| INDICE |
QUARTE MANSIONI |
Capitolo 1
Contenti e soddisfazioni che si provano nell'orazione, e in che si distinguano dai gusti spirituali - Gioia provata nell'intendere la differenza tra l'immaginazione e l'intelletto, cosa assai utile per coloro che durante l'orazione vanno soggetti a molte distrazioni
1 - Per parlare delle quarte mansioni devo raccomandarmi, come ho già fatto,
allo Spirito Santo e supplicarlo che parli in luogo mio, non altrimenti che per
poter dire e far capire qualche cosa delle mansioni che rimangono.
Qui comincia il soprannaturale, parlar del quale è assai difficile, a meno
che non mi aiuti Sua Maestà, come ha fatto in un un altro mio scritto dove, -
circa quattordici anni fa - ho riferito quello che ne avevo inteso.
Presentemente, mi sembra di avere un po' più di luce su questi favori che Dio
accorda alle anime; ma quanto a spiegarli, è un'altra cosa. Se Dio vuole che ne
ricaviate qualche utile, li spieghi Lui, altrimenti lasci stare...
2 - Queste mansioni, essendo più vicine all'appartamento reale, sono di una
magnificenza così grande e contengono meraviglie così stupende che invano si
sforza l'intelletto a cercar termini sufficienti per riprodurle meno
imperfettamente. Coloro che non hanno esperienza vi troveranno molte oscurità,
mentre gli altri mi comprenderanno benissimo, soprattutto se la loro esperienza
sarà grande.
Parrà che per arrivare a queste mansioni occorra aver vissuto a lungo nelle
altre. Se in via ordinaria è vero che bisogna passare per le mansioni
precedenti, tuttavia, come avrete sentito più volte, non è di regola assoluta,
perché Dio distribuisce i suoi beni come vuole, quando vuole e a chi vuole,
senza far ingiuria ad alcuno.
3 - Le bestie velenose entrano raramente in queste mansioni; e se vi entrano, invece di far danno, sono piuttosto di vantaggio. Anzi, in questo grado di orazione è meglio secondo me, che esse vi entrino e vi scatenino la guerra, perché in mancanza di altre tentazioni può darsi che il demonio s'intrometta nelle consolazioni di Dio e inganni le anime, facendo loro maggior danno che non con le solite tentazioni. Tali anime, infatti, non vi guadagnano che ben poco, perché il maligno toglie loro ogni occasione di merito con lasciarle in continua pace. La quale, quando è sempre nello stesso grado, non mi pare molto sicura, essendo impossibile in questa vita che lo Spirito di Dio stia in noi sempre nel medesimo modo.
4 - Parliamo ora di ciò che ho promesso, vale a dire della differenza fra i
contenti che si provano nell'orazione e i gusti spirituali.
Con il nome di contenti mi pare si possano intendere quei sentimenti soavi
che ci procuriamo da noi, facendo meditazione o pregando il Signore.
Benché siano effetto di nostra industria, richiedono sempre il concorso di
Dio: cosa che bisogna sottintendere in qualsiasi fatto che verrò esponendo,
perché senza di Lui non possiamo far nulla.
Si hanno contenti anche dalle buone opere che facciamo, in quanto che,
vedendovi un frutto del nostro lavoro, godiamo d'esserci impiegati in tal modo.
Ma, pensandoci bene, vediamo che si provano i medesimi sentimenti anche per
molte cose terrene, come per una grande fortuna che ci venga inopinatamente, per
l'incontro improvviso di una persona molto cara, per il buon esito di un affare
importante o di un'altra cosa assai grave che ci attiri l'approvazione di tutti,
oppure per veder ritornare vivo il marito, un fratello, un figlio di cui si era
già pubblicata la morte.
Vi sono contenti così grandi che perfino fan piangere, come io stessa ho
veduto e come qualche volta è successo anche a me. Ora, se questi contenti sono
naturali, tali mi sembrano anche quelli che procedono dalle cose di Dio.
Se i primi non sono cattivi, i secondi sono più nobili, perché cominciano da
noi e finiscono in Dio, mentre i gusti cominciano da Dio e si fanno sentire
dalla natura, procurandoci tanto piacere quanto í contenti di poco prima, e
assai di più.
Oh, Gesù, se mi potessi spiegar meglio!... Mi par di vedervi una grandissima
differenza, ma non so come farmi capire. Lo faccia il Signore!...
5 - Mi ricordo in questo momento del versetto che diciamo in fine all'ultimo
salmo di Prima: Cum dilatasti cor meum (Quando dilatasti il cuor mio, Sal 118,
32).
Chi ha grande esperienza non ha bisogno di altro per conoscere la differenza
in questione; ma per chi non ne ha, occorrono più ampie spiegazioni.
I contenti sopra accennati, non solo non dilatano il cuore, ma pare, in via
ordinaria, che lo stringano alquanto, nonostante derivino dal vedere che si
lavora per Iddio. Sgorgano pure certe lacrime angosciose, che sembrano quasi
spremute da passione.
Ignorante come sono, so ben poco di ciò che siano le passioni dell'anima. Se
lo sapessi, e sapessi distinguere ciò che procede dalla nostra natura e
sensibilità, mi farei capire un po' meglio. Certe cose le saprei meglio
dichiarare se, oltre averle provate per esperienza, le avessi anche intese. Lo
studio e la scienza sono utilissimi in ogni cosa.
