
|
LIBRI LITURGICI |
|
PRINCIPI E NORME PER LA LITURGIA DELLE ORE | |||
COSTITUZIONE APOSTOLICA CON LA QUALE SI PROMULGA L'UFFICIO DIVINO
RINNOVATO A NORMA DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II Il canto di lode, che
risuona eternamente nelle sedi celesti, e che Gesù Cristo Sommo Sacerdote
introdusse in questa terra di esilio, la Chiesa lo ha conservato con
costanza e fedeltà nel corso di tanti secoli e lo ha arricchito di una
mirabile varietà di forme. La Liturgia delle Ore,
infatti, si è sviluppata a poco a poco in modo da divenire la preghiera
della Chiesa locale. Essa si svolgeva in tempi e luoghi stabiliti, sotto
la presidenza del sacerdote. Era come una indispensabile integrazione di
ciò che costituisce la sintesi di tutto il culto divino, cioè del
sacrificio eucaristico, la cui straordinaria ricchezza faceva rifluire ed
estendeva ad ogni ora della vita umana. A sua volta il libro
dell'Ufficio divino, accresciutosi gradualmente di numerose aggiunte nel
corso dei secoli, divenne un sussidio adatto per quella sacra azione a cui
è destinato. Ma poiché nelle varie epoche furono introdotte modifiche
piuttosto rilevanti nel modo della celebrazione, fra le quali va ricordata
anche la celebrazione individuale dell'Ufficio divino, non fa meraviglia
che il libro stesso, chiamato in seguito Breviario, abbia subito svariati
adattamenti, che ne alteravano a volte la medesima struttura. Poiché il Concilio
Tridentino, per mancanza di tempo, non poté portare a termine la riforma
del Breviario, ne affidò l'incarico alla Sede Apostolica. Il Breviario
Romano, che fu promulgato dal Nostro Predecessore san Pio V nel 1568
introdusse nella preghiera canonica della Chiesa latina, prima di ogni
altra cosa, l'uniformità. Questa allora non esisteva, ma era tanto
auspicata.
1. Come richiedeva la
Costituzione Sacrosanctum
concilium, fu tenuto conto delle condizioni in cui si trovano in
questo nostro tempo i sacerdoti impegnati in attività pastorali. L'Ufficio
è stato disposto e ordinato in modo tale che essendo preghiera di tutto il
popolo di Dio, possano prendervi parte non solo i chierici, ma anche i
religiosi, anzi gli stessi laici. L'introduzione di svariate forme di
celebrazione rende ora la Liturgia delle Ore adattabile a persone di
cultura a livelli diversi, dando la possibilità ad ognuno di adeguarla
alla propria condizione e vocazione. 2. Ma poiché la Liturgia
delle Ore è santificazione della giornata, l'ordinamento dell'orazione è
stato riveduto in modo che le Ore canoniche possano più facilmente
corrispondere alle varie ore del giorno, tenuto conto delle condizioni in
cui si svolge la vita degli uomini del nostro tempo. Perciò è stata
abolita l'Ora di Prima. Le Lodi mattutine e i Vespri, che sono come i
cardini di tutto l'Ufficio, assumono invece una grande importanza, poiché
rivestono il carattere di vere preghiere del mattino e della sera.
L'Ufficio delle letture mentre conserva la caratteristica propria di
preghiera notturna per coloro che celebrano le vigilie, si può adattare a
qualunque ora del giorno. Per quanto riguarda le altre Ore, l'Ora media è
stata ordinata in maniera tale che coloro i quali delle Ore di Terza,
Sesta e Nona ne scelgono una sola, la possano armonizzare con il momento
del giorno in cui la celebrano e nello stesso tempo non debbano
tralasciare nulla del salterio distribuito nelle vane settimane. 3. Perché poi nella
celebrazione dell'Ufficio la mente meglio si accordi con la voce e la
Liturgia delle Ore diventi veramente «fonte di pietà e nutrimento della
preghiera personale»1, nel nuovo Libro delle Ore l'obbligo
giornaliero è alquanto ridotto, ma la varietà dei testi è stata
notevolmente aumentata; vi si offrono molti sussidi per la meditazione dei
salmi, quali sono i titoli, le antifone, le orazioni salmiche, e vengono
proposti momenti di silenzio da osservarsi secondo l'opportunità. 4. Secondo le norme date
dal Concilio2, il salterio, abolito il ciclo settimanale, è
stato distribuito in quattro settimane ed è stata adottata la nuova
versione latina preparata dalla Commissione per la Neo Volgata della
Bibbia, da Noi costituita. In questa nuova distribuzione dei salmi sono
stati omessi alcuni salmi e versetti dall'espressione alquanto dura,
tenendo presenti specialmente le difficoltà che potrebbero nascere dalla
loro celebrazione in una lingua moderna. Inoltre, alle Lodi mattutine per
accrescerne la ricchezza spirituale, sono stati aggiunti alcuni cantici
desunti dai libri dell'Antico Testamento. Così pure nei Vespri sono stati
introdotti, come gemme preziose, dei cantici desunti dal Nuovo
Testamento. 5. Il tesoro della
parola di Dio si effonde più copioso nel nuovo ciclo delle letture tratte
dalla Sacra Scrittura disposto in modo da concordare con quello delle
letture della Messa. Le pericopi presentano in generale una certa unità di
contenuto e sono state scelte in modo da riproporre nel corso dell'anno le
fasi più importanti della storia della salvezza. 6. Secondo le norme
stabilite dal Concilio Ecumenico, la prescritta lettura quotidiana delle
opere dei santi Padri e degli Scrittori ecclesiastici è stata rinnovata in
modo da proporre i migliori scritti di autori cristiani e specialmente dei
santi Padri. Inoltre, per rendere ancor più largamente disponibili le
ricchezze spirituali di questi Scrittori, sarà preparato un altro
Lezionario facoltativo dal quale si potranno ricavare frutti ancor più
copiosi. 7. Dal testo del libro
della Liturgia delle Ore è stato espunto tutto ciò che non risponde alla
verità storica, e le letture, soprattutto agiografiche, sono state
rivedute in modo da esporre e collocare nella sua vera luce la fisionomia
spirituale dei singoli santi e l'importanza che essi hanno avuto nella
vita della Chiesa. 8. Alle Lodi mattutine
sono state aggiunte le invocazioni, con le quali si esprime la
consacrazione della giornata e si fanno suppliche per l'inizio del lavoro
quotidiano. Ai Vespri, invece, si fa una breve supplica strutturata come
preghiera universale. Al termine poi di queste preghiere è stata
ripristinata l'orazione domenicale. Perciò, tenendo conto della recita che
di essa si fa anche nella Messa, viene ristabilito anche ai nostri giorni
l'uso della Chiesa antica di recitare questa preghiera tre volte al
giorno.
