un vaccino, e speriamo presto di poterlo utilizzare.
Voi sapete che quando le malattie sono "dei poveri" ed il terzo
mondo è un paese povero, non si trova mai la maniera di far uscire questi
vaccini in favore di queste popolazioni. Così ne va di mezzo la vita di tanta
gente, di quanti muoiono, per crisi di malaria, e per di più diventa sempre più
resistente alle medicine, che non fanno più l'effetto che facevano prima, e
quindi questi poveri pazienti vanno in coma, ma quando si risvegliano, non sono
più quelli di prima. I centri nervosi ne portano le conseguenze, nello studio e
nel lavoro non riescono rendere come prima. Queste crisi lasciano le loro
tracce, profonde, per sempre.
Anche i bambini sono
soggetti a queste malattie, perché le zanzare trasportano questi virus che
entrano nell'organismo producendo crisi che si ripetono quasi mensilmente. Per
esempio capita che vengano a scuola, e dopo, verso le dieci, hanno sonno,
mettono la testa sul banco, e dormono. La maestra va vicino per vedere cosa
hanno, per rendersi conto, e se ha la febbre vuol dire: Malaria! Se la febbre
non c'é vuol dire che non hanno mangiato al mattino, come al solito, e
specialmente durante questa stagione, perché lì è estate, hanno esaurito le
loro riserve di cibo, di riso. La loro dieta è riso al mattino, mezzogiorno e
sera, mentre in città ora cominciano a comperare anche un po' di pane. Le baguette.
Così cercano di completare un po' il loro nutrimento. Voi sapete, infatti,
quanto sia importante la varietà del nutrimento, che apporta al nostro
organismo, tutti i nutrienti ed i sali minerali necessari. Mentre loro,
purtroppo sono limitati a quel piatto di riso, a volte senza nient’altro.
La domenica si va a
fare il giro delle parrocchie, per fare la liturgia eucaristica, senza il prete
(i preti sono pochi) anche grazie al fatto che le distanze sono enormi, e per
fare queste distanze con qualsiasi mezzo, porta via tanto tempo. Queste
parrocchie vanno visitate almeno una volta all'anno, per dare a loro la
possibilità di accostarsi ai sacramenti. Mi ricordo che a mezzogiorno ci
portavano riso, e un po' di cocomeri, in insalata, senza olio. Quindi riso e
cocomeri. Per noi che siamo abituati a prendere carne, verdura, sembra
inappetibile. Ogni anno a Itosi, il centro più grande, a malincuore
dobbiamo dire di no a centinaia di bambini che vorrebbero incominciare a venire
a scuola. Perché i locali non sono mai sufficienti. Le offerte arrivano e sono
adoperate, ma la popolazione aumenta ed i bambini sono sempre troppi da
ospitare, ed anche nelle medie ogni classe arriva a 60-70 alunni. Per chi è
insegnante ha un'idea di cosa vuol
dire avere tanti bambini in una classe. E non sono bambini
"addormentati", sono bambini svegli e vivaci, come i nostri qui.
Adesso, per esempio, i
campi sportivi (lo sport è in auge), ed allora bisogna
procurare i palloni, che quando non ci sono si adoperano quelli che fanno loro
con gli stracci, oppure con i pompelmi che lì esistono in una varietà molto
grossa formata da una pelle molto spessa e forte che non si
rompe facilmente. Quello è il loro pallone. Si accontentano di
scatolette, scatoloni, che trovano nelle immondizie, gli allacciano una
cordicella che tirano, e quello per loro è un camion, una macchina, un
carretto. Così si divertono. Questo per dire come chi non ha, si accontenta di NIENTE.
E noi qui che abbiamo TROPPO, non siamo mai contenti, non abbiamo mai il
sorriso sulle labbra. Là, invece tutti
sorridono, tutti salutano, anche se non ti conoscono. Ora, da un po' di anni
sono arrivate anche le sette, ed i bambini di queste sette che passano a gruppi
per andare alla scuola pubblica, abbassano la testa e non sono capaci di
salutare. Per noi è una cosa enorme, perché là tutti salutano, sorridono, ti
danno la mano, anche se
non ti conoscono, ed è per loro una necessità di cuore, di fare questo gesto
di familiarità, di convivenza. Per dire che i valori diminuiscono grazie a
queste sette. I valori veri della persona umana. Valori che diminuiscono a causa
di queste sette. Alle nostre scuole cattoliche, noi accogliamo sia i protestanti
che gli anglicani, gli avventisti, ecc. perché siamo nell'ecumenismo, e li
accettiamo a condizione che loro *ASCOLTINO* il nostro catechismo, ad
ascoltare la Santa Messa, ed alla fine della loro scuola media (anche se non la
finiscono) tantissimi rimangono illuminati dalla fede e chiedono di farsi
cattolici, non siamo noi che li obblighiamo. Chiediamo loro di seguire le
lezioni semplicemente perché non ci sono le sale a disposizione dove
intrattenere gli alunni che non vogliono seguire.