6 - L'esperienza da me avuta di questo stato, vale a dire dei contenti e dei
gusti della meditazione, consisteva in questo, che se pensando alla passione del
Signore mi mettevo a piangere, non potevo più cessare se non quando mi sentivo
la testa indolenzita. E altrettanto mi accadeva quando pensavo ai miei peccati:
tutte cose che costituivano per me una grande grazia di Dio.
Presentemente non voglio esaminare quale dei due fenomeni sia il migliore,
sei contenti o i gusti spirituali, ma soltanto dirne la differenza.
In queste lacrime e desideri vi concorre alle volte la natura, in quanto
dipendono dalle nostre disposizioni; ma, come ho detto, benché provengano da
tali cause, finiscono sempre in Dio, e perciò si devono molto stimare, purché
entri l'umiltà a farci conoscere che non per questo siamo migliori degli altri.
Non si può infatti sapere se tali effetti provengano tutti dall'amore, nel qual
caso sarebbero un puro dono di Dio.
Per lo più queste devozioni sono delle anime che stanno nelle mansioni
precedenti, dove il lavoro consiste quasi sempre nel meditare e nel discorrere
con l'intelletto.
In ciò esse fanno bene, non essendo loro concesso di più.
Ma sarebbe meglio che ogni tanto si occupassero in far atti di lode e d'amore
di Dio, rallegrandosi della sua bontà e del suo essere divino, desiderando il
suo onore e la sua gloria: e ciò nel miglior modo possibile, perché si tratta di
sentimenti che eccitano molto la volontà. Se il Signore ci concede di emettere
questi atti, guardiamoci bene dal troncarli sotto pretesto che sia terminato il
tempo di meditazione.
7 - Essendomi già dilungata altrove intorno a ciò, non voglio aggiungere più
nulla. Desidero soltanto avvertirvi che per inoltrarsi in questo cammino e
salire alle mansioni a cui tendiamo, l'essenziale non è già nel molto pensare,
ma nel molto amare, per cui le vostre preferenze devono essere soltanto in
quelle cose che più eccitano all'amore.
Forse non sappiamo ancora in che consista l'amore, e non mi meraviglio.
L'amore di Dio non sta nei gusti spirituali, ma nell'essere fermamente risolute
a contentarlo in ogni cosa, nel fare ogni sforzo per non offenderlo, nel pregare
per l'accrescimento dell'onore e della gloria di suo Figlio e per l'esaltazione
della Chiesa cattolica.
Questi sono i segni dell'amore, non già non distrarsi, quasi basti la più
piccola divagazione per mandare a monte ogni cosa.
8 - Per l'instabilità del pensiero, mi sono trovata anch'io varie volte in
grandissima afflizione. Ma da poco più di quattro anni sono giunta a conoscere,
per esperienza, che il pensiero, o, a meglio intenderci, l'immaginazione, non è
la stessa cosa che l'intelletto.
Ne ho interrogato un dotto ed ho saputo con mia grande soddisfazione che
veramente è così. Non riuscivo infatti a spiegarmi come mai l'intelletto, che
pure è una potenza dell'anima, rimanga alle volte intontito, mentre il pensiero
sia quasi sempre così instabile da non poter esser fermato che da Dio.
E quando Dio lo ferma, ci par quasi d'esser fuori dal corpo. Insomma, mi
pareva che le potenze dell'anima fossero occupate e stessero raccolte in Dio,
mentre il pensiero vagava in mezzo alle distrazioni, e ciò mi stupiva.
9 - Prendete in acconto, o Signore, tutto ciò che la nostra ignoranza ci fa
soffrire in questo cammino! Il male deriva dal credere che non si debba far
altro che pensare a Voi, per cui non osiamo interrogare i dotti, né conosciamo
di che cosa abbiamo bisogno.
E così, per non intenderci, sopportiamo terribili sofferenze, credendo alle
volte che sia grave peccato, non solo il cattivo, ma persino il buono.
Da qui procedono le afflizioni di molte persone di orazione - almeno di gran
parte di quelle che sono poco istruite - e il lamentarsi delle loro pene
interiori; da qui le malinconie, la perdita della salute e l'abbandono
definitivo dell'orazione: dal non pensare, cioè, che abbiamo in noi un mondo
interiore.
Come non possiamo fermare il movimento del cielo che continua sempre nella
sua corsa vertiginosa, così non possiamo fermare il pensiero.
E noi intanto, immaginandoci che dietro al pensiero vadano anche le altre
potenze, crediamo di smarrirci e di impiegare malamente il tempo che passiamo
innanzi a Dio, quando invece può darsi che mentre l'anima è assorta in Lui nelle
mansioni più elevate, il pensiero si aggiri nelle vicinanze del castello
soffrendo e lottando fra una quantità di bestie feroci e velenose, con grande
suo merito.
Perciò non dobbiamo turbarci, né abbandonare l'orazione, che è appunto lo
scopo del demonio, ma persuaderci che la maggior parte di queste inquietudini e
sofferenze derivano dal non conoscere noi stessi.
10 - Proprio ora, mentre scrivo queste righe, mi vien da osservare ciò che
succede nella mia testa.
Accenno al gran rumore di cui me la sento intontita, così grande che in
principio mi pareva di non poter obbedire a chi mi aveva ordinato di scrivere.