Dato a Roma, presso San
Pietro il 1 ° novembre, solennità di Tutti i
Santi, dell'anno 1970, ottavo del Nostro
Pontificato. Paolo PP. VI PRINCIPI E NORME PER LA
LITURGIA DELLE ORE Capitolo I IMPORTANZA DELLA
LITURGIA DELLE ORE 1. La preghiera pubblica
e comune del popolo di Dio è giustamente ritenuta tra i principali compiti
della Chiesa. Per questo sin dall'inizio i battezzati «erano assidui
nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella
frazione del pane e nella preghiera» (At 2, 42). Più volte gli Atti degli
Apostoli attestano la preghiera unanime della comunità
cristiana1. Le testimonianze della
Chiesa primitiva attestano che anche i singoli fedeli, in ore determinate,
attendevano alla preghiera. In seguito, in varie regioni, si diffuse la
consuetudine di destinare tempi particolari alla preghiera comune, come,
per esempio, l'ultima ora del giorno, quando si fa sera e si accende la
lucerna, oppure la prima ora, quando la notte, al sorgere del sole, volge
al termine. Con l'andare del tempo
si cominciarono a santificare con la preghiera comune anche altre ore, che
i Padri vedevano adombrate negli Atti degli Apostoli. In questo libro,
infatti, si parla dei discepoli radunati all'ora di terza2. Il Principe
degli apostoli «salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare» (10, 9);
«Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del
pomeriggio» (3, 1); «verso mezzanotte, Paolo e Sila in preghiera cantavano
inni a Dio» (16, 25). 2. Queste preghiere
fatte in comune, a poco a poco, furono ordinate in modo da formare un
ciclo ben definito di Ore: la Liturgia delle Ore o Ufficio divino. Essa,
arricchita anche di letture, è principalmente preghiera di lode e di
supplica, e precisamente preghiera della Chiesa con Cristo e a
Cristo. I. Preghiera di
Cristo Cristo prega il
Padre 3. Venendo per rendere
gli uomini partecipi della vita di Dio, il Verbo, che procede dal Padre
come splendore della sua gloria, «il Sommo Sacerdote della nuova ed eterna
alleanza, Cristo Gesù, prendendo la natura umana, introdusse in questa
terra d'esilio quell'inno che viene cantato da tutta l'eternità nelle sedi
celesti»3. Da allora, nel cuore di
Cristo, la lode di Dio risuona con parole umane di adorazione,
propiziazione e intercessione. Tutte queste preghiere, il Capo della nuova
umanità e Mediatore tra Dio e gli uomini, le presenta al Padre a nome e
per il bene di tutti. 4. Lo stesso Figlio di
Dio, «che con il Padre suo è una cosa sola» (cf Gv 10, 30), e che entrando
nel mondo disse: «Ecco, o Dio, io vengo a fare la tua volontà» (Eb 10, 9;
cf Gv 6, 38), ha voluto anche lasciarci testimonianza della sua preghiera.
Spessissimo, infatti, i Vangeli ce lo presentano in preghiera: quando
viene rivelata dal Padre la sua missione4, antecedentemente
alla chiamata degli apostoli5, quando rende grazie a Dio nella
moltiplicazione dei pani6, nella trasfigurazione sul
monte7, quando risana il sordomuto8 e risuscita
Lazzaro9, prima di provocare la confessione di
Pietro10, quando insegna La sua attività
quotidiana era strettamente congiunta con la preghiera, anzi quasi
derivava da essa. Così quando si ritirava nel deserto o sul monte a
pregare15, alzandosi al mattino presto16, o quando,
dalla sera alla quarta veglia17, passava la nottata intera in
orazione a Dio18. Egli, come giustamente
si pensa, partecipò anche alle preghiere pubbliche, quali erano quelle che
si facevano nelle sinagoghe dove entrò nel giorno di sabato «secondo il
suo solito»19, e nel tempio che chiamò casa di
preghiera20. Non tralasciò quelle private, che si recitavano
abitualmente ogni giorno dai pii israeliti. Pronunziava anche le
tradizionali preghiere di benedizione a Dio, proprie delle riunioni
conviviali, come è espressamente riferito in relazione con la
moltiplicazione dei pani21 e poi nella sua ultima
Cena22, nel castello di Emmaus23, ugualmente quando
con i suoi discepoli recitò l'inno nel cenacolo24. Fino al
termine della sua vita, avvicinandosi già la Passione25,
nell'ultima Cena26, nell'agonia27 e sulla
croce28, il Maestro divino Egli, infatti, «nei
giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida
e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua
pietà» (Eb 5, 7) e, compiuta l'oblazione di sé sull'ara della croce, rese
«perfetti per sempre quelli che vengono santificati» (Eb 10, 14); infine,
risuscitato da morte, vive per sempre e prega per noi29. II. Preghiera della
Chiesa Il precetto della
preghiera 5. Gesù ha ordinato anche a noi di
fare ciò che egli stesso fece. «Pregate», disse spesso, «domandate»,
«chiedete»30, «nel mio nome»31; insegnò anche la
maniera di pregare nell'orazione che si chiama domenicale32 e
dichiarò necessaria la preghiera33, e precisamente quella
umile34, vigilante35, perseverante, fiduciosa nella
bontà del Padre36, pura nell'intenzione e rispondente alla
natura di Dio37. A loro volta gli
apostoli, che qua e là nelle lettere ci tramandano preghiere, specialmente
di lode e di rendimento di grazie, ci raccomandano anch'essi la
perseveranza e l'assiduita38 della preghiera nello Spirito
Santo39, rivolta a Dio40, per mezzo di
Cristo41. Ci parlano della sua grande efficacia per la La Chiesa continua la
preghiera di Cristo 6. Poiché l'uomo viene
interamente da Dio, deve riconoscere e professare questa sovranità del suo
Creatore. È quanto gli uomini di sentimenti religiosi, vissuti in ogni
tempo, hanno effettivamente fatto con la preghiera. La preghiera diretta a
Dio però deve essere connessa con Cristo, Signore di tutti gli uomini,
unico Mediatore47, e il solo per il quale abbiamo accesso a
Dio48. Cristo, infatti, unisce a sé tutta
l'umanità49, in modo tale da stabilire un rapporto intimo tra
la sua preghiera e la preghiera di tutto il genere umano. In Cristo,
appunto, e in lui solo, la religione umana consegue il suo valore
salvifico e il suo fine. 7. Tuttavia un vincolo
speciale e strettissimo intercorre tra Cristo e quegli uomini che egli per
mezzo del sacramento della rigenerazione unisce a sé come membra del suo
Corpo, che è la Chiesa. Così effettivamente dal Capo si diffondono
all'intero Corpo tutti i beni che sono del Figlio: cioè la comunicazione
dello Spirito, la verità, la vita e la partecipazione alla sua filiazione
divina, che si manifestava in ogni sua preghiera quando dimorava presso di
noi. Anche il sacerdozio di
Cristo è condiviso da tutto il Corpo della Chiesa, così che i battezzati
mediante la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo vengono
consacrati in edificio spirituale e sacerdozio santo50 e sono
abilitati a esercitare il In questo dunque sta la dignità della preghiera cristiana, che essa partecipa dell'amore del Figlio Unigenito per il Padre e di quell'orazione, che egli durante la sua vita terrena ha espresso con le sue parole e che ora, a nome e per la salvezza di tutto il genere umano, continua incessantemente in tutta la Chiesa e in tutti i suoi membri. L'azione dello Spirito
Santo 8. L'unità della Chiesa
orante è opera dello Spirito Santo, che è lo stesso in
Cristo52, in tutta la Chiesa e nei singoli battezzati. Lo
stesso «Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza» e «intercede con
insistenza per noi, con gemiti inesprimibili» (Rm 8, 26); egli stesso, in
quanto Spirito del Figlio, infonde in noi «lo spirito da figli adottivi,
per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!» (Rm
8, 15; cf Gal 4, 6; 1Cor 12, 3; Ef 5, 18; Gd 20). Non vi può essere
dunque nessuna preghiera cristiana senza l'azione dello Spirito Santo, che
unificando tutta la Chiesa, per mezzo del Figlio la conduce al Padre. Carattere comunitario
della preghiera 9. L'esempio e il
comando del Signore e degli apostoli di pregare sempre e assiduamente non
si devono considerare come una norma puramente giuridica, ma appartengono
all'intima essenza della Chiesa medesima, che è comunità e deve quindi
