Orientamenti
per l’Anno Pastorale 2009/2010
Generati per essere
una Comunità
che
Testimonia la Vita Nuova

Lo scorso anno
pastorale tutta la Chiesa è stata attenta ad approfondire la persona e
l’insegnamento dell’Apostolo delle genti, in occasione dell’Anno
Paolino, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI per celebrare il
bimillenario della nascita di san Paolo. Tante le iniziative
e gli eventi posti in essere e non solo a livello ecclesiale. Anche la
nostra comunità parrocchiale si è messa alla scuola dell’Apostolo “per
ascoltarlo e apprendere da lui, quale nostro maestro, la fede e la
verità” ma soprattutto per mettersi in ascolto della Parola di salvezza
giunta a noi attraverso le sue lettere. In particolare ricordiamo la
Settimana Biblica parrocchiale nella prima di settembre sulla
Lettera agli Efesini, la partecipazione alla Settimana Biblica
diocesana, gli incontri di formazione sull’epistolario
paolino, la Settimana Eucaristica di ottobre, il cammino
quaresimale tutto incentrato sulla meditazione della Lettera ai
Filippesi, i pellegrinaggi sulle orme dell’Apostolo Paolo in
Grecia, a Roma, a Pozzuoli, la Mostra itinerante Sulle vie di Damasco.
Eccoci ora ad
intraprendere un nuovo Anno Pastorale.
Iniziato in
parrocchia il 14 settembre 2009, Festa dell’Esaltazione della Santa
Croce, sarà caratterizzato dall’accoglienza della Lettera di San
Giacomo Apostolo. Già letta nella Settimana Biblica del settembre
scorso, per tutto l’anno la mediteremo, di essa approfondiremo i temi
fondamentali, con essa pregheremo e ci verificheremo: a partire da essa
ripenseremo la nostra vita, le nostre famiglie, la nostra comunità, le
nostre relazioni, il nostro impegno nella costruzione della città degli
uomini.
Terremo presenti
però anche le indicazioni che ci vengono dalla chiesa universale e
locale come pure da quella italiana. In particolare sottolineo: l’Anno
Sacerdotale indetto dal Papa (19 giugno 2009 - 11 giugno 2010), la sua
Lettera Enciclica “Caritas in veritate” sullo sviluppo umano integrale,
del 29 giugno scorso, le indicazioni del nostro arcivescovo sulla vita
sacerdotale e quelle dell’episcopato italiano sul tema della sfida
educativa.
Per la capacità di parlare con
tanta autorevolezza, nella sua Lettera, della vita nuova che sgorga dal
Cristo risuscitato, san Giacomo è considerato l’Apostolo del Tempo
pasquale.
Afferma Benedetto
XVI:
“Si tratta di uno
scritto assai importante, che insiste molto sulla necessità di non
ridurre la propria fede a una pura dichiarazione verbale o astratta, ma
di esprimerla concretamente in opere di bene. Tra l'altro, egli (san
Giacomo) ci invita alla costanza nelle prove gioiosamente accettate e
alla preghiera fiduciosa per ottenere da Dio il dono della sapienza,
grazie alla quale giungiamo a comprendere che i veri valori della vita
non stanno nelle ricchezze transitorie, ma piuttosto nel saper
condividere le proprie sostanze con i poveri e i bisognosi (cfr Gc
1,27)”. E aggiunge:
“Così la lettera
di san Giacomo ci mostra un cristianesimo molto concreto e pratico. La
fede deve realizzarsi nella vita, soprattutto nell’amore del
prossimo e particolarmente nell’impegno per i poveri”
(Udienza del 28 giugno 2006).
Dalla Lettera
veicoliamo lo slogan dell’anno: “…Come
una primizia:
Generati per essere una Comunità
che
Testimonia la Vita Nuova”.
In essa infatti leggiamo: “Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature” (Gc 1,18).
Qui Giacomo parla
della creazione escatologica, di cui i cristiani, grazie al dono del
Battesimo, sacramento della rinascita, sono la primizia. Qui troviamo,
secondo Giovanni Paolo II, chiaramente
espressa
l’identità
del cristiano.
Nel commentare
questo versetto l’amatissimo papa così si esprimeva:
“Il cristiano è dunque una creatura del tutto
speciale di Dio, perché, mediante la grazia, egli partecipa della stessa
vita trinitaria; il cristiano è un dono dell’Altissimo al mondo: egli
discende dall’alto, dal Padre della luce! Non poteva essere meglio
descritta la mirabile dignità del cristiano e anche la sua
responsabilità! Il cristiano perciò deve impegnare a fondo la sua
volontà e vivere con coerenza la sua vocazione… La sua missione è
estremamente delicata, perché deve essere il lievito nella società,
la luce nel mondo, il sale della terra. Il cristiano si convince ogni
giorno di più della difficoltà enorme del suo impegno: egli deve andare
contro corrente, deve testimoniare verità assolute ma non visibili, deve
perdere la sua vita terrena per guadagnare l’eternità, deve rendersi
responsabile anche del prossimo, per illuminarlo, edificarlo, salvarlo.