Si direbbe che vi sian dentro fiumi molto grandi, cascate di acqua, uccelli in
gran numero e fischi: e non già nelle orecchie ma nella sommità della testa,
dove, a quanto dicesi, risiede la parte superiore dell'anima.
Andai soggetta a questo fenomeno molte altre volte, e mi pare che il gran
movimento dello spirito salga in su velocemente. Piaccia a Dio che ricordi di
dirne la causa nelle mansioni seguenti, perché qui non vien bene.
Può darsi che il Signore mi abbia mandato ora questo mal di testa per farmelo
meglio comprendere. Ma nonostante il rumore di cui me la sento ripiena, niente
m'impedisce di applicarmi all'orazione e di continuare a scrivere, perché
l'anima è tutt'intera nel riposo e nell'amore, con i suoi desideri e la sua
chiara conoscenza.
11 - Ma se la parte superiore dell'anima risiede nella sommità della testa,
perché non ne rimane disturbata?
Non lo so, eppure è così. Questo rumore dà pena quando l'orazione non è
accompagnata da sospensione; ma durante la sospensione non dà alcun disturbo.
Sarebbe veramente deplorevole se per questo inconveniente dovessi abbandonare
l'orazione!... così pure dei pensieri.
Non è ragionevole inquietarsene: dobbiamo trascurarli.
Se provengono dal demonio, il maligno vedendo che non ce ne curiamo, ci
lascerà in pace.
Ma spesso avviene che procedano dalla debolezza lasciata in noi con molti
altri inconvenienti dal peccato di Adamo. Allora sopportiamoli con pazienza per
amor di Dio, come sopportiamo la necessità di mangiare e dormire, senza poterne
fare a meno, nonostante la molestia che ne abbiamo.
12 - Riconosciamo la nostra miseria e sospiriamo a quel soggiorno dove più
nessuno ci disprezzi. (Cantico 8,1)
Queste, come mi ricordo di aver alle volte sentito dire, sono parole della
Sposa dei Cantici, e io non vi trovo migliore applicazione, non essendovi certo
in questa vita umiliazione e disprezzi così grandi da potersi paragonare a
queste lotte interiori.
Quando interiormente si è in pace, si sa sopportare qualsiasi lotta e
turbamento; ma fuggire la moltitudine delle preoccupazioni terrene per ritirarci
in un riposo che Dio stesso ci facilita, e trovarne gli ostacoli in noi stessi,
oh! è un tormento penosissimo, quasi insopportabile!...
Perciò, Signore, portateci in quel luogo dove queste miserie non ci
disprezzino più, perché alle volte sembra proprio che si prendano gioco
dell'anima!
Però, se in questa vita Dio ne libera qualcuno, è soltanto quando egli giunge
all'ultima mansione, come, a Dio piacendo, dirò.
13 - Quanto all'intensità della pena e alla guerra che queste miserie
scatenano, non credo che tutte le anime ne debbano soffrire come la mia, che per
essere stata tanto cattiva ne soffri per molti anni, quasi a vendetta di se
stessa.
Siccom questa lotta mi fu assai penosa, credo che sia tale anche per voi, e
per ciò ve ne parlo ad ogni istante, sperando, una volta o l'altra, di farvi
intendere che, trattandosi di una cosa inevitabile, non ve ne dovete inquietare
né affliggere.
Maciniamo la nostra farina senza curarci di questa battola di molino, facendo
agire la nostra volontà e il nostro intelletto.
14 - Questo disturbo si sente più o meno. a seconda della salute e dei tempi.
La povera anima si rassegni a soffrire, anche se non ne ha alcuna colpa. Del
resto, commettiamo tanti altri difetti che è doveroso aver pazienza!
Siccome siamo poco istruite, e non bastano a farci trascurare questi pensieri
né i consigli che ci danno, né ciò che leggiamo nei libri, non mi pare che sia
tempo perduto fermarmi più a lungo a consolarvi, per il caso che ne abbiate
bisogno, perché nulla saprò fare se Dio non vi darà la sua luce.
È necessario - e il Signore lo vuole - che ricorriamo a tutti quei mezzi che
ci siano di aiuto a ben conoscerci, per non addebitare all'anima ciò che è puro
effetto della nostra mobile fantasia, della natura e del demonio.
Capitolo 2
Prosegue sul medesimo argomento, e dichiara con un paragone cosa siano i gusti spirituali e come non bisogna cercarli
1 - Dove mi sono perduta, mio Dio!...
Non so neppure cosa stavo dicendo. Gli affari e la poco salute mi hanno
interrotta sul più bello. E così, data la mia poca memoria e la mancanza di
tempo per rileggere ciò che ho scritto, questo lavoro non sarà che un disordine
completo.
E chi sa se non sia una confusione continua anche quello che dico! Tale
almeno è l'impressione che ne ho.
Dei contenti spirituali mi pare di aver detto che alle volte si mischiano con
le nostre passioni, così da far uscire in singulti.
Ho udito dire di alcuni che si sentono stringere il petto e vanno soggetti a
certi movimenti esteriori da cui non possono difendersi: perdono sangue dal
naso, ed altri simili inconvenienti.
Io non ne so nulla, perché queste cose non mi sono mai avvenute, ma credo che
quelle persone ne debbano uscire consolate, perché, come ho detto, va tutto a
finire in un grande desiderio di piacere a Dio e di goderlo.