manifestare il suo carattere comunitario anche nella preghiera. Per questo
negli Atti degli Apostoli, quando per la prima volta si fa parola della
comunità dei fedeli, questa appare riunita in preghiera «con alcune donne
e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui» (At 1, 14). «La
moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e
un'anima sola» (At 4, 32): questa unanimità si fondava sulla parola di
Dio, sulla comunione fraterna, sulla preghiera e sulla
Eucaristia53. Sebbene la preghiera
fatta nella propria stanza e a porte chiuse54 sia sempre
necessaria e da raccomandarsi55, e venga anch'essa compiuta dai
membri della Chiesa per Cristo nello Spirito Santo, tuttavia all'orazione
della comunità compete una dignità speciale, perché Cristo stesso ha
detto: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»
(Mt 18, 20). III. La Liturgia delle
Ore Consacrazione del
tempo 10. Cristo ha comandato: «Bisogna
pregare sempre senza stancarsi» (Lc 18, 1). Perciò la Chiesa, obbedendo
fedelmente a questo comando, non cessa mai d'innalzare preghiere e ci
esorta con queste parole: «Per mezzo di lui (Gesù) offriamo continuamente
un sacrificio di lode a Dio» (Eb 13, 15). A questo precetto la Chiesa
ottempera non soltanto celebrando l'Eucaristia, ma anche in altri modi, e
specialmente con la Liturgia delle Ore, la quale, tra le altre azioni
liturgiche, ha 11. Poiché, dunque, la
santificazione del giorno e di tutta l'attività umana rientra nelle
finalità della Liturgia delle Ore, il suo ordinamento è stato rinnovato in
modo da far corrispondere, per quanto era possibile, la celebrazione delle
Ore al loro vero tempo, sempre tenendo conto, però, delle condizioni della
vita odierna57. Perciò «sia per
santificare veramente il giorno sia per recitare con frutto spirituale le
stesse Ore, conviene che nella recita delle Ore si osservi il tempo, che
corrisponde più da vicino al tempo vero di ciascuna Ora
canonica»58. Rapporto tra Liturgia
delle Ore ed Eucaristia 12. La Liturgia delle Ore
estende59 alle diverse ore del giorno le prerogative del
mistero eucaristico, «centro e culmine di tutta la vita della comunità
cristiana»60: la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei
misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria
celeste. La celebrazione dell'Eucaristia viene anche preparata ottimamente
mediante la Liturgia delle Ore, in quanto per suo mezzo vengono suscitate
e accresciute le disposizioni necessarie alla fruttuosa celebrazione
dell'Eucaristia, quali sono la fede, la speranza, la carità, la devozione
e il desiderio dell'abnegazione di sé. Esercizio dell'ufficio
sacerdotale di Cristo nella liturgia delle Ore 13. «L'opera della redenzione umana
e della perfetta glorificazione di Dio»61, Cristo la compie
nello Spirito Santo per mezzo Santificazione
dell'uomo 14. Nella Liturgia delle Ore si
compie la santificazione dell'uomo64 e si esercita il culto
divino in modo da realizzare in essa quasi quello scambio o dialogo fra
Dio e gli uomini nel quale «Dio parla al suo popolo... il popolo a sua
volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera»65. Senza
dubbio i partecipanti possono ottenere dalla Liturgia delle Ore una
santificazione larghissima per mezzo della parola salvifica di Dio che ha
grande importanza in essa. Dalla Sacra Scrittura si scelgono, infatti, le
letture. Da essa viene la Parola divina dei salmi che si cantano davanti a
Dio. Di afflato e ispirazione biblica sono permeate le altre preci,
orazioni e canti66. Non solo dunque quando
si legge tutto ciò che è «stato scritto per nostra istruzione» (Rm 15, 4),
ma anche quando la Chiesa prega o canta, si alimenta la fede dei
partecipanti, le menti sono sollevate verso Dio per rendergli un ossequio
ragionevole e ricevere con più abbondanza la sua grazia67. Lode offerta a Dio in
unione con la Chiesa celeste 15. Nella Liturgia delle Ore la
Chiesa, esercitando l'ufficio sacerdotale del suo Capo, offre a Dio
«incessantemente»68, il sacrificio di lode, cioè il frutto di
labbra che confessano il suo «Tutti coloro, pertanto,
che compiono questa preghiera, adempiono da una parte l'obbligo proprio
della Chiesa e dall'altra partecipano al sommo onore della Sposa di Cristo
perché, celebrando le lodi di Dio, stanno dinanzi al suo trono a nome
della Madre Chiesa»71. 16. La Chiesa, dando lode a Dio
nelle Ore, si associa a quel carme di lode che viene eternamente cantato
nelle sedi celesti72; pregusta, nel medesimo tempo, quella lode
celeste descritta da Giovanni nell'Apocalisse, lode che ininterrottamente
risuona davanti al trono di Dio e dell'Agnello. La stretta unione di noi
con la Chiesa celeste si realizza
quando «in comune esultanza celebriamo la lode della maestà divina, e
noi tutti, di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, riscattati con il
sangue di Cristo (cf Ap 5, 9) e radunati in un'unica Chiesa, con un unico
canto di lode celebriamo Dio uno e trino»73. Questa liturgia
celeste i profeti quasi la previdero nella vittoria del giorno senza
notte, della luce senza tenebre: «Il sole non sarà più la tua luce di
giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna. Ma il Signore sarà
per te luce eterna» (Is 60, 19; cf Ap 21, 23.25). «Sarà un unico giorno.
Il Signore lo conosce. Non ci sarà né giorno né notte. Verso sera
risplenderà la luce» (Zc 14, 7). Già, veramente per noi «è arrivata la
fine dei tempi (cf 1Cor 10, 11), e la rinnovazione del mondo è
irrevocabilmente fissata e in certo modo è realmente anticipata in questo
mondo»74. Così, per mezzo della fede, noi siamo anche
ammaestrati sul significato della nostra vita temporale, per attendere
insieme con tutte le creature la rivelazione dei figli di
Dio75. Nella Liturgia delle Ore
noi proclamiamo questa fede, esprimiamo e alimentiamo questa speranza,
partecipiamo in qualche modo al gaudio della lode perenne e del giorno che
non conosce tramonto. Supplica e
intercessione 17. Ma, oltre alla lode di Dio, la
Chiesa nella liturgia esprime i voti e i desideri di tutti i cristiani,
anzi supplica Cristo, e, per mezzo di lui, il Padre per la salvezza di
tutto il mondo76. Questa voce non è soltanto della Chiesa, ma
anche di Cristo, poiché le preghiere vengono fatte a nome di Cristo, cioè
«per il nostro Signore Gesù Cristo», e così la Chiesa continua a fare
quelle preghiere e suppliche che Cristo offrì nei giorni della sua vita
terrena77, e che perciò godono di una efficacia
particolare. E così, non solo con la
carità, con l'esempio e con le opere di penitenza, ma anche con l'orazione
la comunità ecclesiale esercita la sua funzione materna di portare le
anime a Cristo78. Questo compito spetta specialmente a coloro
che per un mandato speciale sono chiamati a celebrare la Liturgia delle
Ore: cioè ai vescovi e ai sacerdoti, che in forza del loro ufficio pregano
per il loro popolo e per tutto il popolo di Dio79, e agli altri
ministri sacri come pure ai religiosi80. Culmine e fonte
dell'azione pastorale 18. Coloro che partecipano alla
Liturgia delle Ore danno incremento al popolo di Dio81 in virtù
di una misteriosa fecondità apostolica; il lavoro apostolico, infatti, è
ordinato «a che tutti, diventati figli di Dio, mediante la fede e il
battesimo, si La mente concordi con la
voce 19. Perché questa
preghiera sia propria di ciascuno di coloro che vi prendono parte e sia
parimenti fonte di pietà e di molteplice grazia divina, e nutrimento
dell'orazione personale e dell'azione apostolica, è necessario che la
mente stessa si trovi in accordo con la voce89 mediante una
celebrazione degna, attenta e fervorosa. Tutti cooperino
diligentemente con la grazia divina per non riceverla invano. Cercando
Cristo, e penetrando sempre più intimamente con l'orazione nel suo
mistero90, lodino Dio e innalzino suppliche con quel medesimo
animo con il quale pregava lo stesso divino Redentore.