Ma egli sa di non essere solo. Quello che Mosè diceva al popolo ebraico,
è immensamente più vero per il popolo cristiano: “Quale grande nazione
ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a
noi ogni volta che lo invochiamo?” (Dt 4,7). Il cristiano sa che Gesù
Cristo, il verbo di Dio, non solo si è incarnato per rivelare la verità
salvifica e per redimere l’umanità, ma è rimasto con noi su questa terra
rinnovando misticamente il Sacrificio della Croce mediante l’Eucaristia,
e diventando cibo spirituale dell’anima e compagno nella strada della
vita”. E concludeva: “Ecco chi è il cristiano: una primizia delle
creature di Dio, che deve mantenere pura e senza macchia la sua fede
e la sua vita” (Giovanni Paolo II, 1 settembre 1979).
La primizia è ciò
che matura prima, è il primo frutto dell’albero. Ci sarà una nuova
creazione e un giorno tutto sarà nuovo. Dio farà nuove tutte le cose;
anche i cieli e la terra saranno da Lui fatti nuovi. Di questa nuova
creazione i cristiani sono la primizia: primizie per grazia, resi
partecipi della natura di Dio, della sua santità, della sua verità, del
suo amore. Essi, generati in Cristo, l’Uomo Nuovo in assoluto, dal quale
ogni novità prende inizio, con la loro vita sono chiamati a rendere
presente e anticipare il compimento del Regno, regno di verità e di
vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di
pace.
Dalla Lettera appare con grande
evidenza che il cristianesimo, perennemente esposto al grande pericolo
di essere considerato un sistema di pensiero, una dottrina, un complesso
di verità, un elaborato di altissimi concetti, per san Giacomo è,
invece, prima di tutto vita. La fede è vita. È l’unica vita possibile ed
è la vita che siamo chiamati a vivere in ogni manifestazione, relazione,
momento, circostanza della nostra esistenza terrena in vista
dell’eternità. Portare Cristo in ogni aspetto della nostra
esistenza, liberandola da ogni forma di morte, rendendola così, nuova e
bella: è questa la santità! Il mondo ha bisogno di vedere questa novità
e bellezza, ha bisogno di vedere la bellezza della fede che
professiamo e questa bellezza deve vederla nella concretezza
della vita. Il mondo ha bisogno di vedere concretamente la bellezza
della nostra sequela di Cristo. La vita cristiana è bella! Se la nostra
fede non manifesta questa bellezza non serve al cristiano e tanto meno
serve al mondo.
In quest’Anno Pastorale accostandoci a questo scritto
del Nuovo Testamento potremo cogliere preziose indicazioni per un
approfondimento della nostra fede, una maggiore coscienza delle sue
esigenze e una conseguente verifica, a più livelli, della nostra vita
cristiana.
In particolare, a partire dalla Lettera e tenendo
presenti gli orientamenti offertici dal magistero a cui sopra ho fatto
riferimento, tenteremo una riflessione su alcuni dei seguenti temi:
La Chiesa Sacramento di
salvezza; i Sacramenti dell’Iniziazione cristiana; la Parola di Dio nel
cammino di conversione; i presbiteri e il ministero di santificare: l’Anno
sacerdotale; la famiglia luogo di
generazione alla fede;
l’identità
cristiana; i cristiani nel mondo: sale,
luce, lievito: la Lettera a Diogneto; la comunità cristiana;
le relazioni tra i cristiani;
la bellezza della fede; la testimonianza; la
vita nuova come vita altra e anticipo della vita eterna; la fede e le
opere: la carità; i poveri; l’impegno per la giustizia; il bene comune;
la cittadinanza attiva; la Dottrina Sociale della Chiesa: l’Enciclica
Caritas in veritate.
L’espressione “...Come una primizia: Generati
per essere una comunità che testimonia la vita nuova” vuole in qualche
modo tenere insieme tutti questi elementi offrendo a ciascuno la
possibilità di fare una sintesi nella propria vita a livello personale e
comunitario.
A tutti auguro un anno fecondo di bene.
Il Signore ci benedica e ci doni la sua pace.
Vitulazio,
1 ottobre 2009
Memoria di S. Teresa di Gesù Bambino
Il
tuo parroco
don Pietro Lagnese