2 - Ma quelli che io chiamo gusti di Dio, e a cui altrove ho dato il nome di
orazione di quiete, sono molto diversi, e lo sanno anche coloro che per bontà di
Dio ne hanno fatto la prova.
Supponiamo per meglio intenderci di vedere due fontane i cui bacini si
riempiono di acqua.
Ignorante e di poco ingegno come sono, non trovo nulla di più adatto per
meglio spiegare certe cose di spirito quanto l'acqua che io amo assai e che ho
osservato con attenzione speciale, a preferenza di ogni altro elemento.
Del resto non vi dev'essere cosa, creata da un Dio tanto grande e sapiente,
che non nasconda moltissimi segreti dai quali non ci sia possibile ricavare
grandi utilità, non meno di coloro che se n'intendono. Sono anzi persuasa che
ogni minima creatura di Dio, sia pure una piccola formica, occulti più
meraviglie di quante se ne sappiano immaginare.
3 - Dunque, questi due bacini si riempiono di acqua, ma in modo diverso. In
uno l'acqua viene da lontano per via di acquedotti e di artificio, mentre
l'altro, essendo costruito nella sorgente, si riempie senza rumore.
Se la sorgente è abbondante, com'è questa di cui parliamo, non solo riempie
il bacino, ma questo, a sua volta, rigurgita in un grosso ruscello continuamente
alimentato, senza bisogno di condutture o d'artificio. E in ciò consiste la
differenza.
L'acqua che viene per i condotti rappresenta, secondo me, i contenti che
sgorgano dalla meditazione e che noi ci procuriamo con le nostre riflessioni,
meditando sulle creature e stancandoci l'intelletto. Siccome sono frutto di
nostra industria, quando devono apportare all'anima qualche vantaggio, lo fanno
con rumore.
4 - Nell'altro bacino, invece, l'acqua deriva dalla stessa sorgente che è
Dio; e quando Sua Maestà si compiace di accordare qualche grazia soprannaturale,
l'acqua fluisce nel più profondo dell'anima con pace, dolcezza e tranquillità
inesprimibile, senza che si sappia donde e in che modo scaturisca.
Si tratta di gioie e di diletti che, sebbene da principio non si facciano
sentire nel cuore, come quelli del mondo, in seguito inondano ogni cosa. L'acqua
si riversa per ogni mansione e in tutte le potenze, sino a raggiungere il corpo:
perciò ho detto che comincia in Dio e finisce in noi. In questo gusto e soavità
l'uomo esteriore va tutto immerso, come sa bene chi l'ha provato.
5 - Scrivendo queste righe, ricordo il versetto accennato: Dilatasti cor meum,
nel quale si dice che il cuore si è dilatato. Tuttavia, mi pare che questi
effetti, invece di nascere dal cuore, provengano da un punto più interno, come
da una cosa molto profonda.
Penso che debba essere dal centro dell'anima, come più tardi ho inteso, e più
avanti dirò.
Scopro in noi tanti segreti che spesse volte ne rimango stupita. E quanti
altri ve ne devono essere!...
O Signor mio e Dio mio! Come sono grandi le vostre meraviglie! E noi qui, da
poveri ed ignoranti pastorelli, pensiamo di poter capire qualche cosa di quello
che Voi siete!
E che è questo qualche cosa, se non un niente, dato che non conosciamo
neppure i molti segreti che sono in noi?
Ma se dico un niente, è solo in paragone del moltissimo che c'è in Voi, non
già perché non sia assai grande quello che possiamo ammirare nelle vostre opere.
6 - Ritorniamo a quel versetto che mi può servire per far comprendere la
dilatazione di cui parlo.
Appena l'acqua celeste comincia a sgorgare dalla sua sorgente, vale a dire
dal profondo di noi stessi, sembra che il nostro interno si vada dilatando ed
ampliando, empiendosi di beni eccellenti ed ineffabili, tanto che la stessa
anima non sa comprendere ciò che allora riceve. Sente come una specie di
profumo, quasi che nel fondo del nostro interno vi sia un braciere sul quale
vengano gettate squisitissime essenze odorose.
Il fuoco non si vede, né si sa dove sia, ma il calore e il fumo odoroso
penetrano tutta l'anima, arrivando spesso, come ho detto, ad investire anche il
corpo.
Badate bene d'intendermi! Non si sente né calore, né odore, ma un qualche
cosa di più delicato. Se mi servo di questi paragoni, è per farmi capire.
Chi non l'ha provato si persuada che è così e che lo si sente assai bene.
L'anima lo sente più chiaramente di quanto io mi sappia esprimere. Non è questa
una cosa che si possa immaginare di sentire, perché non vi riusciremmo neppure
impiegandovi tutte le nostre diligenze.
E da ciò si vede che non è opera del nostro metallo, ma dell'oro purissimo
della Sapienza divina. Benché le potenze non mi sembrino ancora nell'unione,
pure vi si trovano come assorte, rapite di meraviglia innanzi a ciò che succede.
7 - Parlando di queste cose interiori, può darsi che intorno a qualche
particolare non vada d'accordo con quel che ho detto in altri luoghi. Ma ciò non
deve far meraviglia, perché sono ormai passati quasi quindici anni, e può essere
che ora il Signore mi abbia dato maggior lume che non in quel tempo.