IV. Coloro
che celebrano la Liturgia delle Ore a) Celebrazione in
comune 20. La Liturgia delle
Ore, come tutte le altre azioni liturgiche, non è un'azione privata, ma
appartiene a tutto il Corpo della Chiesa, lo manifesta e influisce in
esso91. La sua celebrazione ecclesiale è posta nella sua più
piena luce - e per questo è sommamente consigliata - quando la compie la
Chiesa locale con il proprio vescovo, circondato dai presbiteri e dai
ministri92; «in essa è veramente presente e opera la Chiesa di
Cristo, una, santa, cattolica, apostolica»93. Questa celebrazione,
anche quando, in assenza del vescovo, è fatta dal Capitolo dei canonici o
da altri sacerdoti, si svolga sempre rispettando la corrispondenza delle
Ore al loro vero tempo, e per quanto è possibile, con la partecipazione
del popolo. La medesima cosa si dica dei Capitoli collegiali. 21. Le altre assemblee
di fedeli curino anch'esse, e possibilmente in chiesa, la celebrazione
comunitaria delle Ore principali. Fra queste assemblee hanno un posto
preminente le parrocchie, vere cellule della diocesi, organizzate
localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del vescovo. Esse
«rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la
terra»94. 22. Se dunque i fedeli
vengono convocati per la Liturgia delle Ore e si radunano insieme, unendo
i loro cuori e le loro voci, manifestano la Chiesa che celebra il mistero
di Cristo95. 23. È compito di coloro
che sono insigniti dell'Ordine sacro o che hanno ricevuto una particolare
missione canonica96 indire Curino pertanto che i
fedeli siano invitati e siano istruiti con opportuna catechesi a celebrare
in comune, specialmente nei giorni di domenica e di festa, le parti
principali della Liturgia delle Ore98. Insegnino loro ad
attingere da questa partecipazione un autentico spirito di
preghiera99, e perciò con una idonea formazione li guidino a
comprendere i salmi in senso cristiano, in modo da condurli a poco a poco
a gustare e a praticare sempre più la preghiera della Chiesa
100. 24. Le comunità dei
canonici, dei monaci, delle monache e degli altri religiosi che, in forza
della loro Regola o delle loro Costituzioni, celebrano, con il rito comune
o con un rito particolare, integralmente o parzialmente, la Liturgia delle
Ore, rappresentano in modo speciale la Chiesa orante: esse esprimono,
infatti, più pienamente il modello della Chiesa che senza interruzione e
con voce concorde loda Dio, e assolvono il compito di «collaborare»
innanzitutto con la preghiera, «all'edificazione e all'incremento di tutto
il Corpo mistico di Cristo e al bene delle Chiese
particolari»101. Questo va detto soprattutto per coloro che
fanno vita contemplativa. 25. I sacri ministri e
tutti i chierici, che non sono per altro titolo obbligati alla
celebrazione comune, se convivono o si riuniscono insieme, procurino di
celebrare in comune almeno qualche parte della Liturgia delle Ore,
specialmente le Lodi al mattino e alla sera i Vespri102. 26. Anche ai religiosi
dei due sessi che non sono obbligati alla celebrazione comune, e ai membri
di qualsiasi istituto di perfezione si raccomanda
vivamente di riunirsi fra loro o con il popolo, per celebrare la Liturgia
delle Ore, tutta o in parte. 27. Anche i laici
riuniti in convegno, sono invitati ad assolvere la missione della
Chiesa103, celebrando qualche parte della Liturgia delle Ore,
qualunque sia il motivo per cui si radunano o quello della preghiera o
dell'apostolato o altro. È necessario, infatti, che imparino ad adorare
Dio Padre in spirito e verità104 anzitutto nell'azione
liturgica, e si ricordino che mediante il culto pubblico e la preghiera
raggiungono tutti gli uomini e possono contribuire non poco alla salvezza
di tutto rimondo105. È cosa lodevole, infine,
che la famiglia, santuario domestico della Chiesa, oltre alle comuni
preghiere celebri anche, secondo l'opportunità, qualche parte della
Liturgia delle Ore, inserendosi così più intimamente nella
Chiesa106. b) Il mandato di
celebrare la Liturgia delle Ore 28. La Liturgia delle
Ore è affidata in modo particolare ai ministri sacri. Per questo incombe
loro l'obbligo personale di celebrarla, anche se assente il popolo, sia
pure con i necessari adattamenti. La Chiesa, infatti, li
deputa alla Liturgia delle Ore perché il compito di tutta la comunità sia
adempiuto in modo sicuro e costante almeno per mezzo loro, e la preghiera
di Cristo continui incessantemente nella Chiesa107. Il vescovo rappresenta
Cristo in forma eminente e visibile. È il grande sacerdote del suo gregge.
Da lui deriva e dipende, in certo modo, la vita dei suoi fedeli in
Cristo108. Fra i membri della sua Chiesa, il vescovo deve
essere il primo nella preghiera.
Quando poi egli celebra
la Liturgia delle Ore, lo fa sempre a nome e beneficio della Chiesa, che
gli è affidata109. I sacerdoti, uniti al vescovo e a tutto il
presbiterio, rappresentano anch'essi in grado speciale la persona di
Cristo sacerdote110, partecipano al medesimo compito, pregando
Dio per tutto il popolo loro affidato, anzi per tutto il
mondo111. Tutti costoro compiono il ministero del buon pastore
che prega per i suoi perché abbiano la vita e perciò siano perfetti
nell'unità112. Nella Liturgia delle
Ore, proposta loro dalla Chiesa, non solo trovino la fonte della pietà e
il nutrimento dell'orazione personale113, ma, anche
quell'abbondanza di contemplazione da cui attingere alimento e stimolo per
l'azione pastorale e missionaria a conforto di tutta la Chiesa di
Dio114. 29. I vescovi, dunque, i
sacerdoti e i diaconi aspiranti al sacerdozio, che hanno ricevuto dalla
Chiesa il mandato (cf n. 17) di celebrare la Liturgia delle Ore, hanno
l'obbligo di assolvere ogni giorno tutte le Ore (cf CIC, cc. 276 § 3; 1174
§ 1), osservando, per quanto è possibile, il loro vero tempo. Diano prima
di tutto la dovuta importanza alle Ore che sono come il cardine della
Liturgia oraria, cioè alle Lodi mattutine e ai Vespri. Non tralascino mai
queste Ore se non per un motivo grave. Celebrino anche
fedelmente l'Ufficio delle letture, che è in gran parte celebrazione
liturgica della parola di Dio; in tal modo adempiranno ogni giorno il loro
compito particolare di accogliere in sé la parola di Dio, per diventare
discepoli più perfetti del Signore e gustare più profondamente le
insondabili ricchezze di Cristo115. Per santificare meglio
l'intero giorno, abbiano inoltre a cuore la recita dell'Ora media e di
Compieta, con la quale, prima 30. È sommamente
conveniente che i diaconi permanenti, ai quali anche si riferisce il
mandato della Chiesa, recitino ogni giorno la parte della Liturgia delle
Ore, stabilita dalla Conferenza dei Vescovi116. 31. a) I Capitoli
cattedrali e collegiali devono celebrare in coro quelle parti della
Liturgia delle Ore che sono loro prescritte dal diritto comune o
particolare. I singoli membri di
questi Capitoli, oltre alle Ore che tutti i ministri sacri sono tenuti a
recitare, devono recitare da soli quelle Ore che si celebrano nel loro
Capitolo117, b) Le comunità religiose
obbligate alla Liturgia delle Ore e i loro singoli membri, celebrino le
Ore a norma del loro diritto particolare, salvo quanto è prescritto al n.