Molto bello anche il
senso di partecipazione che c'é nei bambini, fin dall'inizio sentono PUR NON
AVENDO NIENTE. Un piccolo esempio che ci ha fatto veramente pensare. Sono
piccoli in braccio alla mamma, e vengono per bisogni diversi, ed allora se gli
si dà una caramella, questi bimbi sono golosi, ma non la mangiano subito. Ci
chiediamo allora perché non la mangia. Forse perché c'é la carta e loro non
la sanno svolgere, e domandando alla mamma lei risponde: "perché così la porta a casa, dove ci sono gli altri fratellini e
sorelline, e sa che deve fare partecipi gli altri del suo dolce. Ed a casa tutti
la leccano finché ce n'è un pochino." Questo avviene sia tra i
bambini che tra i grandi. Per fare in modo che gli altri siano COMPARTECIPI
della loro gioia. Questo è un piccolissimo esempio che vi dice come e fino a
che punto è la loro partecipazione. E sono contenti quando possono venirci a
dire: suora, nella mia famiglia adesso tutti stanno bene,quello ammalato
adesso sta bene ed è tornato a casa. Poi quando si parla con loro, ci
dicevano i missionari del posto, cominciate a parlare del riso e dei buoi. Perché
questi ultimi per loro sono l’unica "ricchezza", perché altrimenti
devono portare tutto sulle spalle o nella carriola. Però è capitato che le
suore del luogo, che sono nate dopo il nostro arrivo, vanno a visitare le
famiglie povere. Allora gli parlano delle ADOZIONI A DISTANZA che è
possibile fare. E quindi far venire qualcuno di loro a scuola senza pagare la
piccola retta che altrimenti dovrebbero pagare. Questa retta ci dà la
possibilità di pagare i professori, dato che non riceviamo nessun aiuto statale
per questo. Ci lascia la possibilità di aprire quante scuole vogliamo, senza
aiuti economici. E quindi noi dobbiamo a quelli che possono, chiedere la loro
partecipazione mensile, per far sì che qualcuno meno fortunato possa anche lui
andare a scuola. Se pensate che alle insegnanti si comincia con circa 50.000
lire al mese per arrivare alle 250.000. Uno stipendio che a noi farebbe ridere.
Questo perché le loro famiglie sono molto numerose. Quindi le esigenze di vitto
e vestiario sono conseguenti. Non arrivano a "sbarcare il lunario"
come si dice qui da noi. Non si può arrivare alla fine del mese con qualche
soldino messo da parte. C'é, infatti, una grande piaga, l'usura, che non si
riesce ad estirpare. Una volta, stavo dicendo, che andando a visitare la
famiglia di una ragazza che aveva intenzione di farsi suora, che noi chiamiamo aspiranti,ho
incontrato un povero, un contadino, vecchio che adesso non può più lavorare,
che prega, riflette, non legge perché non c'erano le scuole, quindi è
analfabeta; ma fa delle riflessioni.. Disse una volta questo contadino, che
aveva capito che cos'é l'umiltà. Per me, dice, l'umiltà è essere come la
terra. Perché la terra, vedete, riceve le cose belle e quelle brutte, il sole,
l'acqua, i semi, ma anche i rifiuti sia umani che animali, la spazzatura, e
fruttifica nonostante. Per noi uomini. Questo, dice, per me è l'umiltà. Quindi
l'umiltà è accettare tutto, sia il buono che il cattivo, il bello, il brutto,
quello che ci piace quello che non ci piace. Perché il Signore permette tutto
questo e l'umile lo accetta come volontà di Dio. Allarghiamo lo sguardo quindi
a tutti i bisogni del mondo.