Tanto adesso che allora sono sempre capace d'ingannarmi, ma non mai di
mentire: con la grazia di Dio soffrirei piuttosto mille morti. Dico le cose come
le intendo.
8 - Però mi sembra che in qualche maniera la volontà debba state unita alla
volontà di Dio. Ma queste cose di orazione si conoscono meglio esaminando gli
effetti e le opere che ne seguono: infatti, per provarle non v'è crogiuolo
migliore. Per chi le riceve, è grandissima grazia se ne ha insieme
l'intelligenza, e maggiore se non ritorna indietro.
Voi forse, figliuole, vorreste aver subito questa specie di orazione, e non
ne stupisco, perché l'anima non ha ancora finito di comprendere ciò che Dio
accorda in questo stato, né il grande amore con il quale Egli l'avvicina a sé,
che subito si sente presa dal desiderio di conoscere come queste grazie si
acquistino. Perciò vi voglio dire quello che ho potuto capire.
9 - Prescindiamo dal caso in cui il Signore si degni di accordarcele
unicamente perché così gli piace. Egli ne sa il motivo, e noi non ci dobbiamo
intromettere.
Dopo aver fatto ciò che si esige per le mansioni precedenti, si richiede
umiltà e ancora umiltà. Questa virtù inclina il Signore ad accondiscendere alle
nostre brame.
E il primo segno per vedere se ne siete in possesso è credere fermamente che
di queste grazie e gusti divini siete indegne, e che mai vi saranno accordati in
tutta la vostra vita.
Ma voi mi direte: Se non le dobbiamo procurare, in che modo le potremo avere?
Rispondo che non vi è modo migliore di quello che ho detto, vale a dire, di
non procurarle. Ed eccone le ragioni.
La prima, che per ricevere queste grazie è necessario amare il Signore senza
alcun interesse.La seconda, che è mancanza di umiltà credere che i nostri
meschini servizi possano meritare un tal bene.
La terza, che la vera disposizione per noi, che abbiamo tanto offeso il Signore,
non è già di aspirare ai gusti spirituali, ma di bramare sinceramente di
soffrire e di renderci simili a Lui
La quarta, che se Dio si è obbligato a concedere la gloria a chi osserva i
comandamenti, non lo si è affatto quanto a dare queste grazie, perché possiamo
salvarci anche senza di esse, ed Egli sa meglio di noi quello che ci conviene, e
chi siano i suoi veri amanti.
So di alcune persone che camminano per la via dell'amore nel modo che si
deve, vale a dire con l'unico desiderio di servire il loro Dio crocifisso;
eppure non solo non domandano consolazioni, ma nemmeno le desiderano, sino a
supplicare il Signore a non volerle dar loro in questa vita.
E questa è la pura verità che io so di preciso, perché sono persone di mia
conoscenza.
La quinta ragione è che faticheremo inutilmente. Siccome quest'acqua non è
condotta per via di canali come la precedente, se la fonte si rifiuta di
produrla, ci stancheremo senza alcun risultato.
Voglio dire che nonostante le nostre frequenti meditazioni e gli sforzi che
facessimo per versar lacrime, l'acqua non verrebbe ugualmente, perché non
scaturisce da qui. Dio la concede a chi vuole, e spesso nel momento in cui meno
si pensa.
10 - Siamo di Dio, sorelle. Egli faccia di noi quello che vuole e ci conduca per dove meglio gli piace! Se ci umiliamo e ci distacchiamo veramente - dico veramente e non già nell'immaginazione che spesso ci inganna - se veramente dunque ci distacchiamo da tutto, il Signore non lascerà di farci queste grazie e molte altre ancora, superiori a ogni nostro desiderio. Sia Egli per sempre lodato e benedetto!
Capitolo 3
Tratta dell'orazione di raccoglimento - Ordinariamente Dio l'accorda prima della precedente, che è quella dei gusti divini - Effetti dell'una e dell'altra.
1 - Gli effetti di questa orazione sono molti, e ne dirò alcuni. Ma prima
voglio parlare dell'orazione che ordinariamente la precede. Non ne dirò che
poche parole, perché ne ho già parlato altrove.
Si tratta di un raccoglimento che mi sembra anch'esso soprannaturale.
Benché non consista nello starsene al buio, nel chiudere gli occhi e in altre
cose esteriori, tuttavia gli occhi si chiudono e si desidera la solitudine.
E con ciò pare che senza alcuna fatica si vada costruendo l'edificio
dell'orazione precedente. I sensi e le altre cose esteriori sembrano rinunciare
a ogni loro diritto, per dar modo all'anima di ricuperare i suoi che aveva
perduti.
2 - Coloro che ne trattano, dicono che l'anima rientra in se stessa e che
alle volte sale sopra se stessa. Ma se io mi servo di questo linguaggio, non
riesco a dir nulla. Io ho questo di cattivo: di pensare che voi intendiate le
espressioni che mi fabbrico io, le quali forse non saranno intese che da me.
Immaginiamoci dunque che i sensi e le potenze - che secondo il paragone
adottato, sono gli abitanti del castello - siano fuggiti fuori e vivano da
giorni ed anni con gente straniera, nemica del bene del castello.
Riconoscendo finalmente il loro torto, ritornano, si avvicinano al castello,
ma non si decidono ad entrarvi per la tirannia della cattiva abitudine
contratta. Tuttavia, girano intorno e non tradiscono più.