29 per coloro che hanno ricevuto l'Ordine sacro. Le comunità obbligate al
coro celebrino ogni giorno, in coro, tutto l'Ufficio118; i
membri che non hanno preso parte al coro recitino le Ore a norma del loro
diritto particolare, salvo sempre quanto è prescritto al n. 29. 32. Si raccomanda a
tutte le altre comunità religiose e ai loro singoli membri di celebrare,
secondo le circostanze in cui si trovano, alcune parti della Liturgia
delle Ore: essa è preghiera della Chiesa e fa di tutti, dovunque dispersi,
un cuore solo e un'anima sola119. La stessa esortazione è
rivolta anche ai laici120. c) Struttura della
celebrazione 33. La Liturgia delle
Ore è regolata da leggi proprie. Riunisce insieme, in una forma
particolare, elementi che si trovano anche Così si realizzerà la
raccomandazione dell'Apostolo: «La parola di Cristo dimori tra voi
abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza cantando a
Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali» (Col 3,
16; cf Ef 5, 19-20). Capitolo II LA SANTIFICAZIONE DEL
GIORNO OSSIA LE VARIE ORE LITURGICHE I. Introduzione di tutto
l'Ufficio 34. Tutto l'Ufficio, di
regola, è introdotto dall'Invitatorio. Questo consta del versetto
«Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode», e del
salmo 94, con il quale i fedeli sono invitati ogni giorno a cantare le
lodi di Dio e ad Se si ritiene opportuno,
invece del salmo 94, si possono dire i salmi 99, o 66, o 23. È conveniente che il
salmo invitatorio si dica come descritto a suo luogo, in forma
responsoriale, cioè con la sua antifona che, subito proposta e ripetuta, è
di nuovo ripresa dopo ogni strofa. 35. L'Invitatorio ha luogo al
principio di tutto il corso della preghiera quotidiana, si premette cioè o
alle Lodi mattutine o all'Ufficio delle letture, a seconda che si inizi il
ciclo giornaliero con l'una o l'altra azione liturgica. Se si ritiene
opportuno, tuttavia, il salmo con la sua antifona si può omettere quando
dovrebbe precedere le Lodi. 36. Il modo di variare l'antifona
all'Invitatorio, secondo la diversità dei giorni liturgici, è indicato a
suo luogo. II. Lodi
mattutine e Vespri 37. «Le Lodi, come preghiera del
mattino, e i Vespri come preghiera della sera, che secondo la venerabile
tradizione di tutta la Chiesa, sono il duplice cardine dell'Ufficio
quotidiano, devono essere ritenute le Ore principali e come tali
celebrate»2. 38. Le Lodi mattutine
sono destinate e ordinate a santificare il tempo mattutino come appare da
molti dei loro elementi. Tale caratteristica mattutina è espressa assai
bene da queste parole di san Basilio Magno: «Il Mattutino è fatto per
consacrare a Dio i primi moti della nostra mente e del nostro spirito in
modo da non intraprendere nulla prima di esserci rinfrancati col pensiero
di Dio, come sta scritto: "Mi sono ricordato di Dio e ne ho avuto letizia"
(Sal 76, 4); né il corpo si applichi al lavoro prima di aver fatto ciò che
è stato detto: "Ti prego, Signore. Al mattino ascolta la mia voce; fin dal
mattino t'invoco e sto in attesa" (Sal 5, 4-5)»3. Quest'ora inoltre, che
si celebra allo spuntar della nuova luce del giorno, ricorda la
risurrezione del Signore Gesù, «luce vera che illumina ogni uomo» (Gv 1,
9) e «sole di giustizia» (Ml 4, 2), «che sorge dall'alto» (Lc 1, 78).
Perciò ben si comprende la raccomandazione di san Cipriano: «Bisogna
pregare al mattino, per celebrare con la preghiera mattutina la
risurrezione del Signore»4. 39. I Vespri si
celebrano quando si fa sera e il giorno ormai declina, «per rendere grazie
di ciò che nel medesimo giorno ci è stato donato o con rettitudine abbiamo
compiuto»5. Con l'orazione che innalziamo, «come incenso
davanti al Signore», e nella quale «l'elevarsi delle nostre mani» diventa
«sacrificio della sera»6 ricordiamo anche la nostra redenzione.
E questo «si può anche intendere, con un significato più spirituale,
dell'autentico sacrificio vespertino: sia di quello che il Signore e
Salvatore affidò, nell'ora serale, agli apostoli durante la Cena, quando
inaugurò i santi misteri della Chiesa, sia di quello stesso del giorno
dopo, quando, con l'elevazione delle sue mani in croce, offrì al Padre per
la salvezza del mondo intero se stesso, quale sacrificio della sera, cioè
come sacrificio della fine dei secoli»7. Per orientare, infine,
la nostra speranza alla luce che non conosce tramonto, «noi preghiamo e
chiediamo che di nuovo venga su di noi la luce, e invochiamo la venuta di
Cristo che ci porterà la grazia della luce eterna»8. Finalmente in questa
Ora, in armonia con le Chiese orientali, cantiamo: «O luce gioiosa della
santa gloria dell'eterno Padre celeste, Gesù Cristo; giunti al tramonto
del sole, vedendo il lume della sera, celebriamo il Padre, e il Figlio e
lo Spirito Santo Dio...». 40. Si devono quindi
tenere in grandissima considerazione le Lodi mattutine e i Vespri come
preghiera della comunità cristiana: 41. Le Lodi mattutine e
i Vespri incominciano col versetto d'introduzione: «O Dio, vieni a
salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto», al quale segue il «Gloria
al Padre» con il «Come era nel principio» e l'«Alleluia» (che si omette
durante il Tempo di Quaresima). Tutte queste formule, però, alle Lodi si
omettono quando immediatamente prima si è eseguito l'Invitatorio. 42. Quindi si dice
subito l'inno adatto. L'inno è disposto in modo da conferire quasi a
ciascuna Ora o festa il proprio carattere e permettere, specialmente nella
celebrazione con il popolo, un inizio più facile e più festoso. 43. Dopo l'inno segue la
salmodia, a norma dei nn. 121-125. La salmodia delle Lodi consta di un
salmo mattutino, di un cantico desunto dall'Antico Testamento e di un
altro salmo laudativo, secondo la tradizione della Chiesa. La salmodia dei
Vespri consta di due salmi, o di due parti di un salmo più lungo, adatti a
questa Ora e alla celebrazione con il popolo, e di un cantico desunto
dalle lettere degli apostoli o dall'Apocalisse. 44. Terminata la
salmodia, si ha la lettura o breve o lunga. 45. La lettura breve è
scelta secondo la qualità del giorno o del tempo o della celebrazione; si
deve leggere e ascoltare come vera proclamazione della parola di Dio. Essa
ha lo scopo di proporre con forza e incisività qualche sentenza sacra e di
fare approfondire l'insegnamento di certi brani più brevi ai quali, nella
lettura continua della Scrittura, si presta forse meno attenzione. Le
lezioni brevi variano secondo i giorni del ciclo salmodico. 46. A scelta, e
specialmente nella celebrazione con il popolo, si può fare una lettura
biblica più lunga, o dall'Ufficio delle letture, o dal Lezionario della
Messa, e specialmente dai testi che, per un motivo o un altro, non si
fossero potuti proclamare. Nulla inoltre vieta che talvolta si scelga
anche un'altra lettura più adatta, a norma dei nn. 248-249, 251. 47. Nella celebrazione con il
popolo, se si ritiene opportuno, si può aggiungere una breve omelia per
illustrare la predetta lettura. 48. Dopo la lettura o
l'omelia, secondo l'opportunità, si può fare una pausa di silenzio. 49. Per rispondere alla parola di
Dio, viene proposto un canto responsoriale o responsorio breve, che
eventualmente si può anche omettere. Al suo posto si possono eseguire
altri canti che abbiano il medesimo carattere e svolgano la medesima
funzione, purché siano debitamente approvati a tale scopo dalla Conferenza
Episcopale. 50. Quindi si esegue solennemente il
cantico evangelico con la sua antifona, e cioè alle Lodi mattutine il
cantico di Zaccaria Benedictus,
ai Vespri il cantico della beata Vergine Maria, Magnificat. Questi cantici,
convalidati dalla tradizione secolare e popolare della Chiesa Romana,
esprimono la lode e il rendimento di grazie per la redenzione. L'antifona al Benedictus e al Magnificat è proposta secondo la
qualità del giorno, del tempo o della celebrazione. 51. Terminato il
cantico, alle Lodi mattutine si dicono le invocazioni per consacrare al
Signore il giorno e il lavoro, ai Vespri invece le intercessioni (cf nn.
