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CONCLUSIONE |
La basilica di Sant'Angelo in Formis è tappa obbligata
per gli studiosi dell'arte romanica per il
vasto ciclo di affreschi conservati. Essi vi cercano lo stile, i colori, le
assonanze o dissonanze con altricicli, la tecnica ripetitrice o innovatrice, il
"proprium" dell'artista campano ed il "proprium" di quello orientale, i richiami
delle miniature, individuare le voci
bizantine che di volta in volta si innestano sulla tessitura base della pittura
campana o, viceversa, trovare le voci campane che di volta in volta si innestano
sulla tessitura
base della pittura orientale.
Il credente, al di là dell'esperienza artistica, vi trova il messaggio di Dio.
Il ricco programma svolto dalle pitture è
contraddistinto dal messaggio di salvezza e denota una mente in pieno accordo
con la rinascita culturale e religiosa svolta da Montecassino per volere di
Gregorio VII e ( nel nostro caso) basata sulla funzione dell'arte secondo
Gregorio Magno ed alcuni Concili. Cosi si esprimeva Gregorio Magno: "La pittura
si impiega nelle chiese affinché coloro che non sanno leggere leggano almeno
sulle pareti, vedendo, le
stesse cose che non saprebbero leggere sui libri". Il Concilio di Arras nel 1023
riba-diva: "Gli letterati riguardino ed apprendano in qualche modo mediante la
rappresentazione delle pitture ciò che non sono in grado di intendere mediante
la parola scritta ".Qui la Bibbia "pietà" o pauperum" narra il dramma
dell'umanità dalle sue origini alla sua fine illuminato dalla Parola il Cristo
dell'abside centrale circondato dai quattro evangelisti e l'invito di S.
Benedetto: "ausculta o filio precepta magistri et inclina aurem cordis") e
confortato dalla speranza nel risto (della controfacciata d'ingresso) giudice
che non è venuto a condannare ma a redimere. La drammaticità degli affreschi
tifatini, sempre esaltata dagli studiosi, non è affidata a movi-menti esteriori
ma traspare dai volti caratterizzati da grandissimi occhi sperduti nella
contemplazione e si concentra nella intensità degli sguardi.
Questa summa di storia sacra trasmessa attraverso un linguaggio pittorico, accessibile a tutti, che comunica con i monaci, i laici, soprattutto con i non dotti, è rigorosamente dommatica e didascalica. Il Cristo dell'abside ed il Cristo del giudizio sono un unicum. Il primo è la divinità prima del tempo, "l'alfa e l'omega"; il secondo chiude il tempo, "non c'è più tempo". La Parola rivolta a tutti,sovrani e religiosi compresi. Il cammino da seguire è indicato dai giusti dell'antico testamento, proclamato dai profeti, illuminato dai miracoli e dalla vita di Gesù, testimoniato dai santi e dalle sante. Cammino che ha come conclusione il ritorno a Cristo "primus et novissimus".
Quando entri nella chiesa è Lui che ti parla e tu ascolti;
quando ritorni a casa davanti a tè ti si
porge l'aldilà dove il dramma è superato e tu sei redento; tu porti con tè
questa visione. Quando
entri nella chiesa ti senti avvolto e coinvolto dal Cristo solenne dell'abside
ed istintivamente ti poni nell'atteggiamento di ascolto; davanti a tè passa
tutta la storia
della salvezza, la tua storia; tu ascolti le parole di Gesù all'adultera
"neanche io ti condanno" e pieno di gioia esclami con Tommaso "mio Signore".