Il gran Monarca che risiede nel castello, vedendo la loro buona volontà si
lascia impietosire, e nella sua grande misericordia decide di chiamarli a sé.
A guisa di buon pastore, emette un fischio tanto soave da non esser quasi
percepito, ma con il quale fa loro conoscere la sua voce, acciocché lasciata la
via della perdizione, rientrino nel castello.
E ciò fanno immediatamente, perché quel fischio è di così grande efficacia da
districarli da tutte le cose esteriori fra le quali vivevano. Mi sembra di non
essermi mai spiegata così bene come in questo momento.
Quando il Signore accorda questa grazia, si ha un aiuto particolare per
cercar Dio in noi stessi. Qui lo si trova meglio e con maggior profitto che non
nelle creature, e qui afferma d'averlo trovato anche S. Agostino dopo averlo
cercato altrove.
3 - Ma non crediate che si possa ottenere il raccoglimento procurando di
applicare l'intelligenza a considerare che Dio è in noi, o cercando di
rappresentarcelo nell'anima mediante l'immaginazione.
Questo sarà un ottimo ed eccellente metodo di meditazione, perché fondato
sulla verità dell'inabitazione di Dio, ma non è quello che io intendo dire,
perché, dopo tutto, è sempre una cosa che con l'aiuto del Signore può essere
fatta da chiunque.
Non così di quello che intendo io, perché alle volte gli abitanti si trovan
nel castello prima ancora che si cominci a pensare a Dio. Non so come vi siano
entrati, né come abbiano udito il fischio del pastore. Ciò non fu certamente per
le orecchie, con le quali non si percepisce nulla, ma per aver sentito un certo
vivo desiderio di ritirarsi soavemente nell'interno.
Mi capirà bene chi ne avrà l'esperienza, perché io non so spiegarmi di più.
Mi pare di aver detto che succede come di un riccio o di una tartaruga quando
si ritirano in se stessi. Colui che lo scrisse deve averlo inteso assai bene.
Però questi animali si ritirano quando vogliono, mentre qui non dipende da noi,
ma solo da Dio quando ce ne vuol favorire.
Dovendo essere chiamati ad occuparsi in modo speciale di ciò che riguarda
l'interiore, sono persuasa che Dio non conceda questa grazia se non a coloro che
van staccandosi da tutto, se non con l'opera, perché impediti dal loro stato,
almeno con il desiderio.
E se questi che Dio invita a salire gli lasciano mano libera, posso affermare
che non si fermeranno qui.
4 - Chi scopre in sé questi effetti ne ringrazi molto il Signore, essendo
doveroso che si mostri riconoscente, e in tal modo si disporrà ad altre grazie
più grandi.
Inoltre, questo stato serve per abituarci - come si consiglia in alcuni libri
- a tralasciare ogni discorso per attendere a quello che Dio fa in noi.
Però, se il Signore non ha ancora cominciato a sospenderci, non so se si
potrà così fermare il pensiero da non averne più danno che vantaggio. Su questo
argomento hanno molto discusso alcune persone spirituali, ma io - confesso la
mia poca umiltà - non ho mai trovato nelle loro ragioni tanta forza da farmi
arrendere a quello che dicevano.
Una di loro mi allegò un certo libro del santo - come credo che sia - fra
Pietro d'Alcantara, a cui mi sarei sottomessa volentieri perché se n'intendeva.
Orbene, leggendo insieme quel libro, lo trovammo del mio stesso parere.
Non si esprime con le medesime parole, ma da ciò che dice si capisce che
l'amore dev'essere già acceso.
5 - Può darsi che m'inganni, ma ecco i motivi su cui mi appoggio.
Primieramente, perché in queste cose di spirito fa più chi meno pensa e meno
vuol fare. Dobbiamo essere come un povero bisognoso che sta innanzi a un grande
e ricco imperatore: chiedere, abbassare gli occhi e aspettare con umiltà.
Quando Dio ci farà capire per certe sue vie segrete che ci sta ascoltando,
allora, giacché ci ha permesso di stargli innanzi, sarà bene che ci mettiamo in
silenzio, procurando - ciò che potendo non sarà male - di non porre in moto
l'intelletto.
Ma se notiamo che il Re non ci ha né veduti né sentiti, guardiamoci bene
dallo star là come tonti, a guisa di anime che per essersi sforzate di frenare i
pensieri e violentate per non pensare a nulla, si trovano in più grande aridità
e forse in maggiore inquietudine d'immaginazione. Dio vuole che gli facciamo
delle domande, che pensiamo di essere alla sua presenza, persuasi che Egli
conosca quello che ci conviene. Non so affatto persuadermi che le industrie
umane possano avere qualche valore in cose che Dio ha riservate a sé.Sembra che in queste Egli abbia posto dei limiti, mentre ne ha lasciate
libere molte altre che con il suo aiuto possiamo fare anche noi - sempre fin
dove ce lo permetta la nostra miseria - come le penitenze, l'orazione e le altre
buone opere.
6 - La seconda ragione è che queste operazioni interiori sono soavi e
pacifiche, mentre ciò che vien fatto con pena è più di danno che di vantaggio.
(Chiamo fatte con pena quelle azioni che esigono uno sforzo, come i1 trattenere
il respiro).
L'anima deve abbandonarsi nelle mani di Dio, affinché Egli ne faccia quel che
vuole; deve dimenticarsi di ogni suo interesse e fare il possibile per
rassegnarsi alla sua divina volontà.