179-193). 52. Dopo le predette
invocazioni o intercessioni si dice da tutti il «Padre nostro». 53. Recitato il «Padre
nostro» si dice immediatamente l'orazione conclusiva che, per le ferie
ordinarie, si trova nel salterio, per gli altri giorni nel Proprio. 54. Quindi, se presiede
un sacerdote o un diacono, questi congeda il popolo con il saluto: «Il
Signore sia con voi» e la benedizione, come nella Messa, seguita
dall'invito: «Andate in pace», R. «Rendiamo grazie a Dio». Altrimenti la
celebrazione si conclude con «Il Signore ci benedica ecc.». III. L'Ufficio delle
letture 55. L'Ufficio delle
letture ha lo scopo di proporre al popolo di Dio, e specialmente a quelli
che sono consacrati al Signore in modo particolare, una meditazione più
sostanziosa della Sacra Scrittura e le migliori pagine degli autori
spirituali. Sebbene, infatti, la Messa quotidiana offra un ciclo di
letture della Sacra Scrittura più abbondante, quel tesoro della
rivelazione e della tradizione contenuto nell'Ufficio delle letture sarà
di grande profitto per lo spirito. Soprattutto i sacerdoti devono cercare
questa ricchezza per poter dispensare a tutti la parola di Dio, che essi
stessi hanno ricevuto, e per fare della dottrina, che insegnano, il
«nutrimento per il popolo di Dio»9. 56. Quanto si legge
della Sacra Scrittura deve essere accompagnato dalla preghiera, perché in
tal modo si stabilisce un vero colloquio fra Dio e l'uomo. Infatti quando
preghiamo parliamo a lui e quando leggiamo i divini oracoli ascoltiamo
lui10. Per questo motivo l'Ufficio delle letture consta anche
di salmi, dell'inno, dell'orazione e di altre formule, in modo da avere il
carattere di vera preghiera. 57. L'Ufficio delle letture, a norma
della Costituzione Sacrosanctum
concilium, «pur conservando il carattere di preghiera notturna per il
coro, deve essere adattato in modo che si possa recitare in qualsiasi ora
del giorno, e avere un minor numero di salmi e letture più
lunghe»11. 58. Coloro pertanto che
in forza del loro diritto particolare devono conservare a questo Ufficio
il carattere di lode notturna, come pure coloro che lodevolmente lo
desiderano, sia che lo recitino di notte, sia che lo recitino di buon
mattino e prima delle Lodi mattutine, nel Tempo ordinario scelgano l'inno
da quella serie destinata a questo scopo12. Inoltre, per le
domeniche, per le solennità e per alcune feste si dovrà tener presente
quanto è detto per le celebrazioni vigiliari ai nn. 70-73. 59. Ferma restando la
disposizione precedente, l'Ufficio delle letture si può recitare in
qualsiasi ora del giorno, e anche nelle ore notturne del giorno
precedente, dopo aver recitato i Vespri. 60. Se l'Ufficio delle
letture si dice prima delle Lodi mattutine, allora vi si premette
l'Invitatorio, come si è detto sopra (nn. 34-36). Altrimenti si comincia
con il versetto «O Dio, vieni a salvarmi», il «Gloria», «Come era nel
principio» e, fuori del Tempo di Quaresima, l'«Alleluia». 61. Quindi si dice
l'inno. Questo, nel Tempo ordinario si sceglie o dalla serie notturna,
come è indicato sopra al n. 58 o dalla serie diurna, come richiede la
corrispondenza del tempo. 62. Segue la salmodia
che consta di tre salmi (o parti, se i salmi occorrenti sono più lunghi).
Nel Triduo pasquale, nei giorni fra le ottave di Pasqua e di Natale, come
pure nelle solennità e nelle feste, i salmi sono propri con le loro
proprie antifone. Nelle domeniche e nelle ferie, invece, i salmi con le
loro antifone si prendono dal salterio corrente. Così pure si prendono dal
salterio corrente nelle memorie dei santi, a meno che non vi siano salmi o
antifone proprie (cf n. 218 ss). 63. Tra la salmodia e le
letture si dice, di solito, il versetto; con esso l'orazione passa dalla
salmodia all'ascolto delle letture. 64. Si fanno due letture: la prima è
biblica, l'altra o è tratta dalle opere dei Padri e degli Scrittori
ecclesiastici, o è agiografica. 65. Dopo ogni lettura si
dice il responsorio (cf nn. 169-172). 66. Normalmente si deve
adottare la lettura biblica riportata nel Proprio del Tempo, secondo le
norme che verranno indicate sotto, nn. 140-155. Tuttavia nelle solennità e
nelle feste la lettura biblica si prende dal Proprio o dal Comune. 67. La seconda lettura con il suo
responsorio si prende o dal Libro della Liturgia delle Ore o dal
Lezionario facoltativo, di cui si parla sotto al n. 161. Normalmente è
quella riportata nel Proprio del Tempo. Nelle solennità e nelle
feste dei santi si usa la lettura agiografica propria; in mancanza di essa
si legge la seconda lettura dal rispettivo Comune dei santi. Anche nelle
memorie dei santi, la cui celebrazione non è impedita, in luogo della
seconda lettura occorrente si prende quella agiografica (cf nn. 166,
235). 68. Nelle domeniche fuori della
Quaresima, nei giorni tra le ottave di Pasqua e di Natale, nelle solennità
e nelle feste, dopo la seconda lettura con il suo responsorio si dice
l'inno Te Deum, che però si
omette nelle memorie e nelle ferie. L'ultima parte dell'inno, cioè dal
versetto Salvum fac populum tuum
(«Salva il tuo popolo, Signore») sino alla fine, si può omettere. 69. L'Ufficio delle letture
normalmente si conclude con l'orazione propria del giorno e, almeno nella
recita comune, con l'acclamazione «Benediciamo il Signore». R. «Rendiamo
grazie a Dio». IV. Celebrazioni
vigiliari 70. La Veglia pasquale
viene celebrata da tutta la Chiesa nel modo descritto nei rispettivi libri
liturgici. «La Veglia di questa notte ha un'importanza così grande - dice
sant'Agostino che da sola potrebbe appropriarsi come nome proprio, il nome
comune anche alle altre veglie»13. «Celebriamo, vegliando,
quella notte, in cui il Signore è risorto e nella sua carne ha inaugurato
per noi quella vita... nella quale non vi sarà più né morte alcuna, né
sonno...; per questo colui al quale, risorto, cantiamo vegliando un po'
più a lungo, ci concederà di regnare con lui, nella vita senza
fine»14. 71. Sul modello della
Veglia pasquale, si introdusse nelle diverse Chiese la consuetudine di
iniziare con una veglia altre solennità: tra queste primeggiano il Natale
del Signore e la 72. I Padri e gli autori
spirituali spessissimo hanno esortato i fedeli, specialmente coloro che
fanno vita contemplativa, alla preghiera notturna, con la quale si esprime
e si incita all'attesa del Signore che ritornerà: «A mezzanotte si levò un
grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!» (Mt 25, 6); «Vigilate, dunque,
poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera, o a
mezzanotte, o al canto del gallo, o al mattino, perché non giunga
all'improvviso, trovandovi addormentati» (Mc 13, 35-36). Sono dunque degni
di lode tutti coloro che conservano all'Ufficio delle letture il suo
carattere notturno. 73. Poiché inoltre nel
rito romano, specialmente per riguardo a coloro che attendono al lavoro
apostolico, l'Ufficio delle letture è sempre piuttosto breve, coloro che
desiderano protrarlo, secondo la tradizione, con la celebrazione vigiliare
della domenica, delle solennità e delle feste, si regolino nel modo
seguente: si celebri anzitutto l'Ufficio delle letture come è nel libro
della Liturgia delle Ore fino alle letture incluse. Dopo le due letture e
prima del Te Deum si aggiungano
i cantici che sono indicati a questo scopo nell'Appendice del libro
stesso; quindi si legga il Vangelo, seguito eventualmente dall'omelia; poi
si canta il Te Deum e si dice
l'orazione. Il Vangelo, nelle solennità e nelle feste si prenda dal
Lezionario della Messa; nelle domeniche, invece, dalla serie di pericopi
pasquali, riportate nell'Appendice del libro della Liturgia delle
Ore. V. Terza,
Sesta e Nona o Ora media 74. Secondo una
tradizione antichissima, i cristiani erano soliti pregare per devozione
privata in diversi momenti nel corso della giornata, anche durante il
lavoro, per imitare la Chiesa apostolica. Questa tradizione si è espressa
in modi diversi e, con l'andare del tempo, si è concretata in celebrazioni
liturgiche. 75. L'uso liturgico,
tanto dell'Oriente che dell'Occidente, ha conservato Terza, Sesta e Nona,
specialmente perché a queste Ore si collegava il ricordo degli eventi
della Passione del Signore e della prima propagazione del Vangelo. 76. Il Concilio Vaticano
II ha stabilito di mantenere per il coro le Ore minori di Terza, Sesta e
Nona15. L'uso liturgico di dire tutte e tre queste Ore sia
mantenuto, salvo il diritto particolare, da coloro che fanno vita
contemplativa; lo si consiglia anche a tutti, specialmente a coloro che
partecipano a un ritiro spirituale o a un convegno pastorale. 77. Fuori del coro,
salvo il diritto particolare, si può scegliere una delle tre Ore che più
si adatta al momento della giornata, in modo che sia conservata la
tradizione di pregare nel corso della giornata nel mezzo del lavoro. 78. L'ordinamento di
Terza, Sesta e Nona è perciò strutturato in modo da tener conto sia di
coloro che dicono soltanto un'Ora, cioè l'«Ora media», sia di coloro che
devono o desiderano dire tutte e tre le Ore. 79. Terza, Sesta e Nona
o l'Ora media iniziano con il versetto d'introduzione «O Dio, vieni a
salvarmi», il «Gloria al Padre» «Come era nel principio» e l'«Alleluia»
(che si omette nel Tempo di Quaresima). Quindi si dice l'inno adatto
all'Ora. Segue la salmodia, quindi la lettura breve, seguita dal versetto.
