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ARCIDIOCESI DI CAPUA

 

Omelia per S. Roberto Bellarmino

~ 17 settembre 2010 ~

 

Introduzione

 

Carissimi Presbiteri e Popolo di Dio,

il nuovo Anno Pastorale vede la Chiesa che è in Italia intenta a svolgere la riflessione, unita alla preghiera, sul tema molto impegnativo che è l’emergenza educativa. Il lavoro, con le sue tappe è scandito nel corso del decennio (2010-2020) e vedrà tutta la Chiesa Italiana desiderosa di svolgere la sua riflessione su questo tema, che coinvolge i diversi aspetti della vita umana, religiosa e sociale.

Già nella Nota Pastorale con cui si era concluso il Convegno Ecclesiale di Verona era detto:

«L’appello risuonato in tutti gli ambiti ci spinge ad un rinnovato protagonismo nel campo educativo. Ci è chiesto un investimento capace di rinnovare gli itinerari formativi, per renderli più adatti al tempo presente e significativi per le persone, con una nuova attenzione agli adulti».

Con il Papa Benedetto XVI consideriamo «che anima della educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile. Oggi la nostra società è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani uomini “senza speranza e senza Dio in questo mondo”, come scriveva l’Apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2, 12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell’ educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita» (Benedetto XVI, Lettera alla Diocesi di Roma e ala città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008).

La “speranza affidabile” la cui sorgente è la Risurrezione di Cristo; la fiducia grande dell’uomo, nella sua vita e nella sua capacità di amare; la consapevolezza del mistero del peccato e della tentazione, che indeboliscono la volontà, ma in Cristo possono essere vinti, sono il contributo specifico della visione cristiana all’educazione. Appare già da queste citazioni di testi come l’educazione è una delle sfide oggi più urgenti, che coinvolgono sia la società civile, che la Chiesa. l’intento ultimo è quello di realizzare una nuova umanità, una cristianità dal volto umano, che sa guardare con speranza verso il futuro.

Il Santo Padre, maestro nella fede e nell’umanesimo cristiano, con parole ricche di pathos educativo, così ci ricorda: «Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro di questa nostra città. Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica, ma anche morale. Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile...». Si parla perciò di una “emergenza educativa”, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. Nell’attuale contesto culturale e sociale la crisi può diventare una grande opportunità. Mentre avvertiamo le difficoltà del processo di trasmissione dei valori, di educazione delle giovani generazioni e di formazione permanente degli adulti, siamo chiamati a sostenere un compito allo stesso tempo difficile ed entusiasmante: cogliere i segni dell’azione dello Spirito, che apre orizzonti impensati, suggerisce e mette a disposizione strumenti nuovi per rilanciare con coraggio il servizio educativo.

Il Papa ci invita ad affrontare questa sfida senza paura: «Vorrei dirvi una parola molto semplice. Non temete! Tutte queste difficoltà non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna... chi crede in Gesù Cristo ha poi un ulteriore e più forte motivo per non avere paura: sa infatti che Dio non ci abbandona, che il suo amore ci raggiunge là dove siamo e così come siamo, con le nostre miserie e debolezze, per offrirci una nuova possibilità di bene» (Benedetto XVI, Lettera alla Diocesi di Roma e ala città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008).

Da queste giuste riflessioni del S. Padre emerge tutto il potenziale di bene per il criterio educativo e come la Chiesa deve svolgere il ruolo di agenzia educativa, fattore primario nel percorso creativo e formativo delle nuove generazioni.

 

Gesù illumina il mistero dell’uomo

 

Gesù è il Divino Maestro, dialoga con l’uomo della storia, ne conosce tutti i segreti, sa tutto quello che è nel suo cuore. Fa emergere dal profondo dell’anima il mistero della identità umana, il segreto recondito dell’anima. Diventa insegnamento e criterio di vita. Gesù Maestro svela l’uomo a se stesso e rivela la vera libertà, quella delle Beatitudini.

«Vedendo le folle, Gesù salì sul  monte: si pose a sedere, si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia...”» (Mt 5, 1-7). Nel Discorso della montagna il Signore formula una grande lezione di vita. Partendo dal vissuto quotidiano, dalle sofferenze e dal dramma delle occasioni, indica il risultato finale, le condizioni presenti, lo stato d’animo, una profonda lezione di vita, che continua nel tempo. Gesù insegna molte cose, molte verità che toccano la vita concreta, le situazioni esistenziali. C’è un atteggiamento di affezione all’umano, perché entra il Signore con un rapporto simpatico con l’uomo, lenisce le sofferenze, provando compassione.

«Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose» (Mc 6, 34).

Il Signore è Maestro, ha i suoi discepoli, gli Apostoli e tanta folla che lo segue. La sua Parola non tocca solo l’intelligenza, ma anche il cuore e la vita. È un insegnamento fecondo, profondo. È risposta all’umano, alle sue esigenze. Non scivola, ma tocca il cuore, perché vi è una corrispondenza della sua Parola con la ricerca e il desiderio del cuore.

Il primo approccio alla verità avviene quando questa è avvertita come risposta alle esigenze di giustizia e di conoscenza, come risposta all’attesa.

Stupore e gioia si rivelano in questo incontro.

Preso da gioia incontenibile, S. Agostino esclama: «Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e ti cercavo...mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace» (S. Agostino, Confessioni).

Sono queste parole la risonanza interiore di una Verità resa persona che dialoga con l’uomo e svela l’uomo a se stesso. S. Agostino afferma che la Verità è Dio stesso, che Dio si trova nell’interno dell’uomo.

«Non uscire da te, ritorna in te stesso, nell’intimo dell’uomo abita la verità; e se troverai mutevole la tua natura, trascendi anche te stesso» (S. Agostino, De vera Religione, 39).

Il Signore stesso ha dato ai discepoli il senso profondo della verità resa persona. Non soltanto come contenuto oggettivo, ma anche come metodo di ricerca e di incontro con la stessa verità.

«Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?” Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita”» (Gv 14, 5-6).

Soltanto il Signore ha potuto dire di sé: “Io sono la verità”. Gli altri affermano segmenti, barlumi di verità. In questa espressione del Signore vi è una identità Io = Verità. La verità non è mai una idea, non una somma di idee che formano una ideologia. Cristo è Verità incontrabile, resa sensibile, evidente. Non è quindi un pensiero, ma è persona. Quante volte nell’esperienza umana abbiamo incontrato frammenti di verità, ideologie, che sono state per noi evidenza di verità, che ci hanno conquistato con l’apparente assolutezza. Siamo stati affascinati e conquisi, pensando di aver trovato verità piene, significato definitivo, l’inizio per decifrare il tutto, in modo da recuperare credibilità. Poi ci siamo accorti che era soltanto parvenza, illusione senza sostegno per la credibilità del tutto.

Gesù allora diviene il Maestro che insegna, illumina, che dà senso alla nostra vita, che da lui prende significato. Egli è la Parola sempre attuale, che mai viene meno e tramonta. Egli è la vera Luce sul mistero dell’uomo.

«E’ Lui il Maestro alla cui scuola riscoprire il compito educativo come altissima vocazione alla quale ogni fedele, con diverse modalità, è chiamato». «Con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo» per cui chi segue Cristo si fa lui pure più uomo. Gesù Cristo diventa così la Via che apre ciascuno alla piena realizzazione di se stesso secondo il disegno di Dio. Egli è la Verità che rivela l’uomo all’uomo e guida il suo cammino di crescita nella libertà. È Lui la Vita, perché in Gesù ogni uomo trova il senso ultimo del suo esistere e del suo operare: la piena comunione di amore con Dio nell’eternità.

 

La Chiesa Discepola, Madre e Maestra

 

La Chiesa è il luogo e il segno della presenza di Cristo nella storia umana. Il Proemio della Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo ci ricorda l’intima unione della Chiesa con l’intera famiglia umana.

«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia» (GS 1).

La Chiesa è attenta ai sentimenti profondi dell’umanità, è attenta a tutto l’umano, è formata da uomini costituiti in unità e comunione per il dono dello Spirito, vive una esperienza di pellegrinaggio nel tempo, ad essa è stato affidato un messaggio di salvezza che deve essere riproposto agli altri. La Chiesa continua ad essere realmente e intimamente solidale con il genere umano e la sua storia. È un brano di grande spessore antropologico e spirituale, ricco di tensione di fede e di fiducia in Dio e nell’uomo. È un brano sempre attuale in cui la pedagogia di Dio aiuta l’umanità fragile, donandole speranza.

La Chiesa «prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» (S. Agostino, De Civitate Dei). Così S. Agostino si esprimeva nella considerazione dei mali, che affliggevano la società antica tra la fine di una epoca storica illuminata da splendore di gloria e il lento inesorabile declino verso la decadenza storica e sociale.

Una icona meravigliosa della Chiesa in cui si manifesta l’essere discepola, madre e maestra è data dalla descrizione che ne fanno gli Atti degli Apostoli, ricordando il rapporto educativo tra Apostoli e la Chiesa del tempo.

«Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo» (At 2, 42-47).

Vi è un notevole senso educativo da queste espressioni vive tratte dalla vita quotidiana della prima comunità di fede. Vi è l’assiduo e fruttuoso ascolto della Parola di Dio, vi è l’azione liturgico-sacramentale, vi è la imitatio Christi con la condivisione dei beni materiali, vi è la grazia del Risorto Signore, che pervade la vita con un senso di ottimismo e di serenità, vi è la trasmissione dell’esperienza nella lode e nell’esempio fraterno, che costruisce la comunità.

La Chiesa è santificata per il Dono dello Spirito

 

La Chiesa è il grembo di Grazia che dà la vita mediante i Sacramenti. Il Battesimo segna l’inizio della vita nuova. Si è inseriti in Cristo, sul fondamento della fede, vivendo e testimoniando le virtù teologali: fede, speranza, carità. Il Battesimo è l’inizio del percorso cristiano ecclesiale, per cui possiamo essere accolti come figli di Dio.

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale  grida: “Abbà, Padre!”. Quindi non sei più schiavo, ma figlio, e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio» (Gal 4, 4-7).

Il percorso spirituale continua con gli altri Sacramenti specie quelli della Iniziazione Cristiana.

Occorre riprendere il tema della Iniziazione Cristiana, connessa al tema della responsabilità primaria della comunità cristiana del primo annuncio, degli itinerari di preparazione al Battesimo e della conseguente mistagogia, di quella dei fanciulli e dei ragazzi,del rapporto con la liturgia e la carità  e della missione nella vita della comunità cristiana, del coinvolgimento della famiglia, della catechesi mistagogica per i giovani e della catechesi degli adulti quale impegno di formazione permanente.

Ogni criterio educativo alla fede deve essere posto a partire dalla Iniziazione Cristiana, ricordando che l’evangelizzazione è il compito primario della Chiesa.

Durante quest’Anno come motivo di studio e di analisi della situazione Diocesana riprenderemo il testo del Documento base, anche alla luce della lettera della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi:”Annuncio e catechesi per la vita cristiana”.

Faremo due giornate di studio, di riflessione e di propositi operativi per la evangelizzazione, ad intra e ad extra, che rimane fondamentale come scelta in questo decennio pensoso sulla emergenza educativa.

Occorre ripartire dalle fonti della catechesi che sono la Sacra Scrittura, la liturgia, le opere del creato. Anche il contesto sociale va guardato con gli occhi della fede: esso non è solo lo spazio in cui annunciare la parola di Dio, ma anche il luogo teologico in cui Dio si manifesta, attraverso i segni dei tempi.

Il tutto deve orientarci alla persona di Gesù Cristo e al suo messaggio di liberazione dell’uomo.

 

Riflessioni

 

Desidero porre alcune riflessioni su altri temi quali la Chiesa comunità, la missione come annuncio ai lontani, la carità sociale.

La Chiesa è comunità educante, perché è depositaria della verità di Dio. Educa i singoli fedeli ed educa il popolo. Educa attraverso la Parola, i Sacramenti e i segni di carità. Lo Spirito Santo, anima della Chiesa è il soffio vitale di grazia, che genera nuova vita ed unisce tutti nell’unità e nella comunione. La Chiesa comunione è una realtà che è e diviene sempre più per il dinamismo dello Spirito, che genera santità e virtù.

La missione è caratteristica della Chiesa, che è inviata ad annunciare il Vangelo ai vicini e ai lontani, educando ad una fede adulta e responsabile.

La Parola di Dio deve diffondersi fino ai confini della terra, perché il Cristo sia riconosciuto Signore dell’universo.

La Carità è il segno forte della formazione secondo lo Spirito: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cembalo che strepita. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla» (1Cor 13, 1-2).

Con la sua opera educativa la Chiesa intende essere testimone dell’amore di Dio nell’offerta di se stessa; nell’accoglienza del povero e del bisognoso; nell’impegno per un mondo più giusto, pacifico e solidale; nella difesa coraggiosa e profetica dei diritti di ogni uomo, in particolare dello straniero, dell’immigrato e dell’emarginato; nella custodia di tutte le creature e nella salvaguardia del creato.

Invoco su tutti voi la Benedizione del Signore, la Protezione di Maria Santissima e dei Santi Protettori della nostra Chiesa Diocesana.

Il Signore benedica le Comunità Parrocchiali, con i Parroci e i Presbiteri, i Diaconi e i fedeli e dia a tutti fervore di vita e santità.

Amen.

 

Bruno Schettino
Arcivescovo