La terza ragione è che la stessa preoccupazione di non pensare a nulla può
eccitare a pensare molto.
La quarta, perché non vi è nulla di più utile e di più gradevole a Dio che
dimenticarci di noi stessi, dei nostri interessi, delle nostre soddisfazioni
personali, per occuparci del suo onore e della sua gloria.
Ora, come può dimenticarsi di se stesso chi è tutto intento a non distrarsi,
sino a non permettere che la sua intelligenza e i suoi affetti si muovano a
desiderare la maggior gloria di Dio e a rallegrarsi per quella che già gode? Se
é Dio che sospende l'intelletto, gli dà da occuparsi in altro modo, e ciò
mediante una illustrazione così chiara che esso ne rimane assorto, persuaso che
per certe cose non può proprio far nulla.
Tuttavia, e senza che ne sappia il modo, si trova meglio ammaestrato che non
con l'impiego di tutte le sue diligenze, con le quali piuttosto si sarebbe fatto
del danno.
Siccome Dio ci ha dato le potenze per aiutarci ad agire, non vedo perché si
debbano sospendere, tanto più che ad ogni loro azione ha da corrispondere un
premio. Lasciamole fare il loro ufficio, fino a quando Dio non si degni elevarle
a uno più grande.
7 - Per l'anima che Dio ha voluto mettere in questa mansione, non vi è nulla
di più conveniente, secondo me, che di attenersi a quello che ho detto: cioè,
procurare, senza rumore e senza violenza, d'impedire che l'intelletto discorra,
ma senza sospenderlo, né sospendere il pensiero, bensì impiegarlo nel ricordarsi
della presenza di Dio e della sua natura divina.
Se l'intelletto si sospende da solo per quello che sente in sé, ciò sia alla
buon'ora, purché si guardi dal volere intendere di che si tratta. Il dono è
fatto solo alla volontà, e bisogna lasciarglielo godere senza ricorrere ad
alcuna industria, eccetto a qualche parola amorosa. Del resto, avviene spesso in
questo stato che, pur non procurandolo, si rimanga li senza pensare a nulla,
benché solo per poco.
8 - Sul principio di questa mansione ho parlato dell'orazione dei gusti
divini, poi sono passata all'orazione di raccoglimento, della quale avrei dovuto
parlare prima, perché meno alta di quella, e mezzo per raggiungerla.
Dunque, nell'orazione di raccoglimento non si deve mai smettere di meditare e
di discorrere con l'intelletto. Nell'altra invece, nella quale l'acqua si trova
nella stessa sorgente e non per via di canali, l'intelletto, come ho detto in
altro luogo, si sospende da sé o si sente sospendere dal fatto di non poter
capire ciò che avviene; e così va girando da una parte all'altra come intontito,
incapace di fissarsi in alcuna cosa.
Questa agitazione inquieta molto la volontà, che nel frattempo è tutta
immersa nel suo Dio. Ma essa non se ne curi, perché perderebbe buona parte di
ciò che gode: lasci stare l'intelletto e si abbandoni fra le braccia dell'amore.
Il Signore le insegnerà quello che dovrà fare: cioè, riputarsi indegna di tanto
bene e impiegarsi in atti di ringraziamento.
9 - Volendo trattare dell'orazione di raccoglimento, ho tralasciato gli
effetti di quella dei gusti divini e i segni dai quali si può conoscere chi ne è
favorito. A quanto si sperimenta, si tratta di una dilatazione o aumento di
anima.
Ecco una sorgente da cui l'acqua non ha via di uscita, ma il cui bacino è
così fatto che quanto più acqua riceve, tanto più cresce di capacità. Così
sembra anche qui, perché, oltre le grandi grazie che si ricevono, Dio dilata
l'anima e la rende capace di contenere ogni cosa.
Questa soavità e dilatamento interiore si riconoscono anche dall'energia di
cui l'anima si sente ripiena, perché nel servizio di Dio non si porta più
grettamente come prima, ma con larghezza maggiore. Cessa pure di angustiarsi per
la paura dell'inferno, e nutre grande fiducia di andare un giorno in paradiso.
Non teme che di offendere Iddio, ma non con timore servile, che qui sparisce del
tutto.
Se prima aveva paura di far penitenza per non perdere la salute, ora le
sembra con l'aiuto di Dio di poterne fare, non avendo mai avuto in proposito
desideri così grandi come ora.
E se prima provava tanta ripugnanza per le tribolazioni, ora le teme di meno,
perché la sua fede si è fatta più viva e vede che accettandole per amor di Dio,
ottiene la forza di sopportarle con pazienza.
Anzi, nella sua brama di far qualche cosa per Lui, qualche volta le avviene
pure di desiderarle. Quanto più progredisce nella conoscenza di Dio, tanto più
bassa è l'opinione che si fa di sé.
E avendo assaporato le dolcezze del Signore, ritiene per immondizie quelle
della terra, da cui si allontana a poco a poco, rendendosi, a ciò fare, sempre
più padrona di sé. Insomma, resta migliorata in tutte le virtù, e andrà sempre
più progredendo, purché non torni ad offendere Iddio, nel qual caso perderebbe
ogni cosa, anche se già arrivata alla cima.
Però, non si deve credere che per trovarsi con tali effetti basti ricevere
questa grazia una o due volte soltanto. Occorre riceverla di continuo: il nostro
bene è tutto in questa perseveranza.