L'Ora si conclude con l'orazione e, almeno nella recita in comune, con
l'acclamazione «Benediciamo il Signore». R. «Rendiamo grazie a Dio». 80. Gli inni e le
orazioni variano secondo le Ore, così da rispondere, come vuole anche la
tradizione, al tempo vero e così santificare in modo più confacente le ore
del giorno. Pertanto chi dice soltanto un'Ora deve scegliere quegli
elementi che corrispondono all'Ora stessa. Inoltre le letture brevi
e le orazioni variano secondo la qualità del giorno, del tempo o della
celebrazione. 81. Viene proposta una
duplice salmodia: una ordinaria, l'altra complementare. Chi dice un'Ora
soltanto usi la salmodia ordinaria. Chi invece dice più Ore, in una prenda
la salmodia ordinaria, nelle altre quella complementare.
82. La salmodia
ordinaria consta di tre salmi (o parti, se si tratta di salmi più lunghi)
desunti dal testo del salterio: questi si dicono con le loro antifone,
salvo che a suo luogo sia detto altrimenti. Nelle solennità, nel
Triduo pasquale e nei giorni fra l'ottava di Pasqua, si dicono le antifone
proprie con tre salmi scelti dalla salmodia complementare, a meno che non
si debbano usare salmi particolari, o la celebrazione della solennità
ricorra in domenica: in questo caso si prendono i salmi della domenica
della prima settimana. 83. La salmodia
complementare consta di gruppi di tre salmi scelti ordinariamente tra
quelli che son chiamati «graduali». VI.
Compieta 84. Compieta è l'ultima
preghiera del giorno, da recitarsi prima del riposo notturno,
eventualmente anche dopo la mezzanotte. 85. Compieta inizia,
come le altre Ore, con il versetto «O Dio, vieni a salvarmi», il «Gloria
al Padre», «Come era nel principio» e l'«Alleluia» (che si omette nel
Tempo di Quaresima). 86. Quindi segue,
lodevolmente, l'esame di coscienza. Nella celebrazione in comune, l'esame
si compie in silenzio o si inserisce in un atto penitenziale servendosi
delle formule del Messale Romano. 87. Quindi si dice
l'inno adatto. 88. La salmodia, alla
domenica, dopo i I Vespri, consta dei salmi 4 e 133; dopo i II Vespri, del
salmo 90. Per gli altri giorni sono stati scelti salmi adatti a ravvivare
specialmente la fiducia in Dio. È però consentito sostituirli con i salmi
della domenica. Così saranno agevolati coloro che volessero recitare
Compieta a memoria. 89. Dopo la salmodia, si
fa la lettura breve, seguita dal responsorio «Signore, nelle tue mani»;
quindi si dice il cantico evangelico Nunc dimittis («Ora lascia, o
Signore») con la sua antifona. Esso è quasi il vertice di tutta
l'Ora. 90. L'orazione
conclusiva si dice come è indicato nel salterio. 91. Dopo l'orazione
segue, anche nella recita individuale, la benedizione: «II Signore ci
conceda una notte serena». 92. Infine si dice una
delle antifone della beata Vergine Maria. Durante il Tempo pasquale si
dirà sempre l'antifona Regina
caeli. Oltre le antifone
contenute nel libro della Liturgia delle Ore, ne possono essere approvate
altre dalle Conferenze Episcopali16.
VII. Modo di unire le
Ore dell'Ufficio con la Messa o tra di loro quando si ritiene
opportuno 93. In casi particolari,
se le circostanze lo richiedono, nella celebrazione pubblica o comune si
può fare un'unione più stretta tra la Messa e un'Ora dell'Ufficio, secondo
le norme che seguono, purché la Messa e l'Ora siano dell'unico e medesimo
Ufficio. Si deve però evitare che ciò vada a detrimento dell'azione
pastorale, specialmente in domenica. 94. Quando le Lodi
mattutine, celebrate in coro o in comune, precedono immediatamente la
Messa, l'azione liturgica può incominciare o dal versetto iniziale e
dall'inno delle Lodi, specialmente nei giorni feriali, o dal canto
dell'introito con la processione d'ingresso e il saluto del celebrante,
specialmente nei giorni festivi, omettendo, nel caso, uno dei due riti
iniziali. Quindi si prosegue con la salmodia delle Lodi, come al solito,
fino alla lettura breve esclusa. Dopo la salmodia, omesso l'atto
penitenziale, e, secondo l'opportunità, il «Signore, pietà», segue, a
norma delle rubriche, il «Gloria a Dio nell'alto dei cicli» e il
celebrante dice l'orazione della Messa. Poi si continua con la liturgia
della Parola nel modo consueto. L'orazione universale si fa al momento e
nella forma consueta della Messa. Tuttavia, nei giorni feriali, nella
Messa del mattino, invece del formulario
quotidiano della preghiera universale si possono dire le invocazioni delle
Lodi. Dopo la comunione con il suo proprio canto, si canta il Benedictus con la rispettiva
antifona delle Lodi, quindi si dice l'orazione dopo la comunione e tutto
il resto come al solito. 95. Se l'Ora media (cioè Terza,
Sesta o Nona, secondo quello che richiede la corrispondenza delle Ore)
celebrata pubblicamente precede immediatamente la Messa, l'azione
liturgica può ugualmente incominciare o dal versetto iniziale e dall'inno
dell'Ora, specialmente nei giorni feriali, o dal canto dell'introito con
la processione d'ingresso e il saluto del celebrante, specialmente nei
giorni festivi, omettendo, nel caso, uno dei due riti iniziali. Quindi si prosegue con
la salmodia dell'Ora nel modo solito, fino alla lettura breve esclusa.
Dopo la salmodia, omesso l'atto penitenziale e, secondo l'opportunità, il
«Signore, pietà» si dice, secondo le rubriche, il «Gloria a Dio nell'alto
dei cicli», e il celebrante dice l'orazione della Messa. 96. I Vespri, che
precedono immediatamente la Messa, si possono unire a essa allo stesso
modo delle Lodi mattutine. Tuttavia i Vespri delle solennità o delle
domeniche o delle feste del Signore che cadono in domenica, si possono
celebrare soltanto terminata la Messa del giorno precedente o del
sabato. 97. Quando invece l'Ora media, cioè
Terza, Sesta o Nona, o Vespri seguono la Messa, allora si celebra la Messa
come al solito fino all'orazione dopo la comunione compresa. Detta
l'orazione dopo la comunione incomincia senz'altro la salmodia di
quell'Ora. Nell'Ora media, terminata la salmodia, subito, omessa la
lettura breve, si dice l'orazione e la formula di congedo, come nella
Messa. Ai Vespri, finita la salmodia e omessa la lettura, si aggiunge
subito il cantico Magnificat
con la sua antifona e, tralasciate le intercessioni e il «Padre
nostro», si dice l'orazione conclusiva e si benedice il popolo. 98. Eccetto il caso della notte di
Natale, di regola si esclude l'unione della Messa con l'Ufficio delle
letture, perché la Messa stessa ha il suo ciclo di letture, che va tenuto
distinto dall'altro. Tuttavia, se qualche volta in qualche singolo caso
fosse necessario farlo, allora, subito dopo la seconda lettura dell'Ufficio con il suo
responsorio, omesso tutto il resto, ha inizio la Messa dall'inno «Gloria a
Dio nell'alto dei cicli», se si deve dire, altrimenti dall'orazione. 99. Se l'Ufficio delle letture si
dice immediatamente prima di un'altra Ora dell'Ufficio, all'inizio
dell'Ufficio delle letture si può premettere l'inno adatto a quell'Ora; al
termine dell'Ufficio delle letture si omette l'orazione e la conclusione,
e, nell'Ora che segue, si tralascia il versetto iniziale con il «Gloria al
Padre». ____________ COSTITUZIONE APOSTOLICA __________ 1) SC 90. 2) SC 91. 3)
Cf Lc 18, 1; 21, 36; 1Ts 5, 17; Ef 6, 18. 4) Cf SC 83. 5) Pio XII, Lett. enc.