10 - Ecco un avviso che raccomando molto a chi si trova in questo stato. Si
guardi attentamente dal mettersi nelle occasioni di offendere Iddio.
Qui l'anima non è ancora formata: è come un bambino che comincia a poppare,
il quale se si discosta dal petto di sua madre non può aspettarsi che la morte.
Se chi ha ricevuto questa grazia si allontana dall'orazione senza un'urgente
necessità e non vi fa subito ritorno, temo grandemente che le avvenga come al
bambino, e vada di male in peggio. So che vi è molto da temere, e conosco alcune
persone a cui questo è successo per essersi allontanate da Colui che voleva
farsi loro amico, come dimostravano le sue opere.
Ne sento viva compassione. Se tanto insisto sulla fuga dalle occasioni, è
perché il demonio mette più impegno nel rovinare un'anima sola di queste, che
non molte altre a cui Dio non faccia tali grazie.
Queste gli possono essere di gran danno, perché attirano altre anime, con
immenso vantaggio per la Chiesa di Dio. Perciò le combatte in ogni modo e fa di
tutto per rovinarle, se non altro per la rabbia di vederle tanto amate da Dio.
Ma se soccombono, diventano peggiori delle altre.
Da questi pericoli, sorelle, a quanto si può capire, voi siete al sicuro. Ma Dio
vi liberi dall'andare in superbia e vanagloria!
Il demonio può simulare anche queste grazie; ma lo si conosce facilmente,
perché non solo non produce gli effetti che ho descritto, ma ne lascia di
diametralmente opposti.
11 - benché ve n'abbia già parlato altrove, tuttavia vi voglio avvertire di
un pericolo in cui ho visto cadere varie persone di orazione, specialmente
donne, che perla loro debolezza vi sono più esposte: ed è il seguente.
Alcune persone, a causa delle loro grandi austerità, orazioni e vigilie, o
semplicemente perché di debole complessione, non possono ricevere una
consolazione spirituale senza che la loro natura ne rimanga soggiogata.
E siccome sentono una certa interiore dolcezza mentre esteriormente vanno
indebolendosi e mancando - specialmente quando entrano in quello stato che si
chiama di sonno spirituale, che è alquanto più alto di quello anzidetto -
confondono quella dolcezza con l'indebolimento che sentono, e se ne lasciano
sopraffare.
Più si abbandonano e più ne rimangono assorbite, perché la natura
s'indebolisce sempre più. E intanto credono che sia un qualche rapimento. Ma io
lo chiamo sbalordimento, perché non fan altro che perdere il tempo e rovinarsi
la salute.
12 - Una certa persona rimaneva in questo stato per otto ore di seguito, senza perdere i sensi, e nemmeno con pensieri di Dio. Ma siccome si trovò chi l'ebbe a intendere, le fecero sparire ogni cosa obbligandola a mangiare, a dormire e a non fare tanta penitenza. Senza volerlo, aveva ingannato il confessore, varie altre persone e se stessa. Sono convinta che il demonio non vi doveva essere estraneo: pretendeva di cavarne vantaggio, e non poco già cominciava ad averne.
13 - È bene sapere che vi può essere languidezza esteriore ed interiore anche
allora che questo stato proviene da Dio, ma l'anima ne rimane forte, e nel
vedersi così vicina al Signore, si lascia andare a grandi sentimenti.
Tuttavia questo stato non dura che pochissimo, benché si ripeta di frequente
e l'anima torni a sospendersi. Tuttavia, se non è per debolezza naturale, questa
orazione non solo non abbatte il corpo, ma nemmeno è causa di affezioni
esteriori.
Perciò dovete star bene attente, e quando alcuna va soggetta a tali cose, ne
avverta la Superiora e faccia di tutto per distrarsi. La Superiora non le
permetta tante ore di orazione ma gliene ordini poca. Procuri che mangi e che
dorma bene, fino a quando non abbia riprese le sue forze naturali, nel caso che
le abbia perdute per mancanza di nutrimento e di sonno.
Se è di così debole complessione da non averne giovamento, credetemi, Dio la
vuole per la vita attiva: nei monasteri vi dev'essere di tutto.
Sia impiegata negli uffici e si abbia cura che non rimanga troppo in
solitudine, perché finirebbe col rovinarsi del tutto la salute.
Ciò le sarà di grande mortificazione, ma il Signore vuol provare come
sopporti la sua assenza, e se lo ami per davvero. Dopo un po' di tempo, può
darsi che Egli le ritorni le forze; ma se non lo fa, ella acquisterà tanti
meriti con la preghiera vocale, e l'obbedienza, quanti ne acquisterebbe con la
vita contemplativa, e forse più.
14 - Può anche darsi che vi siano persone d'immaginazione o di testa così debole come io ne ho trovate, che s'immaginino di vedere tutto quello che pensano. Sarebbe molto pericoloso, ma siccome ne devo parlare più avanti, non aggiungo altro. Mi sono tanto dilungata in queste mansioni perché credo che in esse le anime vi entrino in maggior numero. Si aggiunga inoltre che in queste, per l'unione che vi è del naturale col soprannaturale, il demonio può fare maggior danno che nelle seguenti, nelle quali il Signore non gli lascia tanta libertà.
Sia Egli per sempre benedetto! Amen!