Mediator Dei, 20.11.1947, n. 2:
AAS 39 (1947), p. 552. 6) SC 84. 7) Cf S. AGOSTINO, Enarrationes in ps. 85, n. 1: CCL
39, 1176. 8) SC 24. 9) Cf Ap 5,13.
____________ CAPITOLO I __________
1) Cf At 1, 14; 4,24; 12, 5.12; cf Ef 5,19-21. 2) Cf At 2, 1-15.
3) SC 83.
4) Lc 3, 21-22.
5) Lc 6, 12.
6) Mt 14, 19; 15, 36; Mc 6, 41; 8, 7; Lc 9, 16; Gv 6, 11.
7) Lc 9, 28-29.
8) Mc 7, 34.
9) Gv 11, 41 ss. 10) Lc 9, 18.
11) Lc 11, 1.
12) Mt 11, 25 ss; 4 10,21 ss.
13) Mt 19, 13.
14) Lc 22, 32.
15) Mc 1, 35; 6, 46; Lc 5, 16; cf Mt 4, 1 par.; Mt 14, 23.
16) Mc 1, 35.
17) Mt 14, 23.25; Mc 6, 46.48.
18) Lc 6, 12.
19) Lc 4, 16.
20) Mt 21,13 par.
21) Mt 14, 19 par.; Mt 15, 36 par.
22) Mt 26, 26 par.
23) Lc 24, 30.
24) Mt 26, 30 par.
25) Gv 12, 27 s.
26) Gv 17, 1-26.
27) Mt 26, 36-44 par.
28) Lc 23, 34.46; Mt 27, 46; Mc 15, 34.
29) Cf Eb7, 25.
30) Mt 5, 44; 7, 7; 26,41; Mc 13, 33; 14, 38; Lc 6, 28; 10, 2; 11, 9-22
40.46.
31) Gv 14, 13 s; 15,16; 16, 23 s.26.
32) Mt 6, 9-13; Lc 11, 2-4
33) Lc 18, 1.
34) Lc 18, 9-14.
35) Lc 21, 36; Mc 13, 33.
36) Lc 11, 5-13; 18, 1-8; Gv 14, 13; 16, 23
37) Mt 6, 5-8; 23, 14; Lc 20, 47; Gv 4, 23
38) Rm 8, 15.26; 1 Cor 12, 3; Gal 4, 6; Gd 20 39) 2 Cor 1,20; Col 3,
17 40) Eb 13, 15.
41) Rm 12, 12; 1 Cor 7,5; Ef 6, 18; Col
4, 2; 1Ts 5, 17; 1Tm 5,5; 1Pt 4, 7.
42) 1Tm 4,5; Gc 5, 15 s; 1Gv 3, 22; 5, 14 s.
43) Ef 5, 19s;Eb 13, 15; Ap 19,5. 44) Col 3, 17; Fil 4, 6;
1Ts 5, 17; 1Tm 2, 1.
45) Rm 8, 26; Fil 4, 6.
46) Rm 15, 30; 1Tm 2, 1 s; Ef 6, 18; 1Ts 5, 25; Gc 5,14.16.
47) 1Tm 2, 5; Eb 8, 6; 9, 15; 12, 24.
48) Rm 5, 2;Ef 2, 18; 3, 12.
49) Cf SC 83.
50) Cf LG 10. 51) S. AGOSTINO,
Enarrationes in ps. 85, n. 1: CCL 39, 1176. 52) Cf Lc 10, 21, quando
Gesù «esultò nello Spirito Santo e disse: "Io ti rendo lode, Padre"...».
53) Cf At 2, 42gr. 54) Cf Mt 6,6.
55) Cf SC 12.
56) Cf SC 83-84.
57) Cf SC 88. 58) Cf SC 94.
59) Cf PO 5.
60) CD 30.
61) SC 5.
62) Cf SC 83, 98.
63) SC 7.
64) Cf SC 10.
65) SC 33.
66) Cf SC 24.
67) Cf SC 33. 68) 1Ts 5, 17.
69) Cf Eb 13, 15.
70) SC 84.
71) SC 85.
72) Cf SC 83.
73) LG 50; cf SC 8, 104.
74) LG 48.
75) Cf Rm 8, 19. 76) Cf SC 83. 77) Cf Eb 5, 7. 78) Cf PO 6. 79) Cf LG 41. 80) Cf sotto, n. 24. 81) Cf PC 7.
82) SC 10.
83) SC 2.
84) Cf Gv 15, 5.
85) Cf SC 86.
86) Cf Ef 2, 21-22.
87) Cf Ef 4, 13.
88) Cf SC 2.
89) Cf SC 90; RB 19. 90) Cf PO 14; OT 8.
91) Cf SC 26.
92) Cf SC 41.
93) CD11.
94) SC 42; AA 10.
95) Cf SC 26, 84.
96) Cf AG 17. 97)
CD 15. 98)
Cf SC 100. 99) Cf PO 5. 100) Cf sotto, nn. 100-109. 101)
CD 33; cf PC 6, 7, 15; AG 15 102) Cf SC 99. 103)
Cf SC 100. 104)
Cf Gv 4, 23. 105)
Cf GE 2; AA 16. 106) Cf AA 11. 107) Cf PO 13. 108)
Cf SC 41; LG 21. 109)
Cf LG 26; CD15. 110) Cf PO 13.
111) Cf PO 5. 112)
Cf Gv 10, 11; 17, 20.23. 113)
Cf SC 90. 114) Cf LG 41.
115) Cf DV 25; PO
13. 116) Cf CIC, e. 276 §§ 2
e 3; SDO 27. 117)
Cf IOe 78b. 118)
Cf SC 95. 119)
Cf At 4, 32. 120) Cf SC 100. 121)
Cf SC 26, 28-30. 122)
Cf SC 27.
____________ CAPITOLO II __________ 1)
Cf Eb 3,7-4, 16. 2)
SC 89a, 100. 3) S. Basilio M., Regulae fusius tractatae, Resp.
37, 3: PG 31, 1014. 4) S. Cipriano, De oratione dominica, 35: PL 4,
561. 5) S. BASILIO M., Regulae..., cit.: PG 31,
1015. 6) Cf Sal 140, 2. 7) cassiano, De institutione coenob., III, cap.
3: PL 49, 124-125. 8) S. CIPRIANO, De oratione dominica, 35: PL 4,
560. 9) Pontificale Romano, Ordinazione del
vescovo, n. 14. 10) S. ambrogio, De officiis ministrorum, 1,20,88:
PL 16, 50; DV 25. 11) SC 89c. 12) L'edizione italiana
della Liturgia delle Ore presenta solo inni in latino con specifico
riferimento alla notte. Sono però adatti alla celebrazione anche quelli in
italiano. 13) Sermo Guelferbytanus, 5: PLS 2,
550. 14) L. cit.: PLS 2, 552. 15) Cf SC 89e. 16) Cf SC 38. L'edizione italiana ne contiene già alcune in più di quella latina.
| |||
|
PAGINA 1 DI 2 - PAGINA 2 |
PAGINA 1 DI 2 - PAGINA 2 | ||